{"id":1033,"date":"2018-06-25T11:48:58","date_gmt":"2018-06-25T09:48:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1033"},"modified":"2018-06-25T11:49:37","modified_gmt":"2018-06-25T09:49:37","slug":"cosi-infinite-jest-ha-previsto-netflix-e-spotify","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/06\/25\/cosi-infinite-jest-ha-previsto-netflix-e-spotify\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec \u201cInfinite Jest\u201d ha previsto Netflix e Spotify"},"content":{"rendered":"<p>Avete presente le leggendarie pescatrici di perle giapponesi? Quelle donne che, seguendo una tradizione antica, si gettano nella acque di Toba (a met\u00e0 strada tra Osaka e Tokyo) per cercare perle sul fondo marino? Lo fanno in apnea. Quindi trattengono il respiro, sopportano una lunga e pericolosa discesa in acque non sempre limpide, e alla fine risalgono stringendo tra le mani un tesoro. La lettura di <em>Infinite Jest<\/em> di <strong>David Foster Wallace<\/strong> mi ricorda esattamente quella pratica. Perch\u00e9 bisogna nuotare in apnea lungo questo sterminato testo (1434 pagine, note comprese, nella prima edizione curata da <strong>Edoardo Nesi<\/strong> per <strong>Fandango<\/strong> nel 2000, da tempo per\u00f2 sostituita da un\u2019edizione <strong>Einaudi<\/strong> che sfrutta la stessa traduzione) per pescare di tanto in tanto delle perle rare e preziose. Perle che val la pena possedere. Piccoli racconti che potrebbero benissimo fare la fortuna di numerose antologie. Ma che disseminate in questo, che \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 impegnativo romanzo post-moderno che mi sia mai capitato di leggere, diventano ancor pi\u00f9 preziose. Perch\u00e9 la fatica e la pazienza del lettore contribuiscono a fornire questi racconti di un alone leggendario.<br \/>\nPotrei citarne tanti di questi racconti. Il pi\u00f9 bello \u00e8 senza dubbio quello della donna debole di cuore. Il giorno in cui riceve una speciale apparato portatile che sostituisce le funzioni del suo organo malato \u00e8 cos\u00ec felice che si veste a festa ed esce a comprare una borsa elegante che possa contenerlo. Una volta acquistata continua il suo shopping solo che viene derubata proprio della borsa elegante e costosa. E non ha la prontezza di dire che gli hanno rubato la borsa. Si mette invece a urlare che le hanno rubato il cuore. Quindi si accascia per terra indebolita e morente. I passanti, a quelle parole e a quei gesti melodrammatici, sorridono compiaciuti. Senza capire, ovviamente, la gravit\u00e0 della situazione. Ed \u00e8 cos\u00ec che la donna muore. Vittima pi\u00f9 dell\u2019equivoco che del gesto del ladro.<br \/>\nDentro le 1434 pagine del romanzo sono tante le perle come questa. Disseminate lungo un racconto che ha s\u00ec una trama che li lega ma che \u00e8 cos\u00ec sfilacciata e vaga e soprattutto legata a uno scenario altamente distopico e post-moderno da rendere oltremodo complessa la lettura.<br \/>\nIl romanzo ha ovviamente alcuni temi forti e nuclei narrativi principali. L\u2019accademia tennistica (l\u2019autore da ragazzo era stato una promessa del tennis statunitense), l\u2019associazione per il recupero dalle tossicodipendenze, il complotto dei separatisti del Queb\u00e9c, e su tutte ovviamente la vena (aurifera) del cinefilo che ci regala una versione moderna del mito delle sirene e del loro canto mortale con la videocassetta intitolata <em>Infinite Jest<\/em> e la cui visione stordisce a tal punto lo spettatore che perde forze e volont\u00e0 e finisce per morire semplicemente guardando senza sosta, all\u2019infinito, il film. Uno dei personaggi principali del romanzo, James Incandenza, non solo \u00e8 un grande teorico del tennis e dell\u2019insegnamento di questa disciplina sportiva, ma coltiva un hobby molto particolare: girare film sempre pi\u00f9 avanguardistici, fino a far di s\u00e9 una leggenda come autore di una pellicola che non \u201cpu\u00f2 essere vista\u201d.