{"id":1160,"date":"2019-05-30T10:39:29","date_gmt":"2019-05-30T08:39:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1160"},"modified":"2019-05-30T10:46:30","modified_gmt":"2019-05-30T08:46:30","slug":"modesta-proposta-contro-il-dominio-di-youtuber-e-influencer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/05\/30\/modesta-proposta-contro-il-dominio-di-youtuber-e-influencer\/","title":{"rendered":"Modesta proposta contro il dominio di youtuber e influencer"},"content":{"rendered":"<p>Come si arriva alla scelta? Quale processo c&#8217;\u00e8 dietro la semplice azione di prendere un libro in mano, aprirlo e leggerlo? Cosa ci fa incuriosire di un titolo, di un autore? Sono interrogativi che accompagnano gli studiosi e gli esperti di editoria da decenni. E in maniera organizzata almeno dai tempi della nascita dello strutturalismo. Quanto <strong>G\u00e9rard Genette<\/strong> con il suo <em>Soglie<\/em> (<strong>Einaudi<\/strong>, 1989, con la traduzione di <strong>Camilla Cederna<\/strong>) fece entrare il &#8220;paratesto&#8221; (tutto ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 intorno al testo) nel messaggio dell&#8217;autore (e dell&#8217;editore) per il potenziale lettore. Oggi pi\u00f9 che mai, per\u00f2, gli interrogativi che si possono sollevare su questo tema non sono dovuti al significato del lavoro editoriale e a quanto spazio ha il marketing e la pubblicit\u00e0 nel promuovere un libro e il suo autore. Oggi la domanda pi\u00f9 urgente riguarda la curiosit\u00e0. Cosa ci incuriosisce? Ma, soprattutto, ci incuriosisce ancora qualcosa? Per chi, come chi scrive, \u00e8 abituato a leggere non c&#8217;\u00e8 problema a rispondere. A stimolare la nostra curiosit\u00e0 (una sete che non si placa mai, anzi pi\u00f9 si fa per placarla e pi\u00f9 brucia la gola) sono le testimonianze e le <em>auctoritas<\/em>. Un amico che ci racconta quanto ha trovato divertente un romanzo di <strong>Wodehouse<\/strong> ci indurr\u00e0 quanto meno a sfogliare il catalogo di questo autore inglese (compulsando in tutta fretta la sua voce su Wikipedia), un collega cita distrattamente una lettura che l&#8217;ha illuminato e noi andremo di corsa a recuperarla per essere abbagliati dalla stessa luce chiarificatrice, e cos\u00ec via. Poi ci sono le\u00a0<em>auctoritas\u00a0<\/em> quegli autori, quegli artisti o personaggi pubblici che con il loro successo e il loro carisma rappresentano uno sponsor privilegiato.<\/p>\n<p>Partendo da un esempio, ovviamente personale, cerco di sviluppare meglio questo concetto per poi arrivare a conclusioni tutt&#8217;altro che consolanti.<\/p>\n<p>Da pochi giorni ho finito di rileggere (era stata una lontana lettura adolescenziale)\u00a0<em>La condizione umana\u00a0<\/em>di <strong>Andr\u00e9 Malraux<\/strong>. A riprendere in mano questo volume (edizione tascabile <strong>Gallimard<\/strong>) mi hanno spinto due circostanze susseguitesi nello spazio di pochi giorni. La prima \u00e8 stata l&#8217;ennesima visione del bellissimo (a mio avviso) film di <strong>Bernardo Bertolucci<\/strong>\u00a0<em>L&#8217;ultimo imperatore.\u00a0<\/em>Mentre le immagini scorrevano, infatti, tenevo un occhio su Wikipedia per leggere alcune note sul film e una di queste mi ha colpito. Il regista aveva chiesto alle autorit\u00e0 cinesi il permesso di girare a Pechino un film. Aveva sottoposto alle autorit\u00e0 competenti due soggetti: uno originale (quello che poi divenne il film pluripremiato agli Oscar) e l&#8217;altro tratto appunto dalla\u00a0<em>Condizione umana.