Nulla di nuovo dal recente intervento in videoconferenza di Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, al Quattroruote Day di Milano. Ancora promesse, impegni, stupore (?) per la crisi che ha messo in ginocchio il settore dell’auto. E poi la solita sequenza dei «si deve…», «dobbiamo…», «bisogna…». Mai una volta che un esponente del governo intervenga a un convegno sull’automotive annunciando, finalmente, «abbiamo fatto…». Lupi ha detto, tra le altre cose, che l’effetto del superbollo sulle auto più potenti «è stato evidentemente negativo». Ma allora perché non si è battuto per eliminarlo? E sul rilancio dell’auto: «Dobbiamo adottare politiche che ci permettano di raggiungere questo obiettivo». Siamo fermi alla solita frase. La platea ha applaudito. E stupisce che a battere le mani siano stati coloro che vivono sulla propria pelle la débâcle del mercato.
Intanto, visto che si è preso pubblicamente l’impegno con Aiscat ed Enel, in occasione dell’apertura di un punto di ricarica rapida per auto elettriche in una stazione di servizio Eni sulla Pontina, il ministro Lupi dia ora una vera accelerata al progetto nazionale  di mobilità elettrica (“è la sfida più importante”, ha detto), “senza che si perda tempo come è avvenuto sul digitale”, ha aggiunto. Le auto elettriche rappresentano solo una briciola nel mercato italiano (poco più di 1.000 quelle vendute nel 2014). La tecnologia avanza, il settore è pronto. Tocca alla istituzioni. Caro Lupi, ci siamo fatti il nodo al fazzoletto. Se non succede niente, ci faremo vivi.

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