{"id":1101,"date":"2019-01-13T20:17:02","date_gmt":"2019-01-13T19:17:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1101"},"modified":"2019-01-13T20:17:02","modified_gmt":"2019-01-13T19:17:02","slug":"il-lirismo-liberal-di-isherwood","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/01\/13\/il-lirismo-liberal-di-isherwood\/","title":{"rendered":"Il lirismo &#8220;liberal&#8221; di Isherwood"},"content":{"rendered":"<p>Quando usc\u00ec la commedia <em>Quattro matrimoni e un funerale<\/em>\u00a0di Mike Newell in tanti trovarono nell\u2019episodio dell\u2019orazione funebre il pi\u00f9 alto e romantico momento del film. A declamare i versi di una celebre poesia di <strong>Wynstan Auden<\/strong> un giovane omosessuale (l\u2019attore John Hannah) che ricordava con struggente commozione il compagno appena scomparso (Simon Callow). Chiss\u00e0 quanto \u00e8 stata involontaria la scelta di suggerire come amore assoluto quello omosessuale, mentre le storie (a lieto fine) degli altri personaggi della storia venivano liquidate in pochi fotogrammi alla fine della pellicola con riferimenti piuttosto prosaici. Quella scena mi viene in mente ora che chiudo<em> Un uomo solo<\/em> di<strong> Christopher Isherwood<\/strong> (nella rinnovata edizione <strong>Adelphi<\/strong> con la traduzione di\u00a0 <strong>Dario Villa<\/strong>). L\u2019associazione parrebbe delle pi\u00f9 dozzinali. In fondo Isherwood e Auden avevano tante cose in comune. A partire da un profondo legame di amicizia. Entrambi inglesi, entrambi scrittori raffinati, entrambi omosessuali. Entrambi, soprattutto, decisi a vivere la propria identit\u00e0 senza condizionamenti e senza nascondersi dietro ipocrite finzioni.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 <em>Un uomo solo<\/em>, storia di una giornata nella vita di un professore inglese trapiantato in California e da poco rimasto solo per la morte del compagno, mi ricorda quella poesia di Auden (<em>Funeral blues<\/em>, molto amata peraltro dai cineasti visto che \u00e8 stata usata anche in altri film di successo come <em>L\u2019attimo fuggente<\/em> di Peter Weir e <em>La neve e la tigre<\/em> di Roberto Benigni) perch\u00e9 \u00e8 un tributo altrettanto alto e sublime all\u2019amore. In maniera certo pi\u00f9 disincantata e sottile. Quella era una poesia degli anni Trenta, questo un romanzo scritto nei primi anni Sessanta (usc\u00ec nel 1964). Eppure il parallelo mi sembra tutt&#8217;altro che astratto. George, questo il nome del protagonista, ripensa con struggente malinconia al suo compagno, morto lontano da lui. Morto, nel letto dove era cresciuto. Era infatti tornato in famiglia per combattere un mare incurabile. D&#8217;altronde le unioni gay non erano accettate nell&#8217;America dei primi anni Sessanta. O almeno non lo erano come oggi. Il professore inglese, ormai attempato, \u00e8 costretto a vivere il suo lutto a distanza dagli altri membri della famiglia. E nella sua solitudine tutto deve riformularsi. Tutto deve essere ridefinito. Dall&#8217;aria che respiriamo fino al senso ultimo del nostro vivere.\u00a0 E la giornata di questo intellettuale <em>d\u00e9racin\u00e9<\/em> deve diventare il prologo di una nuova vita. O quanto meno la celebrazione di una ritrovata consapevolezza.<\/p>\n<p>Sempre in bilico tra distacco e commozione (come ha scritto <strong>Mario Fortunato<\/strong>), il romanzo diventa un interessante testamento intellettuale di un autore che \u00e8 partito dal proprio vissuto per estrapolare una lezione universale. E se le pagine pi\u00f9 belle sono quelle del ricordo di un amore ormai concluso, quelle pi\u00f9 sapide restano le pagine in cui l\u2019intellettuale britannico offre un ritratto della societ\u00e0 americana degli anni del Boom. D&#8217;altronde l\u2019alter ego dell\u2019autore, ovvero il protagonista George, viene egli stesso omaggiato di un ritratto impareggiabile. Quindi un autoritratto esaltante per la sua semplice esattezza: \u201cGeorge, grazie alla sua anzianit\u00e0, alla licenza di recitare l\u2019eccentricit\u00e0 britannica e, come ultima risorsa, alla sua piccola rendita personale, pu\u00f2 permettersi di dire quasi tutto quello che gli pare\u201d. Ed \u00e8 proprio il libero pensatore, disincantato, sessualmente risolto e appagato, che arriva a schernire con acume e irriverenza le\u00a0 bigotte dottrine dei <em>liberal <\/em>\u00a0(che forse noi definiremmo <em>radical chic<\/em>). Le minoranze &#8211; a esempio &#8211; non sono da santificare per partito preso. Anzi. &#8220;Una minoranza &#8211; spiega il professore inglese che oggi potrebbe servire come elegante <em>spin doctor<\/em> al nostro Salvini &#8211; si considera tale solo quando costituisce\u00a0 una minaccia, vera o presunta, per la maggioranza&#8221;. Insomma le minoranze vanno sempre guardate con sospetto senza ovviamente detestarle o schernirle con pregiudizio. Senza per\u00f2 farne delle vittime innocenti a priori. &#8220;Pensate che l&#8217;essere amati incattivisca? &#8211; chiede ai suoi studenti di letteratura inglese il professor George &#8211; Quindi perch\u00e9 essere detestati dovrebbe rabbonire? Quando vi perseguitano odiate ci\u00f2 che vi sta capitando, odiate chi lo fa capitare; vivete in un mondo di odio&#8221;. E questo nell&#8217;elegante e raffinato romanzo di un amore omosessuale scritto da un emancipato scrittore liberal nella California che stava incubando la rivoluzione culturale dei figli dei fiori, non certo in un opuscolo del Ku Klux Klan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando usc\u00ec la commedia Quattro matrimoni e un funerale\u00a0di Mike Newell in tanti trovarono nell\u2019episodio dell\u2019orazione funebre il pi\u00f9 alto e romantico momento del film. A declamare i versi di una celebre poesia di Wynstan Auden un giovane omosessuale (l\u2019attore John Hannah) che ricordava con struggente commozione il compagno appena scomparso (Simon Callow). Chiss\u00e0 quanto \u00e8 stata involontaria la scelta di suggerire come amore assoluto quello omosessuale, mentre le storie (a lieto fine) degli altri personaggi della storia venivano liquidate in pochi fotogrammi alla fine della pellicola con riferimenti piuttosto prosaici. 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