{"id":1074,"date":"2018-10-22T21:53:53","date_gmt":"2018-10-22T19:53:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1074"},"modified":"2018-10-22T22:16:52","modified_gmt":"2018-10-22T20:16:52","slug":"anche-de-sade-boccia-il-reddito-di-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/10\/22\/anche-de-sade-boccia-il-reddito-di-cittadinanza\/","title":{"rendered":"Pure De Sade boccia il reddito di cittadinanza"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 capitare, come \u00e8 capitato a me, di trovare una spietata critica al reddito di cittadinanza l\u00e0 dove meno te lo aspetti. Nel mio caso \u00e8 successo esattamente a pagina 32 de <em>La filosofia nel boudoir <\/em>(edizione Oscar classici Mondadori, traduzione di <strong>Daniele Gorret<\/strong>). Bisogna procedere, per\u00f2, con ordine altrimenti la cosa si fa troppo ingarbugliata anche per il lettore pi\u00f9 attento. <em>La filosofia nel boudoir<\/em> \u00e8 una delle opere pi\u00f9 provocatorie di <strong>Donatien Alphonse Francois De Sade<\/strong>. Tra i pochi testi pubblicati in vita dall\u2019autore, il romanzo usc\u00ec a Parigi in forma anonima nel 1795. Qui De Sade descrive l\u2019iniziazione al piacere della giovanissima Eug\u00e9nie da parte di un precettore privo di scrupoli come il bisessuale Dolmanc\u00e9e, descritto come maestro di lussuria. Nel suo compito quest\u2019ultimo si fa aiutare dalla padrona di casa Madame de Saint\u2019Ange e dal fratello della nobildonna, il cavaliere de Mirvel, bello e aitante e come i suoi complici assolutamente immorale e privo di scrupoli. Il testo vuole essere una sorta di contromanifesto, dove la morale viene ribaltata completamente e il buono diventa cattivo e dove il piacere si scambia di posto con il dolore. I tre riescono nell\u2019intento di iniziare la giovanissima Eug\u00e9nie ai piaceri e al crimine, conducendola di buon passo lungo la strada della depravazione, della blasfemia e della scelleratezza. Nella reclusione del boudoir, i personaggi sadiani mettono in scena il rovesciamento della morale comune. Quel rovesciamento che, per\u00f2, cost\u00f2 all\u2019autore il carcere comminatogli sia dall\u2019Ancien Regime che dai rivoluzionari. E il testo sostanzialmente si risolve in un serrato dialogo, intervallato da audaci (per l\u2019epoca) descrizioni di accoppiamenti estremamente articolati e complicati. Il maestro di cerimonie e precettore Dolmanc\u00e9e non smette mai di parlare e di provocare. Nel suo modo di dirigere gli \u201cattori\u201d sembra il regista di un film porno e mentre detta ordini si avventura in monologhi dove la filosofia illuminista viene portata alle sue estreme conseguenze. La morale cattolica viene sovvertita in una blasfemia dissacrante. E la stessa morale comune viene derisa e capovolta fino a mettere sul piatto della bilancia la legge e l\u2019interesse dell\u2019individuo, facendo vincere quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>E ora torniamo alla nostra sorpresa di lettori che a pagina 32 si trovano di fronte una critica ben ponderata e motivata del reddito di cittadinanza. Insomma, il testo \u00e8 dissacrante arrivando al punto di ammettere cose che anche la pi\u00f9 semplice delle intelligenze riterrebbe insostenibili (la virt\u00f9 dell\u2019incesto, ad esempio, prendendo a esempio i casi biblici forniti da Adamo e No\u00e8) e pur tuttavia dice no alla beneficenza senza costrutto. La beneficenza di cui parla Dolmanc\u00e9e equivale al nostro reddito di cittadinanza perch\u00e9 vuole (come ha solennemente annunciato Di Maio) sconfiggere la povert\u00e0. Per\u00f2, spiega questo diabolico precettore alla sua giovane allieva: \u201cabitua soltanto il povero a ricevere aiuti che fiaccano la sua energia; non lavora pi\u00f9 e aspetta la vostra carit\u00e0 e, non appena gli manca, diviene ladro o assassino\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, quello che ancor oggi \u00e8 ritenuto l\u2019ultimo dei classici (o il primo dei moderni), non incanta pi\u00f9 con le sue provocatorie e paradossali tesi. Per\u00f2 pur in un testo cos\u00ec esageratamente provocatorio l\u2019istinto al buon senso emerge laddove si parla di beneficenza. Per De Sade questa non \u00e8 altro che \u201cun vizio dell\u2019orgoglio\u201d piuttosto che \u201cvirt\u00f9 dell\u2019anima\u201d. E uno Stato non pu\u00f2 istituzionalizzarla perch\u00e9 il povero rischierebbe di approfittarne senza emanciparsi. \u00a0Il \u201cdivino marchese\u201d, quindi, diventa il pi\u00f9 liberista dei pensatori proprio l\u00e0 dove si affronta il problema sociale dell\u2019economia. Insomma \u2013 sembra dirci De Sade \u2013 scherziamo pure sui santi, sulla morale, facciamo arrossire il lettore con le nostre porcate pornografiche, ma non scherziamo sull\u2019economia e sul dovere di ognuno di noi di essere costruttore del proprio destino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pu\u00f2 capitare, come \u00e8 capitato a me, di trovare una spietata critica al reddito di cittadinanza l\u00e0 dove meno te lo aspetti. Nel mio caso \u00e8 successo esattamente a pagina 32 de La filosofia nel boudoir (edizione Oscar classici Mondadori, traduzione di Daniele Gorret). Bisogna procedere, per\u00f2, con ordine altrimenti la cosa si fa troppo ingarbugliata anche per il lettore pi\u00f9 attento. La filosofia nel boudoir \u00e8 una delle opere pi\u00f9 provocatorie di Donatien Alphonse Francois De Sade. Tra i pochi testi pubblicati in vita dall\u2019autore, il romanzo usc\u00ec a Parigi in forma anonima nel 1795. 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