{"id":1026,"date":"2018-04-27T17:42:23","date_gmt":"2018-04-27T15:42:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1026"},"modified":"2018-04-27T18:17:13","modified_gmt":"2018-04-27T16:17:13","slug":"1026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/04\/27\/1026\/","title":{"rendered":"Un campanile per salvare la memoria"},"content":{"rendered":"<p>Te lo trovi sulla destra quando sali in macchina da Malles. Il vecchio campanile di Curon svetta nell\u2019azzurro del bacino solo leggermente increspato dal vento. Un elemento disturbante cui per\u00f2 l\u2019occhio del turista o del villeggiante si abitua in fretta. Intorno trova soltanto barche a vela, carovane di turisti e fanatici del nord walking che ambiscono a raggiungere Passo Resia. Dietro la pace che trasmette il silenzio del lago artificiale, dietro lo sguardo placido dell\u2019Ortles, nessuno pu\u00f2 oggi immaginare quante sofferenze, quante tragedie si siano consumate settant\u2019anni fa da quelle parti. Ecco perch\u00e9 leggere <em>Resto qui<\/em>, l\u2019ultimo romanzo di <strong>Marco Balzano<\/strong> (<strong>Einaudi<\/strong>), pu\u00f2 servire a farsi un\u2019idea meno vaga di quanto accaduto da queste parti durante la seconda guerra mondiale e poi, a guerra finita, con la costruzione della diga che ha sommerso il paese di Curon e la frazione di Resia. Sono certo che quello di Balzano (gi\u00e0 vincitore nel 2015 del <strong>Premio Campiello<\/strong> con il romanzo <em>L\u2019ultimo arrivato<\/em>, pubblicato da <strong>Sellerio<\/strong>) \u00e8 un libro che non smetter\u00e0 di dare il suo contributo. E\u2019 un romanzo che pu\u00f2 essere letto da qui a cinquant\u2019anni senza perdere la sua funzione, senza rinunciare alla sua ambizione. Il romanzo racconta la storia di Trina e di Erich, della loro vita fra i monti della Val Venosta nel Sudtirolo dove l\u2019arrivo del fascismo stravolge abitudini, mina le poche certezze della cultura contadina e offre la visione di un mondo incattivito e di una burocrazia cinica. Trina ha studiato. Trina vuole diventare un\u2019insegnate ma arriva al diploma proprio quando viene bandito l\u2019insegnamento del tedesco. Da qui Balzano ci offre, attraverso la famiglia di Trina, un piccolo compendio di storia sociale dell\u2019Alto Adige: le scuole clandestine nelle cantine e nei fienili, il confino per i riottosi che si ostinano a credere nella proprio cultura, e poi la guerra. Quella seconda guerra mondiale che tra le montagne sopra Merano e Bolzano ha rappresentato un elemento di disturbo e di alienazione davvero incredibile. C\u2019era chi giurava fedelt\u00e0 al Reich, chi partiva per la Germania (consapevole che non andava certo a fare la bella vita), chi per la stessa paura restava, chi si dava alla macchia per non andare a combattere e a morire a fianco di soldati italiani che non capiva e dai quali veniva regolarmente preso in giro e isolato. Poi c\u2019erano le donne che dovevano tirare avanti nei masi per non far morire il bestiame e per non mandare tutto in malora. E poi c\u2019era la Montecatini. Che proprio nel \u201939 inizi\u00f2 a fare i rilievi per la costruzione della grande diga. Una piccola porta \u2013 sostenevano \u2013 per entrare nel progresso. Una grande tomba d\u2019acqua per tutte le famiglie di Curon e Resia che avrebbero perso sotto tutta quell\u2019acqua la loro memoria. Balzano affida a Trina il racconto. E usa lo struggente espediente di una figlia partita e mai pi\u00f9 tornata alla quale dedicare un diario.<br \/>\nA fine lettura si guarda con un occhio nuovo quel campanile di Curon. Il romanzo aggiunge un piccolo risarcimento alla storia misconosciuta della regione. Qui in Val Venosta le ragioni del cuore e della natura madre sono state calpestate in nome di un progresso che spesso \u00e8 foriero di un corrivo inquinamento. E le ferite di una cultura calpestata in nome della \u201cpurezza\u201d italiana (portata avanti da carabinieri e manovali meridionali) se pur hanno smesso di sanguinare non si sono mai rimarginate. E poi c\u2019\u00e8 la fede, un sentimento religioso forte. E anche qui Balzano assegna un premio proprio alla Chiesa cattolica e lo fa per voce del protagonista. \u201cChi ha difeso la nostra lingua quando i fascisti la calpestavano e ci rifilavano la loro scuola? Chi \u00e8 rimasto a difendere il Sudtirolo? I politici, l\u2019Italia, l\u2019Austria hanno fatto a gara a lavarsene le mani. Solo la chiesa si \u00e8 occupata di noi\u201d.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 anche la metafora di un paese, Curon, che si lascia annegare per ignoranza (dei bizantinismi della burocrazia italiana) e per ignavia. I compaesani di Erich e Trina erano \u201cassetati di tranquillit\u00e0\u201d. Lo sapeva bene il capomastro della Montecatini. Aveva girato il mondo ed era tranquillo che anche l\u00ec, in quel piccolo borgo della Val Venosta, il lavoro si sarebbe portato a termine senza troppi problemi. Era stato in giro per il mondo. Dovunque aveva \u201csgombrato paesi, sventrato quartieri, abbattuto case per far passare binari e autostrade, gettato colate di cemento sulle campagne, fatto costruire fabbriche lungo il corso di fiumi. E il suo lavoro non andava mai in crisi perch\u00e9 cresceva dove c\u2019era la fiducia inerte nel destino, la fede assolutoria in Dio, l\u2019incuria degli uomini assetati di tranquillit\u00e0\u201d.<br \/>\nInsomma, parafrasando il celebre verso di <strong>Giorgio Gaber<\/strong>, anche laddove i contadini vogliano conservare il loro piccolo status quo, la libert\u00e0 di farlo deve sempre essere partecipazione. Altrimenti la macchina cieca di una burocrazia anodina inibir\u00e0 anche quella pur modesta ambizione di tranquillit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Te lo trovi sulla destra quando sali in macchina da Malles. Il vecchio campanile di Curon svetta nell\u2019azzurro del bacino solo leggermente increspato dal vento. Un elemento disturbante cui per\u00f2 l\u2019occhio del turista o del villeggiante si abitua in fretta. Intorno trova soltanto barche a vela, carovane di turisti e fanatici del nord walking che ambiscono a raggiungere Passo Resia. 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