{"id":1086,"date":"2018-11-15T11:18:48","date_gmt":"2018-11-15T10:18:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1086"},"modified":"2018-11-15T11:18:48","modified_gmt":"2018-11-15T10:18:48","slug":"manzoni-visto-con-gli-occhi-di-caravaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/11\/15\/manzoni-visto-con-gli-occhi-di-caravaggio\/","title":{"rendered":"Manzoni visto con gli occhi di Caravaggio"},"content":{"rendered":"<p>Ogni volta che mi capita sotto mano <em>I\u00a0<\/em><em>promessi<\/em> <em>sposi<\/em> non posso fare a meno di ricordare una scena del film <em>Il portaborse\u00a0<\/em>di <strong>Daniele<\/strong> <strong>Luchetti<\/strong>. Il personaggio del \u201cportaborse\u201d (<strong>Silvio Orlando<\/strong>) \u00e8 un appassionato professore di liceo in aspettativa che davanti ai \u201csuoi\u201d ragazzi in procinto di affrontare l\u2019esame di maturit\u00e0 prova a snocciolare in pochi minuti tutti i consigli e le informazioni giuste. E preso dal fervore della sua spiegazione dice: \u201cLa letteratura italiana dell&#8217;Ottocento, ve l&#8217;ho detto migliaia di volte, \u00e8 penosa, andrebbe saltata in blocco. Che cosa ce ne pu\u00f2 importare a noi di un Silvio Pellico, di un Berchet, di uno Zanella, di un Carducci? E anche Manzoni! Diciamo una buona volta la verit\u00e0: mentre lui per cinquant&#8217;anni scrive e riscrive <em>I promessi sposi<\/em>, Balzac infila uno dopo l&#8217;altro dieci capolavori, Melville scrive l&#8217;immenso <em>Moby Dick\u00a0<\/em>\u00a0e Dostoevskij&#8230; Be&#8217;, Dostoevskij scrive: <em>L\u2019idiota<\/em>, <em>Delitto e castigo<\/em>\u00a0e <em>I fratelli Karamazov<\/em>, eh!\u201d Poi penso alle generazioni di studenti piegate sulle pagine manzoniane senza (nella maggior parte dei casi) trarne alcun conforto e alcun piacere. E a quanti di loro darebbero ragione al \u201cportaborse\u201d.<br \/>\nEppure quei \u201ccinquant\u2019anni\u201d di cui parla il professore prestato alla politica non sono passati invano. Anzi. Non spetta a me vestire i panni dell\u2019avvocato difensore di <strong>Manzoni<\/strong>, si difende benissimo da solo. Per\u00f2 una rilettura, va ricordato il pi\u00f9 spesso possibile, di questo capolavoro fa bene anche a chi la scuola l\u2019ha finita da tempo. La sua popolarit\u00e0 non \u00e8 soltanto un canone imposto dall\u2019alto. Il romanzo di Renzo e Lucia \u00e8 anche un romanzo popolare. Un romanzo ambiziosamente realistico, che destruttura l\u2019immaginario barocco per un\u2019opera rivoluzionaria. E sono arrivato a questa conclusione non dopo aver riletto il capolavoro manzoniano, bens\u00ec dopo aver divorato letteralmente le pagine di un saggio appena uscito dal titolo <em>Un romanzo per gli occhi (Manzoni, Caravaggio e la fabbrica del realismo<\/em>) di <strong>Daniela<\/strong> <strong>Brogi<\/strong> (Universit\u00e0 di Siena). Questo volume (pubblicato da Carocci) spiega in maniera estremamente semplice e con validi argomenti che Manzoni ha prodotto un romanzo non soltanto realistico e ambiziosamente edificante, bens\u00ec popolare, cio\u00e8 capace di abbattere \u201cle gerarchie tra tradizione e mitologia\u201d. E lo ha fatto seguendo un esempio (visivo) illustre: <strong>Michelangelo<\/strong> <strong>Merisi<\/strong> da <strong>Caravaggio<\/strong>. I due infatti condividono la stessa terra, lo stesso humus, la stessa prospettiva e lo stesso immaginario. Nonostante li separino due secoli, Caravaggio e Manzoni hanno in comune un metodo (ispirato, tra l\u2019altro, come ben sottolinea la Brogi, alle dottrine religiose