Alfa Romeo sembra ormai essere vittima di qualche rito voodoo. Infatti, ci risiamo. Nel momento in cui si parla di rilancio, si danno i numeri (nessuna ironia), si stabiliscono gli investimenti e ci si prepara ad assaporare la rinascita di una dei marchi più famosi (e ambiti) di tutto il mondo, lo spillone che qualcuno ha affondato (o dimenticato) nella sagoma del Biscione fa il suo effetto. Si è cominciato con il ritardare l’arrivo nelle concessionarie della nuova Giulia a causa di vari problemi: la Cina in difficoltà ma anche, a quanto sembra, l’esigenza di interventi affinché il modello possa affrontare i crash test ufficiali senza sbavature e uscirne con il massimo dei voti (le famose 5 stelle EuroNcap). Battezzata il 23 giugno scorso nel rinnovato Museo Alfa Romeo di Arese con un padrino d’eccezione, come Andrea Bocelli, la Giulia finirà per essere a disposizione dei clienti, dopo aver fatto il giro dei Saloni (ma solo la versione Quadrifoglio, quello più prestazionale), poco meno di un anno dopo. Ritardato anche il Suv, che seguirà Giulia, e ritardati, questa la novità emersa dall’aggiornamento del piano industriale illustrato dall’ad di Fca, Sergio Marchionne, anche tutti gli altri modelli: In pratica, il piano Alfa Romeo viene “allungato” di due anni: al 2020 invece che al 2018. Quindi, gli altri modelli saranno presentati tra il 2017 e l’anno che chiude il piano.
Lo stesso Marchionne ha spiegato questa variazione, in vista della quale aveva già preparato il terreno dando qualche anticipazione al mercato, “a causa delle incertezze in Cina e del bisogno di garantire l’attuazione di una rete di distribuzione globale adeguata”. Gli investimenti in ricerca e sviluppo, produzione e prodotti saranno ridotti al 2018. E sempre Marchionne ha affermato che “è meglio lanciare una macchina perfetta, che una incompleta troppo presto”, facendo intendere che ci sono altri problemi.
Insomma, Giulia a parte (la gamma sarà mostrata al Salone di Ginevra, tra poco più di un mese), il resto sembra essere ancora in alto mare. I sindacati sono preoccupati, perché se è vero che a Cassino tra poche settimane partirà la nuova linea Giulia, non è ancora chiaro dove Marchionne farà produrre il Suv e gli altri modelli, tra cui l’ammiraglia (si era parlato di Mirafiori). Una situazione che va a genio di Maurizio Landini, capo della Fiom, che ha cominciato ad affilare le armi dopo mesi di silenzio.
Personalmente seguo le vicende Fiat (ora Fca) per “il Giornale” da oltre 20 anni e in più occasioni si è parlato di rilancio di Alfa Romeo e di ritorno sul mercato americano in scia ai ricordi del film “Il laureato” dove protagonista era il mitico Duetto. Annunci, conferme, numeri, smentite, intoppi, crisi, rinvii: la telenovela “Alfa Romeo” è senza fine, come puntate siamo al livello di “Beautiful”, fra tira e molla, colpi di scena, cambio di attori, ecc. Il problema è che il mercato non aspetta e i concorrenti avanzano, con modelli nuovi e altrettante tecnologie innovative. Quella di Alfa Romeo sembra essere una rincorsa virtuale infinita. La produzione relativa al Biscione, la cui gamma da tempo è limitata a due soli coraggiosi e ottimi modelli (MiTo e Giulietta), non rispecchia nel modo assoluto le enormi potenzialità del marchio.
E ora vogliamo toccare con mano e guidare la Giulia.

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