{"id":1207,"date":"2019-09-16T13:34:12","date_gmt":"2019-09-16T11:34:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1207"},"modified":"2019-09-16T15:05:50","modified_gmt":"2019-09-16T13:05:50","slug":"sotto-le-dita-di-glenn-gould-tutti-soccombiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2019\/09\/16\/sotto-le-dita-di-glenn-gould-tutti-soccombiamo\/","title":{"rendered":"Sotto le dita di Glenn Gould tutti soccombiamo"},"content":{"rendered":"<p>Ho appena finito di rileggere <em>Il soccombente<\/em> di <strong>Thomas Bernhard<\/strong> (<strong>Aldephi<\/strong>). E la prima cosa che ne ho ricavato \u00e8 un dubbio. Chiuso il libro ho iniziato a dubitare che la lettura sia un\u2019attivit\u00e0 solitaria. Pu\u00f2 esserlo, certo. Pu\u00f2 per\u00f2 non esserlo. Perch\u00e9 dal confronto con altri lettori sullo stesso testo si possono ricavare spunti \u201cesegetici\u201d affato imprevisti. Di sicuro il loro punto di vista \u00e8 molto diverso dal nostro e uno scambio non pu\u00f2 che arricchirci. Se sono tornato sopra le celebri pagine di Bernhard lo devo a <strong>Gaja Lombardi Cenciarelli<\/strong>. La nota scrittrice e raffinata traduttrice (<strong>Wharton<\/strong>\u00a0e <strong>Atwood<\/strong>, tra gli altri) parlandomi del <em>Soccombent<\/em>e ha usato l\u2019espressione \u201copera mondo\u201d. E quest\u2019espressione mi ha fatto riflettere. Per due motivi. Il primo \u00e8 che conosco bene il significato di questa espressione. E il secondo \u00e8 che non la riconoscevo adatta per il romanzo di Bernhard.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la mia memoria \u00e8 piuttosto difettosa (d&#8217;altronde \u00e8 di sicuro passato qualche lustro da quando mi sono imbattuto nel <em>Soccombente<\/em> la prima volta).\u00a0 Per\u00f2 ricordavo bene che la storia ruotava tutta attorno all&#8217;amicizia tra tre musicisti. Due dei quali anonimi virtuosi senza futuro. Mentre il terzo rispondeva addirittura al nome di <strong>Glenn Gould<\/strong>. S\u00ec, questo ricordavo del romanzo di Bernhard: una voce narrante che parlava senza sosta (senza nemmeno un accapo!) due suoi amici Wertheimer\u00a0 e Gould. Raccontava di come il primo si fosse suicidato, superato il mezzo secolo di vita, per la disperazione di non reggere il confronto con Gould. E di come quest\u2019ultimo, invece, sia morto esattamente come avrebbe voluto, cio\u00e8 di colpo mentre suonava le sue tanto amate <em>Variazioni Goldberg<\/em>.<\/p>\n<p>Ma che c\u2019entra l\u2019etichetta di \u201copera mondo\u201d? Mi sono trovato a pensare mentre ascoltavo la descrizione della Lombardi Cenciarelli. La mente \u00e8 andata subito al fondamentale saggio di<strong> Franco Moretti<\/strong>. L\u2019illustre comparatista aveva infatti intitolato proprio cos\u00ec un suo saggio (per <strong>Einaudi<\/strong>) in cui raccontava di quelle pietre miliari della letteratura di ogni tempo che gli storici fanno fatica a inserire in un canone preciso ma che per complessit\u00e0 narrativa, per ampio uso dello <em>stream of consciousness<\/em>, per sfruttamento consapevole dell\u2019allegoria e della digressione, sono capaci di porsi ai lettori di ogni tempo. L\u00ec si parlava di <strong>Moby Dick<\/strong>, di <strong>Cent\u2019anni di solitudine<\/strong>. Addirittura del <strong>Faust<\/strong> goethiano. E io continuavo a chiedermi\u00a0 \u201cma Bernhard? Davvero ha scritto un\u2019opera mondo?\u201d Considerata l&#8217;<em>auctoritas<\/em> della Lombardi Cenciarelli, ho evitato di discutere e obiettare. Pi\u00f9 semplice tornare a casa, cercare il volume e riaprirlo.