Alla fine ha vinto il buon senso. E l’auto porta a casa un importante successo che significa anche salvaguardia dei piani di sviluppo e dei posti di lavoro. Il Parlamento Ue ha dato il via libera ai nuovi limiti sulle emissioni dei veicoli in condizioni di guida reale (Rde). È stata infatti bocciata (con 323 voti contrari, 317 in favore e 61 astensioni) la proposta di risoluzione della commissione Ambiente che raccomandava all’assemblea di porre il veto al progetto della Commissione europea che aggiorna i limiti in vigore necessari per l’omologazione dei veicoli. La sconfitta brucia e la sinistra sbraita, palesando – se ancora ce ne fosse bisogno – la sua avversità verso la mobilità a motore, sempre e comunque ritenuta responsabile di tutti i problemi ambientali. Un bersaglio facile da colpire: è più semplice bloccare il traffico che chiudere una fabbrica o far spegnere il sistema di riscaldamento di un condominio.
Il voto spiana così la strada alla Commissione Ue per l’attuazione del secondo pacchetto Rde (guida reale) che prevede nuovi requisiti per le emissioni. Il regolamento europeo aveva stabilito che per i veicoli Euro 6 il limite di emissione per gli ossidi di azoto (NOx) fosse di 80 milligrammi a chilometro. Ora è passata la norma che alza i limiti per gli NOx del 110% nel periodo che va dal settembre 2017 al 31 dicembre 2018 e del 50% nel periodo successivo.
La proposta di regolamento Ue sulle emissioni auto inquinanti è un “importante risultato”, commenta in una nota l’Anfia, che “accoglie con favore” la decisione presa dal Parlamento europeo. L’associazione che rappresenta la filiera italiana dell’automotive, presieduta da Aurelio Nervo e diretta da Gianmarco Giorda, sottolinea come, in caso di affermazione della proposta della Commissione sarebbero stati a rischio i piani di pianificazione industriale delle aziende del settore. I piccoli motori diesel, inoltre, sarebbero potuti sparire in quanto non più convenienti, quindi troppo costosi, da produrre. “Il voto – aggiunge la nota – coniuga i benefici ambientali del nuovo approccio nel calcolo dei limiti alle emissioni dei veicoli, che avranno effetto, in particolare, sulla mobilità urbana, con i tempi minimi necessari all’industria automotive per adeguarsi”.
Vengono intanto allo scoperto i nemici dell’auto, con nomi e cognomi. Tra questi, Massimo Paolucci, europarlamentare del Partito democratico.: “Non è ammissibile – sbotta – che nel 2021, dopo 15 anni dai limiti fissati nel 2007, i limiti di emissione di NOx (biossido di azoto) saranno raddoppiati. Le nostre città sono in ginocchio, colpite gravemente dall’inquinamento. Non possiamo perdere altro tempo. Per anni sono state vendute auto che inquinavano molto di più di quello che indicavano le prove in laboratorio”. Le solite frasi, i soliti attacchi di chi conosce poco la realtà dei fatti e gli investimenti fatti dall’industria proprio in funzione della qualità dell’aria, con i diesel di ultima generazione fondamentali per abbattere le emissioni di CO2
E sempre il Pd, con i senatori Vaccari e Tomaselli, critica aspramente la decisione dell’Europarlamento, mentre il “verde” Angelo Bonelli afferma che “il Parlamento europeo ha approvato una vera sanatoria nei confronti del dieselgate”. Bonelli si scaglia poi contro i parlamentari Ue, “la cui stragrande maggioranza, compresi gli esponenti italiani, si è inchinata alle lobby dell’auto calpestando il diritto alla salute e l’ambiente”. L’industria dell’auto fa e la solita politica parla.
Si è intanto svegliato il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, al quale saranno fischiate le orecchie visto che un giorno sì e uno no lo abbiamo tirato in ballo sul famoso decalogo anti-smog da lui proposto e rimasto lettera morta.
Per la rottamazione delle auto maggiormente inquinanti sarà il “tavolo verde” sulla lotta allo smog, che si riunirà ogni mese-mese e mezzo che “dovrà valutare se deve entrare nella politica della qualità dell’aria”, ha affermato dopo il lungo torpore. Scommettiamo che non accadrà niente? Galletti, deve decidere subito e lasci perdere i tavoli inutili, costosi e perditempo, di cui l’Italia vanta tanti poco edificanti primati.

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