\u00a0<\/em>Le autorit\u00e0 cinesi optarono per la prima ipotesi scartando la seconda. E questo \u00e8 stato il primo campanello di interesse. Perch\u00e9 continuava (nel 1986-87) a fare paura un libro come quello di Malraux? La seconda circostanza \u00e8 stata un&#8217;intervista televisiva ad Andrea Camilleri. Il padre del commissario Montalbano, lo confesso, non rientra nel novero dei miei autori preferiti. Anzi. Per\u00f2 mi colp\u00ec il solito passaggio della domanda di rito che si fa a ogni scrittore di successo: quale libro l&#8217;ha folgorato al punto da diventare prima un lettore accanito e poi uno scrittore? La risposta di Camilleri \u00e8 arrivata senza esitazioni e con grande passione. &#8220;Quando lessi da ragazzo\u00a0<em>La condizione umana<\/em> ne rimasi folgorato&#8221;.<\/p>\n<p>Del libro ricordavo poco (a parte un <em>incipit<\/em> davvero fulminante\u00a0 che ancora \u00e8 ben stampato nella mia memoria). Cos\u00ec ho deciso di riprenderlo in mano e le considerazioni di questa lettura le metter\u00f2 gi\u00f9 nel prossimo post. Qui mi preme invece chiedermi quanti avranno fatto la stessa cosa sentendo Camilleri citare Malraux? Non credo molti. Soprattutto tra i giovani. Perch\u00e9 quello che col tempo \u00e8 venuto meno in questi ultimi lustri di costante e inesorabile conquista del mondo dell&#8217;immagine e dell&#8217;informazione digitale \u00e8 la curiosit\u00e0 e il rispetto per l&#8217;<em>auctoritas<\/em>. Da ragazzo bastava la mezza parola di un famoso scrittore o intellettuale, che consideravamo se non &#8220;maestro&#8221; almeno autorevole, per farci correre in libreria. I giornali si compravano per andare a leggere attentamente l&#8217;editoriale provocatorio, si correva a teatro per l&#8217;ultima opera d&#8217;avanguardia e il cinema era sempre argomento di dibattito. L&#8217;a<i>uctoritas<\/i> fungeva da canalizzatore di esperienza mediata e veniva spontaneo quindi andare a vedere cosa c&#8217;era dietro quell&#8217;<em>endorsement<\/em>, quella sponsorizzazione. Oggi i ragazzi non sembrano attratti dal mondo della carta stampata. Se ti vedono con un libro in mano non ti interrogano sul contenuto e tanto meno sul suo autore. Inutile dire che basta frequentare i mezzi pubblici\u00a0di trasporto per rendersi conto che libri e giornali sono spariti. Diventa sempre pi\u00f9 difficile, ci raccontano gli insegnanti, abituare i ragazzi alla lettura. E il punto essenziale \u00e8 proprio questo: il ragazzo non sente l&#8217;autorit\u00e0 di chi gli suggerisce di aprire un libro per scoprire incredibili piaceri e illuminazioni. Non avverte pi\u00f9 una distanza fra s\u00e9 e il &#8220;maestro&#8221;, almeno su questo piano. Quindi la lettura del suo &#8220;pari&#8221; gli \u00e8 indifferente perch\u00e9 \u00e8 uguale (ma pi\u00f9 noiosa e complicata) di quella di qualsiasi altro suo coetaneo. Quindi meglio guardare altrove. Insomma la mia modesta proposta per educatori e insegnanti (e per tutti coloro che lavorano ne &#8220;campo&#8221; dell&#8217;editoria) \u00e8 questa: ripristinare il valore di autorit\u00e0, se riusciamo a mettere una distanza tra l&#8217;esempio del &#8220;maestro&#8221; e quella del giovane discente forse riusciamo a recuperare un gap che si fa giorno dopo giorno sempre pi\u00f9 terrificante. Non possiamo abbandonare il campo agli <em>youtuber<\/em> e alle <em>influencer<\/em> altezzose e superficiali. I mezzi (e le intelligenze) in fondo ci sono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come si arriva alla scelta? Quale processo c&#8217;\u00e8 dietro la semplice azione di prendere un libro in mano, aprirlo e leggerlo? Cosa ci fa incuriosire di un titolo, di un autore? Sono interrogativi che accompagnano gli studiosi e gli esperti di editoria da decenni. E in maniera organizzata almeno dai tempi della nascita dello strutturalismo. 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