Cari Unrae (importatori di automobili), Anfia (filiera nazionale), Federauto (concessionari) e Asconauto (ricambisti e concessionari),

è sicuramente giunto il momento di tornare ai fondamentali, alle ragioni che hanno dato alla mobilità a motore quel forte impulso nella ricerca di tecnologie capaci di rendere i veicoli sempre più puliti e rispettosi delle norme sulle emissioni di anidride carbonica. Non che in questo momento non si faccia niente, anzi. Ma c’è sicuramente una sempre maggiore attenzione all’auto del futuro, alla connessione e alla connettività, alla guida autonoma, a una serie di cose che saranno disponibili su media e larga scala tra qualche anno. Il settore, invece, sembra essersi pericolosamente distratto – e per questo c’è bisogno di una inversione di tendenza immediata – dai problemi più attuali, tra cui quello della guerra tout court al Diesel che dopo Parigi e Londra è arrivata in Italia, nella più completa ignoranza, da parte di chi fomenta il tutto, delle caratteristiche virtuose delle motorizzazioni più moderne.

Ecco, allora, che anche Milano si sta organizzando in questa direzione attraverso alcuni referendum, uno del quali tendente proprio a creare una zona «a bassa emissione» da cui siano banditi prima i veicoli merci con motore Diesel inferiore alla classe 5 ed entro il 2020 a tutti i veicoli Diesel e ai motocicli a due tempi. Se nel caso delle vecchie unità a gasolio e dei motocicli inquinanti provvedimenti del genere hanno un senso, nell’altro assolutamente no, in quanto sono strumentali e creano un ulteriore danno a un settore che piano piano si sta ritrovando.

E se Milano darà il via a una guerra ai Diesel, lo stesso faranno dopo i sindaci di altre città sull’onda dell’emulazione e senza alcuna informazione sui passi avanti compiuti dalla ricerca su questi propulsori.

L’invito, alle associazioni di categoria, alle quali aggiungo anche l’Aci, è di di non farsi trovare impreparate nel momento in cui il danno sarà prossimo o già fatto. Salite in cattedra, incontrate questi amministratori “ignoranti”, avvaletevi delle tante ricerche sul caso che spesso, dopo essere costate un occhio della testa, restano chiuse nei cassetti. La macchina organizzativa è già partita. E occhio anche a chi tra voi (Toyota) sta facendo (e lo abbiamo già denunciato) un gioco strano: per promuovere alla radio nazionale la propria gamma ibrida, sembra dare ragione ai sindaci di Parigi e Londra, un singolare assist (magari anche involontario) ai nemici delle quattro ruote.

Fatevi sentire.

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