{"id":108,"date":"2013-09-26T15:52:25","date_gmt":"2013-09-26T13:52:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=108"},"modified":"2013-09-26T22:48:12","modified_gmt":"2013-09-26T20:48:12","slug":"via-margutta-da-moravia-a-fiorito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2013\/09\/26\/via-margutta-da-moravia-a-fiorito\/","title":{"rendered":"Via Margutta da Moravia a Fiorito"},"content":{"rendered":"<p>Rileggendo capolavori del passato si pu\u00f2 rimanere sconcertati per alcune abitudini dei personaggi che l\u00ec prendono vita. Per tic e modi di pensare ormai considerabili fuori dal tempo. Ed \u00e8 quello che mi \u00e8 successo rileggendo <em>La noia<\/em> di <strong>Alberto Moravia <\/strong>(morto proprio il 26 settembre di 23 anni fa). Si tratta di un cosiddetto \u201ctitolo di catalogo\u201d che d\u00e0 lustro al marchio Bompiani. Dal1960 a oggi ha avuto decine di edizioni. Dal 2001, poi, \u00e8 stampato nella collana dei tascabili e negli ultimi tredici anni ha bruciato ben 19 ristampe. Segno che questo long-seller continua a parlare ai lettori forti e a quelli giovani. Segno, inoltre, della sua attualit\u00e0 e del messaggio sicuramente forte che vuole veicolare. Insomma un classico. E in questo classico troviamo un personaggio che compie passi che oggi sarebbero inspiegabili. E soprattutto si attaccherebbe a modi di fare e di pensare che stonerebbero nel clima \u201cpoliticamente corretto\u201d che permea ogni sfumatura della nostra vita comune.<\/p>\n<p>Il protagonista, Dino, si annoia (e mai titolo fu pi\u00f9 programmatico di questo). Cerca di fare il pittore, ma si annoia. Le relazioni sociali lo annoiano. E ovviamente si annoia a ciondolare nella grande villa sull\u2019Appia dove vive la madre, una ricca borghese che ha come unica preoccupazione quella di amministrare ingenti rendite. Dino \u00e8 nel \u201cmezzo del cammin\u201d di dantesca memoria. Insomma quell\u2019et\u00e0 e quella condizione che oggi qualificherebbe un \u201cbamboccione\u201d. Ovvio che in un simile contesto il trentacinquenne aspirante pittore \u00a0provi a sconfiggere la sua \u201calienazione\u201d con una spasmodica caccia delle pi\u00f9 attraenti rappresentanti del gentil sesso. E cos\u00ec facendo si imbatte in Cecilia, una ex Lolita che ha gi\u00e0 portato alla tomba un pittore sessantenne. Una ragazza? Forse una sfinge. Un personaggio difficilissimo da interpretare. Dino prova a capirla. Prova a possederla. Sa che possedendola, potrebbe vincere la noia che \u00e8 appunto per lui (e per Moravia), l\u2019incapacit\u00e0 di trarre profitto da un rapporto positivo con la realt\u00e0. Per\u00f2 non ci riesce. E i suoi sforzi inutili, le sue frustrazioni, ricordano altri patetici personaggi letterari come <strong>Emilio Brentani<\/strong> di <em>Senilit\u00e0<\/em> e, soprattutto, l\u2019<strong>Humbert Humbert<\/strong> che <strong>Vladimir Nabokov<\/strong> condann\u00f2 all\u2019ergastolo di una posizione ridicola dentro quel capolavoro che \u00e8 <em>Lolita<\/em>. E, guarda il caso, quest&#8217;ultimo romanzo usc\u00ec in Italia proprio mentre Moravia scriveva <em>La noia<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi risulterebbe oltremodo utile la rilettura del romanzo di Moravia. Non solo perch\u00e9 quel grande scrittore non aveva nessuna voglia di compiacere i lettori, abitudine oggi prevalente. Sapeva di avere una grande dote (la capacit\u00e0 appunto di narrare). E con estrema agilit\u00e0 si preoccupava solo di sondare i meccanismi pi\u00f9 profondi dell\u2019animo umano. Quasi da trasformare la scrittura in una sessione di laboratorio. Senza indulgenze, senza compassioni. Con la lucidit\u00e0 appunto dello scienziato. E senza compiacere il lettore con voli pindarici nelle trovate pi\u00f9 romanzesche e fantasiose.<\/p>\n<p>Per\u00f2 si tratta pur sempre di un romanzo di pi\u00f9 di sessant\u2019anni fa. Quindi un romanzo che offre lo spaccato di una societ\u00e0 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ed \u00e8 anche di questa che \u00e8 bene fare la conoscenza. Per capire quanto siamo cambiati e quanto \u00e8 mutato il mondo intorno a noi. Basti pensare che Dino, il protagonista, non ha nessun problema ad assoldare un investigatore privato per spiare Cecilia, che non ha alcun legame ufficiale con lui. Il garante per la Privacy oggi non permetterebbe mai un simile abuso. Ne siamo certi.<\/p>\n<p>Da non trascurare, poi, la citt\u00e0 che ospita questa storia. E\u2019 una Roma non lontana da quella descritta nella <em>Dolce vita<\/em> di <strong>Fellini<\/strong>. In questa Roma era possibile per un bamboccione come Dino andare a vivere a via Margutta, perch\u00e9 spiantato e riluttante a chiedere i soldi alla madre. Oggi nessun bamboccione spiantato potrebbe permettersi nemmeno di lasciare il nido materno (anche se fosse angusto e piccolo e si trovasse in una periferia ben pi\u00f9 modesta rispetto all\u2019Eden dell\u2019Appia antica). L\u2019ultima volta che si \u00e8 parlato di un appartamento di via Margutta sui giornali \u00e8 stato per lo scandalo dei fondi della Regione Lazio. L\u2019ex capogruppo Pdl alla Pisana, <strong>Franco Fiorito<\/strong>, era riuscito a occupare un appartamento dell\u2019Ipab Sant\u2019Alessio. Una strada di prestigio e un appartamento di prestigio per una storiaccia di cattiva politica. I tempi cambiano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Rileggendo capolavori del passato si pu\u00f2 rimanere sconcertati per alcune abitudini dei personaggi che l\u00ec prendono vita. 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