In queste ultime settimane di campagna elettorale, il settore dell’autoha fatto un sobbalzo, nel senso che ha partorito una serie di proposte rivolte ai candidati premier. Merito dell’Aci, che ha dato alla luce 10 idee per risollevare il «motore» dell’economia che la crisi e il disinteresse del governo uscente hanno mandato in panne. Intenzione dell’Automobile club d’Italia, attraverso il suo presidente Angelo Sticchi Damiani, è di portare il dibattito politico sul tema, presentando una sorta di decalogo. La ricetta dell’Aci, se messa in atto, dovrebbe consentire a 34 milioni di automobilisti di risparmiare 26,8 miliardi di euro (quasi 6 volte il gettito garantito dall’Imu sulla prima casa). Fondamentale, però, è che l’auto, vista la sua importanza, entri nel dibattito politico. «È possibile ridurre la spesa annuale per l’auto da 3.500 a 2.800 euro – spiega Sticchi Damiani – e a queste cifre aggiungiamo l’ulteriore risparmio di 850 euro di superbollo per i 20mila intestatari di supercar; suopera così i 1.00 euro il beneficio per 25 milioni di famiglie che posseggono, in media, 1,5 vetture. Chi ignorerà, tra i candidati, questo nostro “manifesto” ne risponderà a 34 milioni di elettori».
Ecco le dieci proposte: 1) sostituire l’attuale Codice della strada con il Codice dei Conducenti; 2) una patente «a livelli» per le auto più potenti; 3) corsi di rieducazione stradale per il recupero dei punti della patente; 4) abolizione del superbollo e riforma della tassa di possesso in base alle emissioni di CO2; 5) rimodulazione delle accise sui carburanti; 6) riforma dell’Rc per prevenire le frodi e contenere i costi; 7) destinare i proventi delle multe alla mobilità ed escluderli dal Patto di stabilità; 8) aumento dei mezzi pubblici, rendendoli più efficienti allo scopo di far rinunciare all’auto in città; 9) più infomobilità a livello locale; 10) istituzione di una cabina di regia della mobilità per il territorio. «Senza una strategia governativa – ha aggiunto il presidente dell’Aci – il comparto non sopravviverà: nell’ultimo anno hanno chiuso 350 concessionari e oltre 10 mila sono i posti di lavoro tuttora a rischio. La mole di imposte sulla mobilità fa sborsare alle famiglie più di 60 miliardi di euro ogni anno. E invece la leva fiscale deve essere uno strumento di rilancio per il settore automobilistico e non un elemento che ne compromette l’esistenza».
Ecco allora, per quanto riguarda il punto 4 (superbollo e tassa di possesso), la proposta che di ricalcolo del bolo in base alla quantità di CO2 emessa, anche per favorire il ricambio dei veicoli più obsoleti (paga di più chi sporca di più, in pratica). Sul tema accise, poi, l’Aci sollecita la loro rimodulazione da collegare a un efficace sistema di sterilizzazione dell’Iva per compensare i rialzi del petrolio.

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