Il ruolo dei concessionari e delle Case automobilistiche, tutti impegnati a venire incontro alle esigenze di chi voleva cambiare auto (sconti, promozioni, agevolazioni), è stato determinante per il raggiungimento di un dato di chiusura del mercato 2015 più che positivo, anche se ancora lontano dal livello considerato fisiologico di 1,8-1,9 milioni di unità. Anche il settore del noleggio, è da rimarcare, ha dato il suo importante contributo. Nel 2015, dunque, sono stati immatricolati in Italia 1.574.872 veicoli, con una crescita del 15,8% sul difficile 2014.
L’anno, al di là dei risultati, ha vissuto un finale di grandi tensioni: lo scandalo delle emissioni diesel, divampato il 21 settembre (guardando i numeri finali il gruppo direttamente interessato, cioè Volkswagen, non ne ha risentito: in Italia vendite in aumento mese su mese, con un +13,37% in dicembre, e in tutto il 2015, con un + 9,67%) e il ritorno dell’auto sul banco degli imputati a causa dello smog, con le solite e inutili targhe alterne, l’ancora più inutile blocco del traffico a Milano e il provvedimento farsa di Napoli. Ma questa volta a dare una mano alle quattro ruote, mettendo in luce la cattiva fede di certi amministratori, ci ha pensato madre natura: togliere le auto dalle strade, lasciando accesi gli impianti di riscaldamento, non è servito a niente. Solo la pioggia e le spruzzate di neve successive hanno quasi risolto il problema. Auto assolta, sindaci, commissari e assessori no: da loro si aspettano ancora una volta spiegazioni, che non arriveranno mai, perché non sanno che pesci pigliare. La partita che le quattro ruote hanno vinto, però, non deve giustificare un possibile rilassamento, anche sull’onda dei dati di vendita nel 2015. La battaglia vera, infatti, riprende ora. Il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, dopo essersi guadagnato le prime pagine dei giornali grazie al suo decalogo anti-smog, è sparito. E ci è voluto proprio che il ministro toccasse con mano il problema inquinamento, per rendersi conto che qualcosa bisogna pur fare dopo tanti proclami caduti nel vuoto. Quindi, giù soprattutto le temperature in case e uffici, un cenno alla possibilità di aiutare con sostegni ancora da chiarire, ma che dovranno essere strutturali e non “una tantum”, il parco auto più obsoleto d’Europa (in particolare al Centro-Sud) a darsi una rinfrescata. Dalle parole ai fatti, dunque. Galletti deve essere messo sotto pressione “H24” dal settore affinché affronti il tema rapidamente e concretamente.
Forse distratto dalle festività, il settore (e qui intendo la filiera) si è mosso in ritardo, a blocchi e targhe alterne confermati e realizzati. Per primo si è svegliato l’Aci, con il presidente Angelo Sticchi Damiani, il quale, in una nota, ha stigmatizzato i provvedimenti, quindi il capo azienda di una delle delle più importanti Case, Andrea Carlucci, ad di Toyota Italia (“in questo modo si incide negativamente sull’umore dei cittadini e sulle speranze di ripresa economica, vengono sempre adottati provvedimenti approssimativi…”), seguito qualche giorno dopo dal collega Bruno Mattucci, ad di Nissan Italia (“non è più accettabile bloccare le auto, le soluzioni ci sono…”): entrambi, attraverso interviste all’agenzia “Agi” e a “il Giornale”, hanno espresso il loro disappunto a proposito delle accuse rivolte per l’ennesima volta all’auto. E sempre Carlucci e Mattucci hanno illustrato come le rispettive aziende da tempo hanno pronte le soluzioni capaci di alleggerire di molto il problema (auto ibride, plug-in, elettriche, fuell-cell), ma che la mancanza cronica di infrastrutture non rende possibile.
La filiera è intervenuta nel modo più istituzionale, attraverso la nota di commento dei dati 2015 del mercato. Massimo Nordio (Unrae): “Ribadiamo con forza il bisogno di interventi strutturali non occasionali, ma di lungo periodo, auspicando una rapida e concreta attuazione di quanto previsto in tal senso dal recente Piano anti-smog sottoscritto dai presidenti di Anci e della Conferenza Stato-Regioni che prevede esplicitamente lo studio di misure volte al rinnovo del parco circolante”. Nordio, a questo punto, ripropone al governo la formula Unrae: defiscalizzare le auto acquistare dalle famiglie attraverso la detraibilità di parte dei cosati di acquisto di una vettura nuova a fronte dell’alienazione di una vecchia.
Aurelio Nervo (Anfia) ricorda invece la presenza sul territorio di un elevato numero di vetture ante Euro 4: il 48% delle macchine, il 67% dei camion e, “caso limite”, il 72% dei bus.
Filippo Pavan Bernacchi (Federauto) : “Svecchiando il circolante abbatteremo l’inquinamento e ridurremo le vittime della strada, ingenerando un loop positivo del quale beneficeranno lo Stato, con più entrate fiscali, i cittadini, per maggiore qualità dell’aria e riduzione delle vittime della strada, nonché il mondo del lavoro, che anche secondo l’Istat ancora arranca”. Tre commenti che portano tutti allo stesso obiettivo, ma il più incisivo, a mio parere, è quello di Federauto.
Intanto, giusto per aiutare il settore, il 2016 si è aperto con lo scherzetto del caro-targhe, il cui autore è il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, lo stesso che ha fatto passarella accanto a John Elkann e Sergio Marchionne il giorno del lancio dell’Alfa Romeo Giulia, ad Arese, e sempre pronto a fare l’ ”amicone” delle quattro ruote. Il nuovo balzello a opera del governo “anti-tasse” di Matteo Renzo (altro abitué dei tappeti rossi) è arrivato in piene festività di inizio d’anno, passando quasi inosservato. Il caro-targhe tocca anche il comparto delle moto. Per la serie: mai fidarsi e abbassare la guardia. Per ora mi fermo, in attesa di news e con la speranza che buoni intenti e promesse non finiscano ancora una volta nell’oblio.

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