{"id":1184,"date":"2019-07-06T17:07:39","date_gmt":"2019-07-06T15:07:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1184"},"modified":"2019-07-06T17:08:33","modified_gmt":"2019-07-06T15:08:33","slug":"se-un-romanzo-ci-insegna-la-storia-dei-nostri-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/07\/06\/se-un-romanzo-ci-insegna-la-storia-dei-nostri-diritti\/","title":{"rendered":"Se un romanzo ci insegna la storia dei nostri diritti"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine la distanza tra noi e loro si \u00e8 ridotta, quasi annullata. Noi siamo sempre stati italiani. A volte pi\u00f9 fieri, a volte meno. A seconda di come soffiava il vento della Storia. Loro, invece, italiani lo sono diventati quasi in silenzio. E molto lentamente. Nonostante si fossero messi di traverso al vento della Storia. E lo sono diventati quando la parola <em>italiani<\/em> (come tedeschi, sudtirolesi, ladini, austriaci) ormai ha poco senso. Loro, sono i sudtirolesi. Un popolo che ha subito dalla Storia tante meschine ingiustizie, quasi tutte inutili. Ripagati, per\u00f2, e risarciti con gli interessi grazie a una classe politica che ha saputo capire che l&#8217;unica politica adeguata per promuovere la convivenza pacifica e l&#8217;integrazione piena era la politica dei piccoli passi e del reciproco rispetto delle diversit\u00e0. Tutti i manuali di Storia raccontano bene le vicende e le vicissitudini di una regione montana tanto lontana dal nostro modo di vivere e di considerare il concetto di nazionalit\u00e0. Eppure sono i romanzi che possono aiutare in maniera pi\u00f9 efficace a rendersi conto di cosa vuol dire essere sudtirolese in un Paese dove le diversit\u00e0 non sono mai considerate fonte di ricchezza culturale ma pericolose forze centrifughe. Tanto \u00e8 vero che negli ultimi anni l&#8217;Alto Adige \u00e8 diventato pi\u00f9 volte quinta di splendidi romanzi. In alcuni casi questi romanzi sono anche riusciti a fornire notizie utili e illuminanti sulla Storia della comunit\u00e0 sudtirolese e di quella altoatesina. Come\u00a0<em>Resto qui<\/em> di\u00a0<strong>Marco Balzano<\/strong> (Einaudi) e\u00a0<em>Lissy,\u00a0<\/em>opera seconda di\u00a0<strong>Luca D&#8217;Andrea, <\/strong>autore del thriller\u00a0<em>La sostanza del male <\/em>(Einaudi), <em>bestseller<\/em> mondiale. Prima di tutti, per\u00f2, fu\u00a0<em>Eva dorme\u00a0<\/em>\u00a0di <strong>Francesca Melandri<\/strong>\u00a0(pubblicato nel 2010 da Mondadori) a fornire un ampio spaccato della storia di questa regione dagli anni Trenta dell&#8217;altro secolo ai giorni nostri. Il successo del romanzo fu pi\u00f9 contenuto ma comunque importante, tanto che ora la casa editrice di Segrate ha deciso di riportarlo nelle librerie con un&#8217;edizione tascabile. Ed \u00e8 un&#8217;ottima iniziativa. Lo inseguivo da tempo questo romanzo, che era comunque disponibile nel formato digitale. E l&#8217;attesa \u00e8 stata ben ripagata. La Melandri non soltanto ci racconta la saga familiare degli Huber, concentrandosi soprattutto sull&#8217;emancipazione di Greta (da sguattera a cuoca rinomata) e sulla formazione di sua figlia Eva, ma ci offre anche un affresco dettagliato della storia di questa regione montana. Anzi il libro abbonda di dettagli e di spigolature che aiutano il lettore\u00a0 e il turista distratto a entrare in profondit\u00e0 nelle problematiche che hanno caratterizzato la societ\u00e0 altoatesina negli ultimi ottant&#8217;anni.