<\/p>\n<p>Non ricordavo un incipit tanto inquietante come quello del <em>Soccombente<\/em> (\u201cUn suicidio lungamente premeditato, pensai, non un atto repentino di disperazione\u201d). Una frase messa in esergo, ma non presa da un altro autore bens\u00ec di Berhanrd stesso. Insomma il romanzo iniziava con una provocazione quasi da avanguardista e funambolo del testo letterario. Poi l\u2019incipit vero \u00e8 proprio: \u201cAnche Glenn Gould, il nostro amico e il pi\u00f9 importante virtuoso del pianoforte di questo secolo, \u00e8 arrivato soltanto a cinquantun anni, pensai mentre entravo nella locanda. Solo che non si \u00e8 tolto la vita come Wertheimer, ma \u00e8 morto, come si suol dire, <em>di morte naturale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Tutto il romanzo \u00e8 un lungo monologo. In cui il narratore usando proprio il linguaggio dell\u2019epica propone la storia di questi due personaggi: il primo simbolo del genio, il secondo di una ambizione frustrata. In effetti le vite abbastanza semplici (quasi scontate) di questi due \u201ccaratteri\u201d diventano paradigmi di due eroi universali in cui si consuma tutto lo spettro possibile dei tipi umani. Bernhard ci racconta cos&#8217;\u00e8 l\u2019arte e cosa non lo \u00e8. L\u2019arte \u00e8 quella visione autentica del genio che sgorga quasi con naturalezza da una mente che deve essere non soltanto geniale ma anche naif e infantile. Ma la consapevolezza dell\u2019arte ce l\u2019hanno soltanto quelli che l\u2019arte l\u2019ammirano e la vedono fuori di s\u00e9, quelli in buona sostanza che possono diventare anche dei virtuosi del pianoforte, ma non Glenn Gould. Quelli che si macerano perch\u00e9 hanno perso la capacit\u00e0 di vivere una vita istintiva e senza rovelli celebrali. Quelli, in sostanza, che non riescono a non fare confronti a non chiudere gli occhi di fronte alle proprie sconfitte. E\u2019 lo stesso Glenn Gould a trovare la definizione giusta per questo tipo umano. Gould chiama il suo amico Wertheimer \u201cil soccombente\u201d e lo fa senza malizia e senza senso di superiorit\u00e0. Il genio infatti non ha nemmeno bisogno di riconoscersi superiore perch\u00e9 non guarda a queste meschinerie, preso com\u2019\u00e8 dalla pienezza del suo rapporto con l\u2019arte. Ma \u00e8 lo stesso Bernhard che per bocca del suo narratore completa la definizione e getta il lettore nel pi\u00f9 totale sconforto. \u00a0\u201cIl <em>soccombente<\/em> <em>\u00e8 gi\u00e0 stato messo al mondo come soccombente<\/em>, pensai, <em>\u00e8 stato da sempre il soccombente<\/em>, e se osserviamo con puntigliosa attenzione il mondo che ci circonda, stabiliamo che questo mondo \u00e8 composto quasi esclusivamente da uomini che soccombono, da uomini da vicolo cieco\u201d. \u00a0Insomma mi sono ritrovato a pensare che un\u2019opera mondo \u00e8 in fondo proprio questo: un lungo racconto orale in cui ci insegnano come non soccombere di fronte all&#8217;ineluttabilit\u00e0 del destino. Come accettarla ed esorcizzarla. \u201cGlenn \u2013 scrive in un altro passo Bernhard \u2013 \u00e8 morto, pensai, nel momento per lui pi\u00f9 favorevole, mentre Werheimer non si \u00e8 tolto la vita nel momento per lui pi\u00f9 favorevole, chi si toglie la vita non se la toglie mai nel momento pi\u00f9 favorevole, mentre la cosiddetta morte naturale arriva sempre nel momento pi\u00f9 favorevole\u201d. Anche nella morte, cercata e voluta con teatralit\u00e0 esagerata, il povero Wertheimer perde il confronto col genio canadese. Ed \u00e8 sempre questo il risultato quando si insegue l\u2019arte dimenticandosi di vivere pienamente e con trasporto la (propria) eistenza.<\/p>\n<p>S\u00ec, aveva ragione la Lombardi Cenciarelli:\u00a0<i>Il soccombente<\/i> \u00e8 un&#8217;opera mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ho appena finito di rileggere Il soccombente di Thomas Bernhard (Aldephi). E la prima cosa che ne ho ricavato \u00e8 un dubbio. Chiuso il libro ho iniziato a dubitare che la lettura sia un\u2019attivit\u00e0 solitaria. Pu\u00f2 esserlo, certo. Pu\u00f2 per\u00f2 non esserlo. Perch\u00e9 dal confronto con altri lettori sullo stesso testo si possono ricavare spunti \u201cesegetici\u201d affato imprevisti. Di sicuro il loro punto di vista \u00e8 molto diverso dal nostro e uno scambio non pu\u00f2 che arricchirci. Se sono tornato sopra le celebri pagine di Bernhard lo devo a Gaja Lombardi Cenciarelli. 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