Alla fine la notizia più attesa, quella del conto finale o almeno approssimativo, di cui il Gruppo Volkswagen dovrà farsi carico a causa del “dieselgate”, il maxi-scandalo delle centraline taroccate, non è stato svelato. Ancora una volta, come aveva fatto all’epoca del suo insediamento e ripetuto nelle varie occasioni pubbliche, il ceo Matthias Mueller si è cosparso il capo di cenere scusandosi a destra e a manca, come ha detto di aver fatto con il presidente americano Barack Obama e con i clienti, ribadendo per l’ennesima volta che “faremo tutto il possibile per trovare soluzioni e recuperare la fiducia”. L’impressione, comunque, è che i nodi, per il Gruppo Volkswagen, comincino proprio ora ad arrivare al pettine. L’accordo con le autorità americane per il risarcimento di oltre 500.000 automobilisti non rappresenta, come hanno enfatizzato alcuni giornali, la fine dell’incubo. Al di là della spesa ingente che Volkswagen dovrà affrontare negli Usa, non ancora ben chiara (gli accantonamenti sono stati aumentati a 16,2 miliardi e, come detto all’incontro con i media a Wolfsburg, questi oneri potrebbero anche essere ritoccati anche al rialzo), rischia di creare un precedente indigesto agli automobilisti europei possessori di auto con le centraline “taroccate”. Perché agli americani sono stati proposti risarcimenti cash o addirittura il buy-back della macchina e a noi no? Se i costi dovessero veramente limitarsi a questi (16,2 miliardi), l’onere per i tedeschi si collocherebbe nella parte bassa delle stime degli analisti. Ma difficilmente queste stime saranno rispettate.
Il gruppo, intanto, durante questo accordo-tregua con le autorità Usa (entro giugno il quadro dovrebbe essere definito) deve cominciare a pensare concretamente all’Europa. Basterà l’annunciato (guarda caso in coincidenza con la conferenza di Mueller) del via alle riparazioni delle vetture interessate? Si parte con le Golf, mentre per gli altri modelli il gruppo è ancora alla ricerca delle soluzioni tecniche migliori. E gli automobilisti-clienti rimangono in (fiduciosa) attesa.

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