La politica, per una volta, si ricorda del settore automobilistico non per infilzarlo con altre tasse dirette o indirette, ma lo chiama a raccolta per fare il punto della situazione. Iniziativa lodevole, quella di Massimo Mucchetti, presidente della commissione Attività produttive del Senato (e, da ex editorialista economico del “Corriere”, molto addentro alle problematiche del comparto), che ha colto l’occasione di creare un vero evento di dibattito dalla ricerca di Unioncamere e Prometeia sull’automotive. Presente il presidente del Senato, Pietro Grasso (“in un’Europa – ha sottolineato – che ha deciso di elevare al 20% del Pil il contributo delle attività manifatturiere, l’industria dell’auto non può non avere un ruolo centrale. Ciò è ancora più vero in Italia, dove è presente una multinazionale, la Fiat, che dopo aver acquisito Chrysler, è diventata il settimo produttore mondiale; il nostro Paese, inoltre, vanta un comparto della componentistica tra i più avanzati del mondo”) e altri parlamentari (alcuni, come il 5 Stelle, Salvatore Tomaselli, fuori sintonia con la realtà auto), c’è stato un solo grande assente, nonostante nel programma ufficiale avrebbe dovuto chiudere i lavori. Chi? Il premier Matteo Renzi, forse affaticato dalla partita a biliardino alla Festa dell’Unità. I soliti impegni improvvisi non gli hanno permesso di partecipare. Peccato, per una volta non avrebbe parlato solo di Fca e dell’amico Sergio Marchionne, ma avrebbe dovuto allargare il discorso a tutto il comparto, incrociando anche lo sguardo dei rappresentanti dei concessionari (Federauto e il consorzio Asconauto), ai quali si deve, grazie agli sforzi economici (promozioni, ecc)  buona parte dei segnali di ripresa del settore in Italia. Cosa avrebbe raccontato Renzi? “Lo state sereni” non basta, nessuno più ci crede. Invitiamo il senatore Mucchetti a creare un’altra occasione di dibattito allargata a tutta la filiera con il premier presente. Dovrà solo evitare termini come “dobbiamo”, “si deve”, “bisogna”. Tutti ne abbiamo le tasche piene. Ai rappresentanti della filiera, dico solo che non basta “valutare positivamente – come ha affermato Roberto Vavassori (Anfia)  – il rinnovato interesse della politica verso il settore”. E’ già stato detto e non è successo niente. E lo stesso vale per l’Unrae. Visto che il presidente Massimo Nordio ha ribadito, in una nota diffusa nella stessa giornata, che “senza interventi strategici e strutturali di politiche di rinnovo dell’anziano parco circolante in Italia, non potremo risolvere i problemi di sicurezza, di costo sociale e di ambiente che ci portiamo dietro. Assistiamo a una sostituzione troppo lenta del parco e non è ulteriormente sostenibile che le relative politiche siano delegate alla responsabilità delle Case con le loro Reti”. Giusto, invece, che Nordio abbia definito, nel comunicato Unrae, “fondamentale  che lo Stato programmi per la prossima Legge di Stabilità interventi a sostegno delle famiglie per stimolare il rinnovo del parco anziano e sfrutti l’opportunità delle auto aziendali per aiutare fiscalmente il comparto ad alleggerire i propri costi di gestione e guadagnare competitività”. Già, e se poi non si muoverà foglia. A questo punto la filiera dovrebbe prevedere un piano B, visto che non si muove foglia da anni. Esiste un piano B? Di cosa potrebbe trattarsi? E’ possibile un piano B concordato e comune? Senza un piano B tra un anno saremo qui a ripetere e scrivere le stesse cose.

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