<\/p>\n<p>Il romanzo ovviamente ha un&#8217;ambizione letteraria che riguarda soprattutto le due protagoniste. E gi\u00e0 nel titolo nasconde un indizio sicuro. Cosa vuol dire per una donna affrontare la Storia? Come si pone rispetto agli uomini? E rilancia una provocazione gi\u00e0 presente nel<em> Paradiso perduto<\/em> di <strong>John Milton<\/strong>. L\u00ec, nell&#8217;XI canto, il poeta inglese fa addormentare Eva per permettere all&#8217;arcangelo Michele di mostrare ad Adamo di quali colpe si macchier\u00e0 la stirpe che da lui (da loro) sta per nascere. Eva insomma non \u00e8 interessata al futuro. Vive il presente senza preoccuparsi, senza malizie o ambizioni sbagliate. La nostra piccola Eva invece, nella sua prima notte d&#8217;amore con un giovane<em> beatni<\/em>k americano, non vuole dormire. Non perch\u00e9 nutra maliziose curiosit\u00e0, non perch\u00e9 covi ambizioni poco cristalline. Semplicemente non dorme perch\u00e9 \u00e8 proprio durante il suo sonno che la Storia \u00e8 solita relegarla a una posizione marginale. La testarda, coraggiosa, e imperturbabile Greta, che indossa la sua bellezza come un vestito dozzinale, senza alcuna cura e senza alcun orgoglio, respinge al mittente le lettere che il suo ex amante (e padre putativo della piccola Eva) manda alla &#8220;figlia&#8221;. Lo fa mentre questa dorme e lo fa per tagliarla fuori dal mondo. E dagli affetti che, pur a distanze siderali (il padre putativo \u00e8 il classico carabiniere calabrese tornato al paesello per sposare la donna scelta dalla famiglia), tentano di restare saldi. Greta \u00e8 diventata una cuoca affermata. L&#8217;albergo-ristorante dove lavora ha avuto anche l&#8217;onore di ospitare una delle pi\u00f9 importanti riunioni tra una delegazione della Democrazia Cristiana (guidata da <strong>Aldo Moro<\/strong>) e una della Sudtiroler Volkspartei, guidata da <strong>Silvius Magnago<\/strong>. Due figure queste, Moro e Magnago, che a confrontarli con i politici di oggi svettano come giganti. Per la loro cultura, per la loro educazione, per la capacit\u00e0 di pensare come statisti cio\u00e8 non guardando il tornaconto del momento ma il bene delle generazioni future. Ed \u00e8 proprio il disegno di Magnago che emerge concretamente nel corso della vita di Eva, che procede speditamente come il treno che la sta portando in Calabria per rivedere finalmente Vito, ormai in punto di morte. Non ci sono pi\u00f9 monumenti sfregiati da ordigni rudimentali, non ci sono pi\u00f9 commemorazioni funebri per morti inutilmente tragiche. Non ci sono pi\u00f9 quegli sguardi in cagnesco e silenzi gelati tra componenti delle diverse etnie. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 quel sentimento di italianit\u00e0 che si viveva nella provincia durante gli anni &#8220;caldi&#8221; dell&#8217;irredentismo tirolese. &#8220;Bolzano &#8211; scrive la Melandri &#8211; \u00e8 l&#8217;unico posto sul territorio nazionale dove gli italiani si sentono appunto italiani, e non siciliani, napoletani, veneti o piemontesi&#8221;<em> Eva dorme<\/em> \u00e8 un libro godibilissimo che nelle mani dei giovani che nulla sanno della storia di questa ragione possono capire che quell&#8217;armonia che regna oggi tra vallate sempre verdi e candide piste da sci non \u00e8\u00a0 l\u00ec da sempre ma \u00e8 il frutto di chi ha saputo governare gli umori pi\u00f9 irrequieti della propria gente e, al tempo stesso, prefigurare una seria di &#8211; per l&#8217;epoca &#8211; nuovi diritti, come quello di difendere la propria identit\u00e0 culturale. Diritti all&#8217;epoca ancora pionieristici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla fine la distanza tra noi e loro si \u00e8 ridotta, quasi annullata. Noi siamo sempre stati italiani. A volte pi\u00f9 fieri, a volte meno. A seconda di come soffiava il vento della Storia. Loro, invece, italiani lo sono diventati quasi in silenzio. E molto lentamente. Nonostante si fossero messi di traverso al vento della Storia. E lo sono diventati quando la parola italiani (come tedeschi, sudtirolesi, ladini, austriaci) ormai ha poco senso. Loro, sono i sudtirolesi. Un popolo che ha subito dalla Storia tante meschine ingiustizie, quasi tutte inutili. 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