Il Motor Show di Bologna 2013 è stato annullato per mancanza di adesioni. La decisione sofferta di Gl events, nonostante l’impegno profuso dall’amministratore delegato per l’Italia, Giada Michetti, era nell’aria da tempo. Inutile dire che il Motor Show, da qualche anno, era una sorta di “dead show walking”. Ora la resa e la possibile abdicazione, obtorto collo, all’ex patron Alfredo Cazzola, pronto a portare in Fiera a Milano una nuova formula di Salone internazionale dell’auto.
Ma chi ha ucciso il Motor Show, allo stato dei fatti l’unico Salone italiano dell’automobile? Le case automobilistiche sono chiamate a un profondo esame di coscienza: tutte, italiane e non. E’ vero che c’è la crisi, che non si vendono automobili, che i concessionari chiudono, che il governo continua a non fare nulla – nonostante qualche promessa – per ridare ossigeno al settore. Ma forse era proprio questo il momento, approfittando dell’appuntamento di Bologna, di presentarsi uniti, compatti e arrabbiati davanti all’opinione pubblica allo scopo di rivendicare il peso dell’automotive e palesare la sofferenza di migliaia di lavoratori costretti, dall’ottusità del governo attuale e dalle scelte sbagliate di quello precedente che continuano ad arrecare danni (superbollo), ad abbandonare officine e show room.
Salvare il Motor Show, a costo di forti sacrifici, e mantenere in vita il Salone dell’auto, insomma, sarebbe servito per dare un segnale concreto sul fatto che il mondo delle quattro ruote è vivo e basta poco per ridargli vigore. E poi c’è l’ipotesi suicidio. L’organizzazione bolognese, in questi anni di crisi e quando si è accorta che la macchina cominciava a scricchiolare, ha cercato di sopperire al graduale disimpegno dei costruttori attraverso iniziative collaterali, soprattutto basate sull’ambiente e sull’innovazione. Ma non è bastato. Forse è mancato quello spunto di vera novità, rispetto ai soliti canovacci, capace di imprimere quella svolta che non è arrivata. Quale novità? Se rinascerà il Salone dell’automobile di Milano, dovrà essere il buon Cazzola a svelarla. Ci vuole un guizzo, insomma. Prendendo magari come esempio il sempre più importante Salone milanese del mobile e del design, da qualche anno molto frequentato, con gli eventi del FuoriSalone sparsi per le vie modaiole della metropoli, da costruttori di auto e moto, a scapito proprio del Motor Show. Riportare le quattro ruote in mezzo alla gente e non aspettare la gente sugli stand. Potrebbe essere questa la chiave di volta. Quella vincente.

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