maturate dopo il Concilio di Trento). In entrambi, infatti, il Cristianesimo \u201cagisce come un codice culturale capace di restituire visibilit\u00e0 e seiret\u00e0 prospettica a ci\u00f2 che la Storia aveva lasciato\u201d nel cono d\u2019ombra della dimenticanza. Gli umili diventano protagonisti \u2013 nel caso di Manzoni \u2013 di un vero romanzo storico: nel senso di un romanzo in cui anche le moltitudini vengono toccate dalla Storia. Tra le sue pagine i grandi eventi sono visti con gli occhi degli umili che ne pagano le conseguenze dirette. E la Storia \u00e8 quindi senso comune dell\u2019epoca, ovvero \u201cstoria della mentalit\u00e0\u201d.<br \/>\nLa studiosa senese prende il romanzo (soprattutto l\u2019edizione arricchita dalle illustrazioni di <strong>Francesco<\/strong> <strong>Gonin<\/strong> (1840) e lo confronta con il lavoro pittorico di Caravaggio. Il pittore del Seicento e il romanziere dell\u2019Ottocento mostrano un \u201crealismo cristiano\u201d dove Cristo, appunto, scende tra gli uomini, tra le immagini e le esperienza della vita di tutti i giorni. La Brogi porta tanti esempi della pittura caravaggesca dove, proprio come accade nelle pagine del romanzo, la vita quotidiana e le espressioni dell\u2019umilt\u00e0 vengono elevati a paradigmi simbolici.<br \/>\nPersonalmente ho riveduto molto il mio giudizio sul Manzoni. Grazie a questo saggio ho capito che il Manzoni ha portato a termine qualcosa di estremamente ambizioso. Non ha fatto soltanto un romanzo edificante (il bene che vince sul male), un romanzo di formazione (Renzo che alla fine si fa scaltro dopo tutte le corbellerie che l\u2019ingenuit\u00e0 e l\u2019inesperienza gli hanno fatto fare), un romanzo sulla Misericordia e un romanzo storico (con tutte le implicazioni che abbiamo sopra riportato). Manzoni ha anche confezionato un romanzo \u201cpopolare\u201d che ripropone anche visivamente la mentalit\u00e0 e l\u2019immaginario della Controriforma.<br \/>\nLa sua ambizione mi ricorda quella del grande regista <strong>Stanley<\/strong> <strong>Kubrick<\/strong> che per portare sul grande schermo la storia di Barry Lyndon ha voluto immergere gli attori in \u201cquadri\u201d come quelli che vedeva uno scrittore dell\u2019Ottocento (<strong>William<\/strong> <strong>Thackeray<\/strong>). Opere pittoriche cio\u00e8 che se non raccontavano in maniera puntuale e con realismo la vita dell\u2019epoca, comunque plasmavano proprio con la loro estetica l\u2019immaginario del tempo.<br \/>\nInsomma il professore prestato alla politica nel film di Luchetti aveva torto. I dieci romanzi di Balzac non valgono il solo capolavoro manzoniano, capace di metterci sotto gli occhi non solo un mondo lontano, cos\u00ec come era visto e vissuto dalla gente del tempo, ma anche renderlo ancor oggi magistralmente utile a capire il mondo e il ruolo della Misericordia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ogni volta che mi capita sotto mano I\u00a0promessi sposi non posso fare a meno di ricordare una scena del film Il portaborse\u00a0di Daniele Luchetti. Il personaggio del \u201cportaborse\u201d (Silvio Orlando) \u00e8 un appassionato professore di liceo in aspettativa che davanti ai \u201csuoi\u201d ragazzi in procinto di affrontare l\u2019esame di maturit\u00e0 prova a snocciolare in pochi minuti tutti i consigli e le informazioni giuste. E preso dal fervore della sua spiegazione dice: \u201cLa letteratura italiana dell&#8217;Ottocento, ve l&#8217;ho detto migliaia di volte, \u00e8 penosa, andrebbe saltata in blocco. 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