{"id":1153,"date":"2019-04-06T17:19:55","date_gmt":"2019-04-06T15:19:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1153"},"modified":"2019-04-06T19:24:17","modified_gmt":"2019-04-06T17:24:17","slug":"compton-burnett","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/04\/06\/compton-burnett\/","title":{"rendered":"Compton-Burnett e la crisi della famiglia &#8220;tradizionale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Mi piacerebbe\u00a0 utilizzare la macchina del tempo. Mi piacerebbe utilizzarla per far tornare qui da noi la signora <strong>Ivy Compton Burnett<\/strong>. S\u00ec, lei, la famosa scrittrice inglese. S\u00ec, l\u2019autrice di tanti romanzi. L\u2019unica scrittrice nei confronti della quale <strong>Virginia Woolf<\/strong> nutriva un chiaro sentimento di invidia (professionale, ben s\u2019intende). Mi piacerebbe poterla reclutare. E spedirla a Verona. Ovviamente la macchina del tempo dovrebbe anche sistemare questo piccolo ritardo e farci tornare indietro di un paio di settimane. Mi piacerebbe insomma reclutare la signora Compton Burnett per farle seguire il convegno sulla famiglia che si \u00e8 tenuto nella citt\u00e0 veneta. Mi piacerebbe insomma che dalla sua penna (caustica ed elegante, ironica e mai fuori misura) uscisse un\u2019adeguata cronaca dei lavori di quell\u2019assise dove si sono lanciati strali di ogni tipo all\u2019indirizzo di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 \u2013 a loro detta \u2013 naturale. La famiglia \u00e8 una e una sola. Un madre e un padre e tanti (possibilmente) figli non solo naturali ma anche nati nel vincolo del matrimonio religioso. Mi piacerebbe capire cosa avrebbe da dire e da ridire un\u2019autrice come la signora Compton Burnett, che ha passato la vita a scrivere romanzi in cui tutti gli aspetti dei legami familiari e delle relazioni affettive sono stati messi sotto la lente di ingrandimento della sua acuta sensibilit\u00e0 e della sua profonda intelligenza. Lei saprebbe senz\u2019altro trovare le parole pi\u00f9 adatte per descrivere il fanatismo e la miopia di scelte che ai pi\u00f9 sono sembrate fuori dalla Storia. D\u2019altronde in questi giorni \u00e8 tornato nelle nostre librerie uno dei suoi pi\u00f9 conosciuti romanzi:<em> Pi\u00f9 donne che uomini<\/em>\u00a0(<strong>Fazi<\/strong> editore, traduzione, ottima peraltro, di <strong>Stefano Tummolini<\/strong>). Un romanzo uscito per la prima volta nel 1933 e nel quale le relazioni affettive e i vincoli familiari vengono declinati in tutte le forme possibili. Una grande variet\u00e0 di \u201clegami\u201d che non fanno della piccola e chiusa comunit\u00e0 del collegio femminile, gestito dalla signora Josephine Napier, una sorta di comune libertaria e promiscua. Al contrario: l\u2019ordine, l\u2019etichetta e il decoro nella scuola della Napier non sono categorie astratte. E il pudore e il senso della misura sono senz\u2019altro gli assi cartesiani del comportamento di tutti i personaggi della storia. Una storia, quella del romanzo, che si offre come tributo della sua protagonista: \u201cun generale ingioiellato, alta e austera, vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anzich\u00e9 nasconderli\u201d.\u00a0 Intorno a lei troviamo un marito (Simon), un figliastro (Gabriel), un fratello omosessuale (Jonathan Swift) e ovviamente le insegnanti (giovani o meno giovani) dell\u2019istituto. Al gruppo si unisce anche Elisabeth, vecchia amica di giovent\u00f9 alla quale aveva portato via il pretendente. E la figlia di quest\u2019ultima: Ruth. Un secondo tragico lutto fa precipitare i rapporti (sempre molto formali e compunti) degli inquilini del collegio. E colpi di scena e agnizioni aiuteranno a rendere pi\u00f9 sapide le relazioni tra i vari personaggi. Dietro il rigore della signora Napier, per\u00f2, \u00e8 facile vedere la tolleranza frutto di una sapienza forgiata al fuoco dell\u2019esperienza. E il dialogo con il figliastro Gabriel riguardo al marito appena spirato \u00e8 significativo a questo riguardo. \u201cNon ricordo un solo attimo di tenerezza, tra te e tuo marito, che possa essermi di esempio\u201d dice il giovane che sta per sposarsi. \u201cDavvero caro? Non ricordi?\u201d le chiede lei. \u201cE ti pareva poco, quel sentimento che ci vedevi vivere ogni giorno? Quell\u2019affetto monotono, ostinato, che avevi sempre sotto gli occhi? Credi che a un matrimonio si possa chiedere di pi\u00f9?\u201d Eccolo qui il pessimismo (come l\u2019hanno etichettato gli storici della letteratura) della Compton Burnett. Quella capacit\u00e0 tutta sua di raffreddare ardori e romanticismi di ogni sorta. Per\u00f2 il rispetto e la tolleranza (soprattutto in questo romanzo) sono una felice cornice. E, credo, hanno molto da insegnare anche ai militanti della famiglia tradizionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mi piacerebbe\u00a0 utilizzare la macchina del tempo. Mi piacerebbe utilizzarla per far tornare qui da noi la signora Ivy Compton Burnett. S\u00ec, lei, la famosa scrittrice inglese. S\u00ec, l\u2019autrice di tanti romanzi. L\u2019unica scrittrice nei confronti della quale Virginia Woolf nutriva un chiaro sentimento di invidia (professionale, ben s\u2019intende). Mi piacerebbe poterla reclutare. E spedirla a Verona. 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