<br \/>\nLa vena ironica e parodica di <strong>David Foster Wallace<\/strong> tratta tutti gli argomenti nello stesso modo: il tennis \u00e8 s\u00ec un grande sport ma anche la metafora dell\u2019allevamento in batteria di campioni per affrontare una vita in cui conta soltanto il successo personale; le tossicodipendenze sono il male pi\u00f9 diffuso insieme alla depressione perch\u00e9 la societ\u00e0 vuole asservire e rendere tutti dipendenti dai consumi; il cinema diventa pervasivo, anzi non \u00e8 pi\u00f9 cinema. E\u2019 semplicemente visione. Fruizione di immagini in maniera diffusa. Scritto pi\u00f9 di vent\u2019anni fa il romanzo prevede gi\u00e0 l\u2019eclisse del cinema e della televisione generalista, sostituiti dalla paytv e dalla tv via internet (come Netflix). La fruizione delle immagini e dei film \u00e8 qualcosa che sfrutta lo stesso metodo usato oggi da piattaforme come Spotify per diffondere la musica. Una sorta di fruizione on demand che pu\u00f2 avvenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento con un semplice smartphone.<br \/>\nL\u2019autore non si accontenta, per\u00f2, di costruire una grande romanzo a suo modo apocalittico. Pretende di offrire dettagli e spiegazioni scientifiche che sfibrano la pazienza di qualsiasi lettore che non abbia un dottorato in discipline come farmacologia e neurologia. Anche l\u2019apparato delle note \u00e8 una trappola mortale. Ci si infila in un dedalo di spiegazioni e di prese in giro al lettore che sfilaccerebbero anche la pazienza del pi\u00f9 appassionato fan dell\u2019autore de <em>La scopa del sistema<\/em>. (ci sono anche note delle note e a pagina 1357 una nota della nota in cui viene scritto testualmente: \u201cmeglio non chiedere\u201d).<br \/>\nInsomma questo romanzo \u00e8 tutto e il contrario di tutto. Val la pena chiedersi come lo giudichino coloro che lavorano nel mondo dell\u2019editoria o coloro che dirigono corsi di scrittura creativa (ne conosco personalmente di bravissimi). Perch\u00e9 le pagine e pagine dedicate alle molecole di qualche nuovo tipo di calmante o la descrizione infinita degli effetti fisiologici di qualche allenamento sbagliato non verrebbero tagliati da un editor rigoroso e imparziale?<br \/>\nPer citare un altro titolo dell\u2019autore, <em>Infinite Jest<\/em> \u00e8 una lettura \u201cdivertente che non far\u00f2 mai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Avete presente le leggendarie pescatrici di perle giapponesi? Quelle donne che, seguendo una tradizione antica, si gettano nella acque di Toba (a met\u00e0 strada tra Osaka e Tokyo) per cercare perle sul fondo marino? Lo fanno in apnea. Quindi trattengono il respiro, sopportano una lunga e pericolosa discesa in acque non sempre limpide, e alla fine risalgono stringendo tra le mani un tesoro. La lettura di Infinite Jest di David Foster Wallace mi ricorda esattamente quella pratica. Perch\u00e9 bisogna nuotare in apnea lungo questo sterminato testo (1434 pagine, note comprese, nella prima edizione curata da Edoardo Nesi per Fandango nel [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/06\/25\/cosi-infinite-jest-ha-previsto-netflix-e-spotify\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35863,43802,247],"tags":[32412,281418,35906,16596,10755,281420],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1033"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1033"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1033\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1035,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1033\/revisions\/1035"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}