{"id":1231,"date":"2020-03-14T20:29:45","date_gmt":"2020-03-14T19:29:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1231"},"modified":"2020-03-14T21:53:08","modified_gmt":"2020-03-14T20:53:08","slug":"la-profezia-di-del-giudice-che-ci-atterrisce-e-ci-consola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/03\/14\/la-profezia-di-del-giudice-che-ci-atterrisce-e-ci-consola\/","title":{"rendered":"La profezia di Del Giudice che ci atterrisce e ci consola"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono scrittori (nostri contemporanei) che seguiamo da sempre. Se un loro libro ci coinvolge e ci appassiona stabiliamo subito un rapporto fiduciario con loro e torniamo a giudicarli a ogni nuovo libro. Alcuni col tempo ci deludono altri continuano a riempire gli scaffali delle nostre biblioteche casalinghe. Ogni tanto capita di constatare: \u201cE\u2019 tanto che X non sforna un titolo nuovo!\u201d E ci si mette in tranquilla attesa. Prima o poi, ne siam certi, il libro arriva. Per la nostra felicit\u00e0 di lettori fedeli. Io \u00e8 da tempo che aspettavo di leggere un nuovo testo di <strong>Daniele Del Giudice<\/strong>. Sono tanti anni che non pubblica, mi trovavo a pensare. E invece \u00e8 arrivata la doccia fredda. Mi \u00e8 capitato sotto gli occhi un bella e commovente testimonianza di un suo amico, pubblicata nelle pagine culturali di un quotidiano, dove si racconta della sua malattia e del suo isolamento in una casa di cura veneziana.<\/p>\n<p>Un isolamento ben diverso dal nostro, alle prese con l\u2019emergenza coronavirus. L\u2019isolamento di chi non pu\u00f2 pi\u00f9 usare le parole e non pu\u00f2 pi\u00f9 ricorrere alla memoria. Parole e memoria del vissuto che sono gli ingredienti indispensabili per chi vuole fare della scrittura un\u2019arte.<\/p>\n<p>Le parole di <strong>Ernesto Franco<\/strong>, la sua devozione, il suo tributo all\u2019amico, sono tra le cose pi\u00f9 belle che abbia letto negli ultimi tempi. E come primo e scontato effetto mi hanno portato a riprendere in mano uno dei testi pi\u00f9 rappresentativi della perizia narrativa di Del Giudice. Ed \u00e8 cos\u00ec che mi sono riletto <em>Atlante occidentale<\/em> (come tutti i suoi titoli pubblicato da <strong>Einaudi<\/strong>, di cui Del Giudice \u00e8 stato a lungo consulente editoriale).<\/p>\n<p>Scoperto da <strong>Italo Calvino<\/strong>, Daniele Del Giudice (romano, classe 1949) esordisce con <em>Lo stadio di Wimbledon<\/em> nel 1983 (con il quale ottiene gi\u00e0 un riconoscimento importante come il Premio Campiello opera prima). Tra i suoi romanzi (pochi, in verit\u00e0) si ricordano soprattutto <em>Atlante occidentale<\/em> (1985) e <em>Nel museo di Reims<\/em> (1988) e due raccolte di racconti <em>Staccando l\u2019ombra da terra<\/em> (1994) e <em>Mania\u00a0<\/em> (1997).<\/p>\n<p>Pensando alla nostra situazione di oggi (schiacciati da una pericolosa pandemia) e all\u2019isolamento di Del Giudice, il romanzo Atlante occidentale\u00a0 appare quanto meno profetico. Si esalta, nel romanzo, la capacit\u00e0 dello scienziato di analizzare il reale con uno sguardo davvero profondo ma allo stesso tempo si paga un tributo davvero alto alla luce che sui misteri del reale soltanto l\u2019occhio e la sensibilit\u00e0 di uno scrittore riescono a produrre.<\/p>\n<p>Il romanzo racconta dell\u2019insolita amicizia che lega un giovane fisico impegnato nel grande laboratorio sotterraneo, collocato tra Francia e Svizzera e gestito dal Cern, e un anziano scrittore in odor di Nobel.<\/p>\n<p>Non devo fare la recensione del libro (che comunque posso sicuramente collocare nella mia categoria preferita di \u201cclassico contemporaneo\u201d). Vorrei semplicemente confessare che mi sono commosso nel notare come il giovane (allora) scrittore tratteggiava un personaggio che \u00e8 nient\u2019altro che il paradigma dello scrittore saggio, anziano, e \u201cgi\u00e0 immortale\u201d.<\/p>\n<p>Alcuni passaggi descrivono un Epstein che \u00e8 la quintessenza del grande scrittore e che in fondo regalano al lettore l\u2019identikit dello scrittore ideale e di quello che \u00e8 il compito e la vocazione di chi vive di parole.