{"id":1124,"date":"2019-03-05T17:31:56","date_gmt":"2019-03-05T16:31:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1124"},"modified":"2019-03-07T12:36:30","modified_gmt":"2019-03-07T11:36:30","slug":"hemingway-e-lantidoto-alla-febbre-retorica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/03\/05\/hemingway-e-lantidoto-alla-febbre-retorica\/","title":{"rendered":"La Caporetto di Hemingway \u00e8 una vittoria letteraria"},"content":{"rendered":"<p>Chiudendo <em>Addio alle armi<\/em> di <strong>Ernest Hemingway<\/strong>\u00a0(nell&#8217;edizione Oscar Mondadori con la preziosa traduzione di <strong>Fernanda Pivano<\/strong>) mi \u00e8 tornata in mente la figura di <strong>Medusa<\/strong>. Impossibile guardare negli occhi il mitologico personaggio. E chi alzava lo sguardo su di lei lo faceva attraverso l&#8217;espediente di una superficie riflettente. La guerra, con i suoi orrori e la sua stupida e cieca violenza, non pu\u00f2 essere guardata direttamente negli occhi.\u00a0 Si pu\u00f2 soccombere nel tentativo di raccontarla e di spiegarla. Si soccombe per piet\u00e0, si soccombe per debolezza o si soccombe sotto il peso di una retorica\u00a0 anestetizzante. Ecco: Hemingway ha guardato gli orrori della guerra, questa Medusa del Novecento, attraverso un espediente letterario non soltanto intelligente e onesto, ma anche appassionato ed efficace. Lo ha fatto prestandoci gli occhi di un barelliere. Anzi di un ufficiale americano\u00a0 &#8220;arruolato&#8221; dalla Croce Rossa in qualit\u00e0 di autista.\u00a0 E&#8217; lui, Frederic Henry, a raccontarci com&#8217;\u00e8 la vita al fronte.\u00a0 Rivediamo le Alpi orientali con i suoi occhi. Cos\u00ec come le colline venete e la Bassa fino a Milano. Non assistiamo mai agli scambi a fuoco dalle trincee. La guerra arriva pi\u00f9 efficacemente con i suoi effetti deleteri: i divieti, i feriti, le privazioni, le strade dissestate e i ponti buttati gi\u00f9. Anche l&#8217;unico sparo che va mortalmente a segno \u00e8 &#8220;fuoco amico&#8221;, e arriva durante la ritirata seguita alla celeberrima e infausta disfatta di Caporetto. Si capisce, quindi, come mai in Italia questo libro sia stato pubblicato soltanto nel 1948. La descrizione degli effetti della guerra non piaceva al regime mussoliniano. Il libro, pubblicato in America gi\u00e0 nel 1929 e da subito acclamato sia in Europa che negli States come un autentico capolavoro, rappresentava una visione poco rispettosa della vulgata ufficiale. Gli sconfitti, secondo Hemingway, sono tutti i soldati, tutti gli arruolati, sia italiani che austriaci. E, di loro, soltanto i contadini sopportano meglio il peso della guerra perch\u00e9 gi\u00e0 umiliati dal destino visto che &#8220;sono stati battuti quando li hanno presi dalle loro campagne e li hanno messi nell&#8217;esercito&#8221;. &#8220;Per questo &#8211; suggerisce lo stesso tenente Henry &#8211; il contadino \u00e8 saggio, perch\u00e9 \u00e8 sconfitto fin dal principio&#8221;. E poi c&#8217;\u00e8 la denuncia degli scarsi rifornimenti, delle avanguardie stremate pi\u00f9 dalla fame che dal freddo e dal fuoco nemico. E la storia d&#8217;amore con l&#8217;infermiera inglese Catherine si intreccia alle vicissitudini belliche del barelliere. I due scappano dalla guerra, approdando a Stresa e da l\u00ec, con una fuga rocambolesca sulle acque del lago Maggiore in Svizzera. Rocambolesca e struggente a un tempo. Con una descrizione da maestro che ci fa immediatamente ricordare i migranti in cerca di salvezza sulle acque del mare. Catherine \u00e8 anche incinta. Ma il finale \u00e8 tutt&#8217;altro che edificante. Un dramma assoluto sigilla il racconto. Un finale che &#8211; come ebbe a scrivere un entusiasta<strong> Ford Maddox Ford<\/strong> &#8211; &#8220;resta impresso nella mente anche dopo aver finito di leggere il libro&#8221;. Grazie anche a uno stile asciutto ed essenziale che secondo <strong>Mario Praz<\/strong> &#8220;aderisce al contorno delle cose con una fermezza che ha dell&#8217;impersonale&#8221;.<\/p>\n<p>I tempi che viviamo sono segnati da uno strapotere dei media e di internet, che semplificano fino all&#8217;osso qualsiasi resoconto. Affidandosi sempre pi\u00f9 spesso a formule retoriche e di sicuro impatto. E anche il dibattito storico e politico spesso si riduce a slogan usa e getta. Buoni per impressionare i lettori sempre pi\u00f9 distratti. Ecco perch\u00e9 un libro come quello di Hemingway oggi \u00e8 un antidoto efficace. Con la sua scelta stilistica\u00a0 ci insegna a diffidare delle vulgate ufficiali e ad assecondare piuttosto le esperienze dirette e il confronto. E la sua onest\u00e0 di scrittore arriva al punto di fargli confessare che non si fida pi\u00f9 nemmeno delle parole. &#8220;Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall&#8217;espressione invano&#8230; Parole astratte come queste risultavano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai numeri delle strade, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti e alle date&#8221;.<\/p>\n<p>Il libro, infine, si offre come illuminante saggio di <em>editing<\/em> visto che l&#8217;edizione Oscar Mondadori (curata da <strong>Paolo Simonetti<\/strong>) non soltanto riporta tutti i possibili titoli scartati poi dall&#8217;autore ma anche i famosi 47 finali. Perch\u00e9 fino all&#8217;ultimo Hemingway \u00e8 rimasto nel dubbio su quale finale fosse il pi\u00f9 efficace sigillo a questo diario bellico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Chiudendo Addio alle armi di Ernest Hemingway\u00a0(nell&#8217;edizione Oscar Mondadori con la preziosa traduzione di Fernanda Pivano) mi \u00e8 tornata in mente la figura di Medusa. Impossibile guardare negli occhi il mitologico personaggio. E chi alzava lo sguardo su di lei lo faceva attraverso l&#8217;espediente di una superficie riflettente. La guerra, con i suoi orrori e la sua stupida e cieca violenza, non pu\u00f2 essere guardata direttamente negli occhi.\u00a0 Si pu\u00f2 soccombere nel tentativo di raccontarla e di spiegarla. Si soccombe per piet\u00e0, si soccombe per debolezza o si soccombe sotto il peso di una retorica\u00a0 anestetizzante. 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