Mobilità a motore (auto e moto) e mobilità a pedali (biciclette) possono e devono andare d’accordo. È tutta questione di educazione e buon senso. A Missione Mobilità, evento che si e svolto recentemente a Roma, si è assistito a un interessante confronto tra le due parti. Una delegazione dell’associazione Salvaiciclisti, ospite della due giorni di dibattiti, ha presentato il suo manifesto “Facciamolo meno, facciamolo meglio”, nel quale si invitano gli automobilisti a rinunciare alla guida almeno un giorno alla settimana, a rispettare il Codice della strada, quindi a non parcheggiare in doppia fila o dove si è di intralcio. E, ancora, a rispettare sempre i pedoni e i ciclisti, definiti ome “gli anelli fragili della mobilità”.
Alfredo Giordani, portavoce del gruppo, si è lamentato che, quando è obbligato a condurre la sua macchina e siccome osserva scrupolosamente il Codice della strada, sente alle sue spalle lo strombazzare di chi ha fretta di passare e se ne infischia se in quel tratto di strada vige il divieto di sorpasso o c’è un limite di velocitá.
Come non dar ragione a Giordani: la disciplina e il rispetto delle regole sono requisiti fondamentali per gli utenti della strada. Guidare con coscienza, inoltre, rende il traffico meno nervoso, non stressa, previene gli incidenti ed evita un ulteriore appesantimento dei costi sociali derivati dall’elevata sinistrosità stradale.
Tutto vero, dunque, ma lo stesso discorso vale all’inverso. Nel senso che anche i ciclisti sono chiamati, come gli automobilisti e i motociclisti, a rispettare le regole più elementari. Allora, non sfreccino più pericolosamente sui mariarcapiedi, la smettano di non rispettare il semaforo rosso e i sensi unici, evitino di tagliare la strada a chi guida. La finiscano, insomma, di pensare che hanno sempre ragione. E i vigili urbani comincino a richiamarli all’ordine, comportandsi come fanno abitualmente con chi è al volante di un’auto o in sella a una moto.
In conclusione, chi tutela auto e moto, come Missione Mobilità, e chi fa altrettanto con chi pedala (Salvaiciclisti) sensibilizzi i rispettivi bacini di utenza a comportarsi con maggiore responsabilità e coscienza. Auto, moto e bici si adoperino e tirino fuori idee concrete, ma non demagogiche, a favore di una mobilità che rispetti le esigenze e il diritto alla libertà di movimento di ogni citttadino.

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