Il tema Iva è di estrema attualità. Il governo è consapevole di aver ripreso tra le mani una patata bollente. L’invito che rivolgo é di lasciare l’Iva sulle auto al livello attuale, cioè al 21 per cento, e di non toccare quella che grava sui carburanti (le ripercussioni sui prezzi sarebbero devastanti per l’effetto, considerate le accise, della tassa sulla tassa) e sul resto dei prodotti che appartengono alla filiera: pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, manutenzione e riparazioni.
Il ritocco verso l’alto deprimerebbe ulteriormente una domanda di auto bassissima, ridurrebbe i consumi di carburante, causerebbe seri problemi di sicurezza per il caro-manutenzione. Tutte queste situazioni negative determinerebbero, poi, una nuova diminuzione delle entrate fiscali per lo Stato. Il harakiri, che più volte abbiamo evocato, si perpetuerebbe.
E ora il tema eco-bonus. Il governo ne ha dispensati per alcuni comparti allo scopo di rilanciare l’economia e favorire la ripresa dei consumi. L’auto, nonostante l’importanza del settore, non è stata minimamente sfiorata. Da notare che nello stesso giorno in cui sono stati annunciati gli eco-bonus, il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha incontrato i vertici del gruppo Fiat. Sul tavolo, oltre al mantenimento in Italia della struttura produttiva del Lingotto, ci sarebbe stato anche il tema della crisi dell’auto, argomento che – a mio parere – avrebbe dovuto essere invece affrontato a livello collegiale, cioé alla presenza anche degli importatori e concessionari. Per par condicio.
Il rischio è, se ci sará in futuro qualche novità in direzione dell’auto, che si pensi si tratti del solito aiuto, l’ennesimo, al gruppo di Torino. E di nuove polemiche l’Itala (e Marchionne) non ne ha proprio bisogno.

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