Unrae, l’Unione italiana degli importatori di autoveicoli in Italia (rappresenta circa il 70% del mercato), organizza a Roma un incontro con la stampa, presenti il ministro dei Trasposti, Graziano Delrio, e Giuseppe De Rita, presidente del Censis, e, al termine degli interventi, saluta e chiude la mattinata. Nessuna sessione di domande e risposte. La cosa ha indispettito i giornalisti che sono riusciti ad avvicinare per pochi istanti il ministro prima che lasciasse l’hotel in via Veneto. Perché questa decisione di non dialogare pubblicamente con la stampa? Per il timore che le domande scivolassero sul “dieselgate”? (il presidente di Unrae, Massimo Nordio, è ad di Volkswagen Group Italia ed è sotto attacco da parte delle associazioni dei consumatori); per il timore del ministro di dover rispondere sullo stesso tema, visto che è stato accusato di immobilismo dopo che il gruppo tedesco ha fatto sapere di non voler risarcire i clienti europei coinvolti nel caso? E se Nordio, nell’occasione, parlando a nome di Unrae, si fosse tolto l’imbarazzo facendo presente di poter rispondere a quesiti strettamente legati all’incontro sulla mobilità o sui problemi del settore, Delrio, in qualità di ministro, un po’ di risposte avrebbe potuto darle sui tanti problemi che lo vedono impegnato. Secondo indiscrezioni sarebbero stato proprio lo stesso Delrio a porre come condizione, alla sua presenza, quella di non dedicare la parte finale della mattinata alla sessione Q&A. Se ciò corrisponde al vero, il ministro non ha fatto una bella figura, alla faccia della trasparenza e del rispetto per i giornalisti presenti. Una scelta (e non c’è meravigliarsi, vista la provenienza) “bulgara”: così è, volenti o nolenti.

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