{"id":1090,"date":"2018-11-26T20:15:32","date_gmt":"2018-11-26T19:15:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1090"},"modified":"2018-11-26T20:42:12","modified_gmt":"2018-11-26T19:42:12","slug":"con-joyce-sulla-rive-gauche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/11\/26\/con-joyce-sulla-rive-gauche\/","title":{"rendered":"Con Joyce sulla rive gauche"},"content":{"rendered":"<p>Nostalgia canaglia. Io la intitolerei cos\u00ec una recensione dedicata al libro <em>Shakespeare and Company<\/em> scritto da <strong>Sylvia Beach<\/strong> a met\u00e0 degli anni Cinquanta e tornato adesso nelle nostre librerie grazie al prezioso lavoro di <strong>Neri Pozza<\/strong> (traduzione di <strong>Elena Spagnol Vaccari<\/strong> e introduzione di <strong>Livia Manera<\/strong>). Si tratta di un libro di memorie dedicato a un luogo dell\u2019anima. Uno di quei posti dove si \u00e8 fatta la storia del Novecento. Almeno dal punto di vista letterario. Shakespeare and Company era infatti una libreria. Una libreria originale e famosissima. Almeno nell\u2019ambiente cosmopolita e altamente vivace della Parigi degli anni Venti.\u00a0 Una libreria che non vendeva semplicemente libri. Un luogo dove i libri si creavano, dove maturava l\u2019intelligenza letteraria degli scrittori e dove \u2013 alla fine \u2013 \u00e8 stato pubblicato anche uno di questi capolavori, se non IL capolavoro per antonomasia del Novecento: l\u2019 <em>Ulisse<\/em> di <strong>James Joyce<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine. In questo libro di memorie la signora Beach, americana, figlia di un pastore presbiteriano e professore di teologia a Princeton, racconta della sua seconda vita. Quella passata a Parigi. Prima come studentessa squattrinata poi come libraria. La Parigi di quegli anni attirava molti americani. Prima di tutto perch\u00e9 non c\u2019era l\u2019ipocrita condizionamento del proibizionismo e poi perch\u00e9 il cambio dollaro-franco era cos\u00ec favorevole al primo che tutto, nella capitale francese, era a buon mercato. Soprattutto affittare locali sulla <em>rive gauche<\/em> per aprirvi una libreria di testi in lingua inglese.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che entra in gioco l\u2019espressione \u201cnostalgia canaglia\u201d. La si pu\u00f2 pronunciare a squarciagola quando ci si rende conto di quanto quei tempi siano lontani e differenti dal nostro presente. La signora Beach apre una libreria semplicemente per rispondere a un bisogno diffuso. Erano tanti gli americani parigini \u201cbisognosi\u201d di leggere nella propria lingua. Oggi sarebbe equivalente aprire un negozio di telefonini per \u201crispondere\u201d alle esigenze dei clienti. Insomma leggendo le pagine di Shakespeare and Company ci si rende conto che quel tempo \u00e8 cos\u00ec diverso dal nostro. Dove le librerie stanno ormai chiudendo tutte e non solo per colpa dell\u2019<em>e-commerce<\/em>.<\/p>\n<p>Il successo della libreria \u00e8 da subito di proporzioni enormi. Non solo Sylvia Beach vende i romanzi inglesi e americani pi\u00f9 in voga e pi\u00f9 interessanti del tempo, ma li \u201caffitta\u201d anche. Un\u2019idea originale per venire incontro a quella nutrita parte della sua clientela non in grado di acquistarli direttamente. Tra questi c\u2019\u00e8 ovviamente James Joyce. Insieme con <strong>Ernest Hemingway<\/strong>, \u00e8 il nume \u201ctutelato\u201d della libreria di Sylvia. Pi\u00f9 che musa, la libraia americana \u00e8 balia degli scrittori. Li aiuta, li assiste, li coccola e li facilita nel loro lavoro. E, nel caso di Joyce, li pubblica. Perch\u00e9 \u00e8 proprio l\u2019originale avventura editoriale dell\u2019Ulisse il cuore di questo libro di memorie. Che andrebbe letto anche solo per sapere tutto su quel capolavoro, sulla sua incubazione e sulla sua diffusione.<\/p>\n<p>Oggi fa venire i brividi anche il pi\u00f9 sintetico elenco di frequentatori assidui del salotto librario della signora Beach. Da <strong>Gertrude Stein<\/strong> ad <strong>Andr\u00e9 Gide<\/strong>, da <strong>Valery Larbaud<\/strong> a <strong>Francis Poulenc<\/strong>, da <strong>Eric Satie<\/strong> a <strong>Paul Valery<\/strong>, e soprattutto Hemingway, <strong>F. S. Fitzgerald<\/strong> e <strong>Ezra Pound<\/strong>. E la famiglia Joyce al completo.<\/p>\n<p>Questo libro andrebbe letto dai giovani per capire cos\u2019era una societ\u00e0 fondata sulla scrittura e sulla lettura. Dove le librerie come quella di Sylvia Beach e quella della sua amica del cuore Adrienne Monnier (che le dette l\u2019idea e che le trov\u00f2 gli spazi, offrendole anche tutto il supporto necessario) erano luoghi animati e vivaci. E soprattutto sempre pieni di gente curiosa e interessata.<\/p>\n<p>Poi il libro \u00e8 anche una preziosa testimonianza delle peripezie affrontate dalla signora Beach per aiutare Joyce nel suo lavoro di scrittore. Sar\u00e0 lei a pubblicare la prima edizione ufficiale dell\u2019Ulisse. Tutti i dettagli di questo lungo e faticoso parto editoriale sono illuminanti.<\/p>\n<p>Se proprio un difetto vogliamo trovarlo alla scrittura della signora Beach, dobbiamo sottolineare il vezzo di parlare di un\u2019epoca e dei suoi protagonisti come gi\u00e0 soffusi dall\u2019aura della celebrit\u00e0. Facile dire si trattasse dei Maestri del Novecento a met\u00e0 degli anni Cinquanta. Difficile immaginarlo negli anni Venti, anche se molti di loro erano ben promettenti. La canonizzazione di quasi tutti gli amici e frequentatori della libreria Shakespeare and Company viene dopo. Eppure quando entrano per la prima volta nella libreria molti di loro (ancor giovani e con sparute pubblicazioni alle spalle) hanno gi\u00e0 il carisma dei maestri riconosciuti. Vezzo questo, assolutamente perdonabile visto il contributo che la testimonianza della Beach offre per illuminare una delle epoche (anni Venti e Trenta a Parigi) tra le pi\u00f9 vivaci dal punto di vista culturale che ci siano mai state.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nostalgia canaglia. Io la intitolerei cos\u00ec una recensione dedicata al libro Shakespeare and Company scritto da Sylvia Beach a met\u00e0 degli anni Cinquanta e tornato adesso nelle nostre librerie grazie al prezioso lavoro di Neri Pozza (traduzione di Elena Spagnol Vaccari e introduzione di Livia Manera). Si tratta di un libro di memorie dedicato a un luogo dell\u2019anima. Uno di quei posti dove si \u00e8 fatta la storia del Novecento. Almeno dal punto di vista letterario. 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