{"id":1059,"date":"2018-09-04T07:00:11","date_gmt":"2018-09-04T05:00:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1059"},"modified":"2018-09-04T08:01:02","modified_gmt":"2018-09-04T06:01:02","slug":"guareschi-di-maio-e-il-congiuntivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/09\/04\/guareschi-di-maio-e-il-congiuntivo\/","title":{"rendered":"Guareschi, Di Maio e il congiuntivo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cOgni volta che Di Maio parla, muore un congiuntivo\u201d. Basta fare quattro passi nella Rete per trovare slogan e battute come questa. L\u2019arrivo dei Cinque Stelle al potere ha liberato una grande voglia di scherzare sulla ignoranza altrui. Si ironizza soprattutto sulla incompetenza della nuova classe politica che non \u00e8 stata filtrata attraverso nessuna \u201cscuola di partito\u201d e che non ha fatto alcuna gavetta. E ovviamente sul livello culturale di molti dei nuovi attori della scena parlamentare, giudicato dal popolo della Rete estremamente basso, \u00e8 cresciuto un filone di arguzie e motti (pi\u00f9 o meno salaci). Personalmente non mi viene voglia di scherzare sulle difficolt\u00e0 lessicali di Di Maio e compagni. Mi allarma piuttosto vederli cos\u00ec impauriti e perplessi sul da farsi. Insomma, visto che sono stati scelti per guidare e regolare le nostre vite, mi impensierisce quel loro inequivocabile terrore ben racchiuso in uno sguardo che sembra dire: \u201cE ora che faccio?\u201d Un terrore simile, un simile spaesamento, lo si ritrova in un sapido romanzetto uscito appena settant\u2019anni fa. Lo scrisse uno dei pi\u00f9 grandi intellettuali del Novecento la cui fama, purtroppo, \u00e8 inversamente proporzionale al suo estro. Sto parlando di<strong> Giovannino Guareschi<\/strong> e naturalmente il romanzo cui faccio cenno \u00e8 <em>Don Camillo<\/em> (<strong>Rizzoli<\/strong>). \u00c8 stato davvero istruttivo rileggerlo. Si tratta di un romanzo pubblicato nel 1948 a seguito del successo ottenuto l\u2019anno precedente sul <em>Candido<\/em> dalla rubrica <em>Mondo piccolo<\/em> (delicatissimi racconti di vita di paese, all\u2019indomani della fine della guerra). Uno di questi racconti si intitola <em>Scuola serale<\/em>. Alla sera tardi la signora Cristina, simpatica vecchietta che per tutta la vita ha fatto la maestra, sente bussare alla porta. Si tratta di Peppone e dei suoi colleghi della maggioranza comunale. Hanno bisogno di aiuto. Sono impreparati non ad agire (\u201cper il bene comune\u201d) bens\u00ec a farlo esprimendosi bene per evitare di essere presi in giro dalla minoranza. \u201cQui c\u2019\u00e8 tutto il c\u2019\u00e8 tutto il consiglio comunale \u2013 fa Peppone \u2013. Noi venimo la sera tardi e lei ci fa un po\u2019 di ripasso. Ci riguarda le relazioni che dovremo leggere, ci spiega le parole che non riusciamo a capire\u2026. Con quelle due carogne (i membri dell\u2019opposizione, <em>ndr<\/em>) bisogna parlare in punta di forchetta o ci fanno passare per stupidi davanti al popolo\u201d. Non so voi, ma in queste parole ho visto una tragicomica epifania del nostro cialtronesco presente. Per fortuna il romanzo, oltre simili epifanie, regala momenti di straordinaria umanit\u00e0. I due protagonisti sono presi da un irrequieto odio\/amore, sorretto da un granitico rispetto reciproco. Sanno vedere l\u2019uomo oltre l\u2019idea e soprattutto oltre l\u2019ideologia. Sono uomini veri. Per nostra fortuna possiamo chiudere il libro a fine lettura con la consapevolezza di esserci arricchiti. Fa davvero bene leggere <em>Don Camillo<\/em>. Soprattutto oggi che \u00e8 tornata di moda la pi\u00f9 bieca e corriva propaganda politica, che fa strame del buonsenso nutrendosi e nutrendoci di improbabili <em>fake news<\/em>. E poi scopri, tra l\u2019altro, che Guareschi \u00e8 arrivato prima di altri nel ribaltare il pensiero dominante, caro soprattutto a certa sinistra di lotta e di salotto. E, sempre in <em>Don Camillo<\/em>, quando l\u2019impulsivo Peppone minaccia di sparare contro i carabinieri si becca la rampogna del parroco: \u201cPerch\u00e9? C\u2019\u00e8 nel regolamento del tuo partito che dovete sparare contro i carabinieri? E allora spiega a quelle zucche che, in fondo, anche i carabinieri sono dei figli del popolo sfruttati dal capitalismo\u201d. Con pi\u00f9 semplicit\u00e0 e soprattutto vent\u2019anni prima, ha detto le stesse cose di Pasolini (che per aver scoperto l\u2019acqua calda \u00e8 stato nel 1968 portato in trionfo dai radical chic dell\u2019<em>Espresso<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cOgni volta che Di Maio parla, muore un congiuntivo\u201d. Basta fare quattro passi nella Rete per trovare slogan e battute come questa. L\u2019arrivo dei Cinque Stelle al potere ha liberato una grande voglia di scherzare sulla ignoranza altrui. Si ironizza soprattutto sulla incompetenza della nuova classe politica che non \u00e8 stata filtrata attraverso nessuna \u201cscuola di partito\u201d e che non ha fatto alcuna gavetta. E ovviamente sul livello culturale di molti dei nuovi attori della scena parlamentare, giudicato dal popolo della Rete estremamente basso, \u00e8 cresciuto un filone di arguzie e motti (pi\u00f9 o meno salaci). 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