Una notizia diffusa da “PambiancoNews” mi dà lo spunto per una riflessione. Eccola: nel 2016 potrebbero vedere la luce i primi jeans smart. Lo ha annunciato Google svelando un accordo con Levi’s. L’intesa punta a sviluppare un “filato sensibile”, conduttore e molto resistente, grazie al quale si potrà applicare al denim il concetto di touch screen. I fili conduttori sono collegati a piccoli circuiti, non più grandi dei bottoni di una giacca, con elettronica miniaturizzata che utilizza algoritmi per riconoscere i tocchi. Le informazioni possono essere inviate a smartphone o altri dispositivi, permettendo azioni come telefonate o l’invio di messaggi. Eccetera eccetera.
Chi mi segue sa che, salvo rare occasioni, in questo mio Blog tratto problemi e lancio provocazioni sui tema della mobilità e dell’auto. Ebbene, a questo punto non posso che parlare di esagerazione e sconfinamento. Google non si accontenta di essere il motore di ricerca più utilizzato al mondo, ma dopo essersi lanciato nella telefonia  mobile e nelle automobili, tanto per fare due esempi, ora cerca di entrare con forza nel settore dell’abbigliamento. E’ un bene? E’ un male? Il rischio, tra qualche anno, è che ognuno di noi non sarà più padrone di se stesso. Salirà a bordo una macchina , la Google-car (tra l’altro da poco testata a Mountain View, in California, anche dall’ad di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, e dal presidente John Elkann) che fa tutto da sola e indosserà dei jeans capaci di dialogare e mandare mail. E a tutto questo possiamo aggiungere l’Apple-Watch, i Google-glass e tante altre diavolerie. Insomma, da qui a un po’ di anni che ci staremo a fare in questo mondo? Chi comanderà? La risposta mi preoccupa. L’invasione delle tecnologie ci renderà loro schiavi. Quello che succede adesso, con tablet e smartphone sempre più sofisticati, è solo il preambolo.

Tag: , , , , , , , , ,