Il 2014 va in archivio con alcuni dati di fatto. Tra questi, la ritrovata volontà propositiva da parte della filiera automotive e la conferma del sempre più problematico sfilacciamento all’interno di essa. Mentre l’Unrae di Massimo Nordio rimette sul tavolo delle Istituzioni la proposta di detraibilità pari al 10% del costo di acquisto di una vettura, fino a un massimo di 2mila euro in 4 anni; la Federauto di Filippo Pavan Bernacchi risponde con l’ipotesi di ridurre l’aliquota Iva per un triennio, con beneficio decrescente. E se nel primo caso gli importatori stimano 100mila unità in più per il primo anno e poi, a scalare, fino a 55mila unità nel medio termine; i concessionari alzano il tiro: 252mila veicoli in più l’anno (756mila alla fine del programma). Idee interessanti, ma l’importante è trovare la via di mezzo, quel piano per il settore che vada bene non solo a Unrae e Federauto, ma anche al resto della filiera. Non è facile, ma è necessario provarci: una soluzione condivisa è l’unica chiave di volta. Nelle stanze dei bottoni i «nemici» dell’auto ci sguazzano in queste contrapposizioni. Nordio, a questo punto, rilanci con forza l’idea di creare un unico soggetto che rappresenti la filiera. E Pavan Bernacchi mandi segnali distensivi. Ma facciano in fretta, e si parlino.

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