Mala tempora currunt. Case costruttrici e concessionari di auto se ne sono accorti da tempo. Ma se sperano che la situazione possa migliorare da qui a qualche mese, si sbagliano di grosso. Qualche timido segnale di ripresa si poteva intravedere, per questo 2013, soprattutto nell’ultimo periodo dello scorso anno, tant’è che in occasione della conferenza stampa di apertura del Motor Show di Bologna, il Centro studi Promotor aveva azzardato, con eccessivo ottimismo, che nel 2013 il mercato italiano delle autovetture avrebbe potuto risalire a 1.550.000 immatricolazioni, con un incremento del 10,7% sul livello estremamente depresso del 2012. Lo scenario macroeconomico è invece peggiorato e, come temeva la stessa Promotor, l’attesa boccata d’ossigeno non arriverà. Le stime per il 2013 che Confcommercio ha presentato nei giorni scorsi, in occasione dell’annuale Forum di Cernobbio, sono impietose e nerissime: ancora più male del previsto il Pil del Paese, a livelli record (e vergognosi, aggiungo) la pressione fiscale, consumi in ulteriore contrazione. Recessione, recessione e recessione, dunque. Che vuol dire nessuna propensione all’acquisto da parte delle famiglie, ben più impegnate a garantirsi la pagnotta quotidiana piuttosto che pensare all’acquisto di una nuova automobile. Inevitabili, a questo punto, nuovi fallimenti e chiusure di esercizi legati al settore. Stringere i denti è diventata un’impresa. E la mancanza di certezze anche dal punto di vista istituzionale, con l’armata grillina che vede l’auto come il fumo negli occhi, non fa altro che accelerare il verificarsi dell’irreparabile. In giro soldi non ce ne sono. Una via d’uscita, però, dovrà pur esserci.