Caro Marcello, “Tutte le colpe che il diesel non ha” è il titolo di un interessante commento a opera di Enrico De Vita, ingegnere e autorevole collega, nonché editorialista di “automoto.it”. Il commento è stato pubblicato all’inizio del mese sul settimanale “Panorama” in scia al “dieselgate”. In pratica, un botta e risposta per la serie “diesel no, diesel sì”. Ebbene, riproponendo il commento dell’ing. De Vita, che si firma con nome e cognome a differenza del tuo lettore ed esperto, da come leggo nel tuo Blog, è giusto proporre a chi ci segue un’altra visione sul diesel, considerato ormai una sorta di Satana, il male assoluto per le nostre città e la nostra salute, mettendo così in secondo piano altre situazioni di disagio e grande pericolo che ci ammorbano tutti i giorni e sono letali per la comunità (amianto, discariche abusive, falde inquinate, contraffazioni alimentari, ecc ecc ecc). Sicuramente sono problemi ben più difficili da risolvere per varie ragioni che si possono immaginare, e allora ecco che il diesel – complice la vicenda Volkswagen che ha servito un assist incredibile – diventa il capro espiatorio. Tutti contro il diesel, allora, soprattutto se in alcuni Comuni le elezioni si avvicinano. In fin dei conti bisogna pur trovare un tema sensibile e capace di portare voti. Il caso (?!) ha voluto che la coincidenza fosse favorevole ai tanti detrattori (non è che il tuo lettore ed esperto, che rispetto, lavora per una Casa automobilistica e, di nascosto, sputa nel piatto in cui mangia? mi permetto di pensare) e cadesse, prolungandosi, alla vigilia della stagione fredda quando, puntuale, in coincidenza con l’accensione dei sistemi di riscaldamento, ecco che il diesel torna sul banco degli imputati. Sono ovviamente d’accordo sul fatto che i motori più vecchi, che purtroppo equipaggiano altrettanto obsolete e pericolose automobili che, a milioni, circolano soprattutto nel Centro Sud, siano da eliminare velocemente attraverso un intervento mirato. Ma ritengo sia un errore fare di tutta l’erba un fascio, anche per partito preso. Ecco, però, il parere di che ne sa molto di più:

TUTTE LE COLPE CHE IL DIESEL NON HA
di Enrico De Vita

Pesava moltissimo, vibrava come un terremoto, emetteva un rumore della miseria. Aveva solo una dote: consumava un terzo in meno rispetto ai “benzina”. Ma fino a 20 anni fa fumava come una locomotiva e puzzava di zolfo. Ha impiegato 80 anni per diffondersi sulle auto e 100 per purificarsi con l’elettronica. Oggi – grazie al common rail gestito da un microchip – è il propulsore che, oltre ad avere il miglior rendimento termodinamico, è quello che offre la coppia migliore, anche doppia rispetto ai motori a benzina di pari cilindrata. A parità di potenza, ha un consumo migliore del 30% ed emette circa il 25% meno CO2. Non possiede impianto elettrico di accensione, né candele, né bobine, perché il gasolio si accende spontaneamente quando viene iniettato nell’aria compressa (almeno 35 bar) e calda (circa 550 °C). E richiede meno manutenzione.
Usa miscela povera, nel senso che mentre la benzina deve mantenere un rapporto costante, in peso, di 1 a 15 con l’aria, il gasolio si accende sempre anche con 90 parti di aria. Purché sia polverizzato finemente. Non ha farfalla nel condotto di aspirazione, quindi aspira sempre a pieni polmoni, e i suoi gas di scarico sono ricchi di ossigeno, privi di ossido di carbonio e intrinsecamente più puliti. Ma per questo sono anche ricchi di ossidi di azoto (NOx), un gas che deriva dal comburente, non dal combustibile, ovvero aria scaldata a oltre 1400 °C. Al massimo della potenza può produrre particolato, che oggi viene eliminato totalmente da postcombustori tipo FAP, che non macinano le particelle come un tritacaffè, ma le trasformano in gas volatile.
Utilizza gasolio, una miscela di idrocarburi che si ricava in gran quantità dal greggio (oltre il 50%) e a costi minori, anche perché richiede meno additivi della benzina. Ha smesso di puzzare non appena i regolamenti hanno imposto, come per la benzina, di ridurre –di oltre 20 volte – il contenuto di zolfo presente nel petrolio.
Se motore a benzina e motore diesel fossero importati oggi da Marte nelle loro versioni attuali, il primo cadrebbe nel dimenticatoio.

(da “Panorama” dell’1 ottobre 2015)

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