L’amico e collega Luciano Barile mi scrive dalla Germania. Vi sottopongo la sua riflessione.

Mai sinora in Germania un capo di governo aveva inaugurato una fiera di biciclette. L’ha fatto per la prima volta lo scorso agosto la cancelliera Angela Merkel tagliando il nastro della fiera Eurobike di Friedrichshafen sul lago di Costanza. Un evento che è stato subito interpretato come il segno dell’importanza che la bicicletta è andata ultimamente conquistando come mezzo di locomozione urbana. All’Eurobike la Merkel – altrimenti sempre pronta a spezzare una lancia in difesa degli interessi dell’industria automobilistica tedesca – era arrivata a dire che “la Germania è anche una nazione di biciclette” e che in futuro questo settore con complessivi oltre 300mila addetti e con un fatturato di 5 miliardi di euro sarà un non trascurabile fattore economico. Le prospettive di crescita sono ottime anche grazie alla “E-Bike”, la bicicletta elettrica, destinata ormai a modificare la mobilità delle città del futuro.

E’ ormai dal 1997 in seguito ad una modifica del codice della strada che i Comuni tedeschi hanno la possibilità di consentire ai ciclisti di percorrere determinate strade a senso unico contromano. Quello che all’inizio era stato considerato soltanto come un esperimento – terminato dopo quattro anni senza che si fosse verificato un rilevante aumento degli incidenti – è oggi una realtà che a nessuno verrebbe in mente di contestare, almeno in via di principio. Il partito dei Verdi vorrebbe addirittura una generalizzazione della regola, ma i due grandi partiti popolari tedeschi, Cud-Csu e Spd, sono più favorevoli a una serie di prammatiche iniziative in grado d’indurre progressivamente un sempre maggior numero di persone a lasciare l’auto in garage o al parcheggio e a usare la bicicletta. Favorevoli soprattutto all’apertura di un certo numero di strade a senso unico in modo che i ciclisti andando contromano possano arrivare più facilmente alla loro meta evitando le grandi arterie del traffico urbano. Ed è stato così che nell’ultimo decennio in tutte le grandi città della Germania si sono moltiplicati a vista d’occhio i cartelli raffiguranti una bicicletta con due frecce, che posti sotto la vecchia insegna Einbahnstrasse (strada a senso unico), consentono alle biciclette con o senza motore elettrico (e ovviamente anche al triciclo del disabile) di percorrere la strada in ambedue i sensi. La condizione “sine qua non” è che la strada a senso unico abbia una larghezza non inferiore ai 3,2 metri e che abbia il limite di velocità dei 30 chilometri orari. Oggi la maggior parte delle strade a senso unico nelle grandi città tedesche è “Radfahrer frei”, vale a dire del tutto aperta ai ciclisti. Il record è di Brema che ha il 90% delle Einbahnstrassen aperte, seguita da Hannover con circa 70%, mentre è Monaco tra tutte le città della Germania quella che ne ha di meno.

Tutto ciò, precisano le autorità tedesche, non significa che la liberalizzazione delle strade a senso unico per i ciclisti sia senza problemi.  Ce ne sono e anche molto seri. Non però nelle strade a senso unico nelle quali ai ciclisti è permesso “pedalare contro corrente” e nelle quali evidentemente la consapevolezza dei  maggiori rischi induce tutti gli utenti a raddoppiare le cautele. I problemi più gravi, soprattutto nelle grandi città, si hanno nei quartieri popolari o in quelli universitari, dove sono molti i ciclisti indisciplinati che non fanno differenze tra le strade a senso unico -nelle quali è esplicitamente consentito pedalare contromano – e tra le strade a senso unico vere e proprie dove un simile comportamento è invece severamente proibito. Sarà quindi necessario che la polizia del traffico segua in futuro con maggiore attenzione e intransigenza i ciclisti che non rispettano le regole. Il 56% della popolazione tedesca è contrario alle aperture delle strade a senso unico per i ciclisti, ma gli esperti sono di parere opposto e sostengono che anche il via libera ai ciclisti nelle strade a senso unico è una misura necessaria se si vogliono ridurre le emissioni di CO2. Molte speranze sono puntate sull’E-Bike, di cui in Germania circolano già 1,3 milioni di esemplari destinati ad aumentare notevolmente. “La mobilità urbana del futuro sarà completamente modificata dall’arrivo delle E-Bike”, è il parere di Markus Riese, amministratore delegato della Riese & Mueller fabbrica di biciclette elettriche dell’Assia. Oggi le biciclette sono soltanto il 10% del traffico, ma sono coinvolte nel 30% degli incidenti stradali, tendenza a crescere.

Le multe che oggi il ciclista tedesco paga per un’infrazione del codice stradale oscillano da 25 a 35 euro, ma è un importo che sale fino a 40 euro se il ciclista fa uso del cellulare e a 100 e anche 160 euro se non rispetta il semaforo rosso. La sanzione arriva poi anche fino a 350 euro nel caso di un attraversamento di un passaggio ferroviario a sbarre abbassate. Oggi l’attenzione delle pattuglie motorizzate delle polizie urbane è ancora rivolta prevalentemente agli automobilisti ma sempre più frequentemente si notano pattuglie di vigili urbani in bicicletta che fermano e multano quei ciclisti che nelle strade a senso unico non rispettano le regole o che pedalano sui marciapiedi delle strade e non sulle corsie rosse a loro riservate o quei ciclisti che agli incroci passano abitualmente col rosso.

 

 

 

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