\u00a0 C\u2019\u00e8 per esempio l\u2019incipit del nono capitolo che oggi risulta fin troppo calzante per la perizia letteraria di Del Giudice stesso. \u201cDi tutte le cose che col passare degli anni si irrigidiscono, e bisogna tenere in esercizio, Epstein aveva curato. La precisione. Non la pignoleria, che \u00e8 un restringimento del campo visivo n\u00e9 la perfezione che ne \u00e8 l\u2019allargamento illimitato, ma la precisione, come si allena un muscolo\u201d. E aveva anche sottolineato che in fondo il lavoro dello scrittore finisce per essere \u201cuna strage di possibilit\u00e0 a ogni pagina, cimiteri di oggetti e di gesti, immagini e pensieri smontati e appoggiati l\u00e0, a terra di fronte a ci\u00f2 spuntava\u201d. Un percorso pieno di cadaveri, di possibilit\u00e0 mancate, di personaggi prima partoriti e poi eliminati. Uno scenario che soltanto l\u2019ingenuit\u00e0 del lettore poteva pensare \u201cperfetto\u201d nella sua armonia.\u00a0 E che invece\u00a0 risultava assolutamente doloroso per uno scrittore ripercorrere a ogni rilettura.<\/p>\n<p>In fondo \u00e8 questo l\u2019aspetto pi\u00f9 commovente di questa rilettura di <em>Atlante occidentale<\/em>: constatare che in esso ci sono tutte gli elementi che compongono l\u2019arte del romanzo e la figura del grande romanziere. E solo un grande scrittore, poi, \u00e8 capace di denunciare i propri limiti. O meglio quelli delle parole. Come quando il vecchio Epstein spiega al giovane scienziato cosa sia la luce per uno scrittore. Per descriverla, spiegava il futuro Nobel, \u201cci vogliono tanti aggettivi\u201d. Ben diversa era la situazione degli altri oggetti. Che \u201csi possono descrivere per il loro funzionamento, per la loro consistenza, per ci\u00f2 cui somigliavano\u201d. E la luce no. La luce era un vero paradosso per lo scrittore. \u201cPotrei dirle &#8211; spiegava Epstein al giovane fisico &#8211; luce pallida, luce meridiana, luce fredda, luce struggente: la luce resta sempre uguale a se stessa, cambiano soltanto i sentimenti. E poi, di qualunque tipo di luce io le parlassi, sicuramente lei ne penserebbe un\u2019altra, diversa da quella che sto pensando io. E\u2019 cos\u00ec strano, la luce \u00e8 la cosa pi\u00f9 comune che ci sia, molto pi\u00f9 comune del legno e del metallo, eppure \u00e8 la pi\u00f9 privata come se lei o io o chiunque altro producesse la propria\u201d.<\/p>\n<p>Insomma Del Giudice ci regala un personaggio che ci porta per mano nei segreti della scrittura, quindi in ultima analisi in quel laboratorio sotterraneo e segreto (come il Cern di Ginevra) dove riuscire a cogliere la traccia dell\u2019essenza della letteratura, immortalata in un brevissimo gesto, in un fugace accenno.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 profetiche, per\u00f2, e in qualche modo inquietanti le parole che usava lo stesso Epstein nel suo ultimo tentativo di romanzo. Un abbozzo dove un personaggio arriva a confessare: \u201cLui sapeva che non avrebbe pi\u00f9 potuto accucciarsi tra le parole come un animale nella tana\u201d. Che per il vanesio Epstein \u00e8 soltanto un vezzo per \u201cpescare complimenti\u201d dai suoi ammiratori, per noi, invece, lettori orfani della penna di Del Giudice, un presagio pi\u00f9 che funesto.<\/p>\n<div><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono scrittori (nostri contemporanei) che seguiamo da sempre. Se un loro libro ci coinvolge e ci appassiona stabiliamo subito un rapporto fiduciario con loro e torniamo a giudicarli a ogni nuovo libro. Alcuni col tempo ci deludono altri continuano a riempire gli scaffali delle nostre biblioteche casalinghe. Ogni tanto capita di constatare: \u201cE\u2019 tanto che X non sforna un titolo nuovo!\u201d E ci si mette in tranquilla attesa. Prima o poi, ne siam certi, il libro arriva. Per la nostra felicit\u00e0 di lettori fedeli. Io \u00e8 da tempo che aspettavo di leggere un nuovo testo di Daniele Del Giudice. 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