{"id":1238,"date":"2020-04-02T12:19:01","date_gmt":"2020-04-02T10:19:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1238"},"modified":"2020-04-02T12:19:01","modified_gmt":"2020-04-02T10:19:01","slug":"una-polena-nella-tempesta-del-covid-19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/04\/02\/una-polena-nella-tempesta-del-covid-19\/","title":{"rendered":"Una polena nella tempesta del Covid-19"},"content":{"rendered":"<p>La quarantena, si \u00e8 detto a ripetizione in questi giorni, \u00e8 la condizione ideale per leggere. Chiusi in casa, con le pareti impenetrabile baluardo per il Covid 19, abbiamo tutto il tempo per leggere e rileggere. Prendere in mano i nostri amati classici o sondare le ultime novit\u00e0, le lunghe giornate chiusi in casa offrono enormi possibilit\u00e0. Eppure&#8230; Eppure non \u00e8 cos\u00ec semplice. I lettori appassionati hanno anche sognato in passato di restare chiusi in casa a leggere. La realt\u00e0 per\u00f2 ha travolto anche i nostri sogni pi\u00f9 infantili. E ora leggere \u00e8 diventata un\u2019operazione tutt\u2019altro che agevole. In tanti hanno lamentato la mancanza di concentrazione, l\u2019assenza della necessaria dose di serenit\u00e0 per perdersi nell\u2019universo parallelo proposto dalle pagine di un libro. Confesso di aver avuto la stessa difficolt\u00e0. Per fortuna in alcuni casi sono riuscito a navigare\u00a0\u00a0tra le pagine senza troppo sforzo. E quindi mi trovo qui proprio per consigliare un libro che non ho avuto difficolt\u00e0 alcuna a leggere in questi tempi di bollettini \u00a0funebri e di coercizione. Non \u00e8 un classico bens\u00ec una novit\u00e0 fresca di stampa. Ho fatto in tempo a comprare <i>Prima di noi <\/i>di <b>Giorgio Fontana<\/b> (<b>Sellerio<\/b>) in un supermercato prima che il governo costringesse i gestori dello stesso a isolare gli scaffali di articoli \u201cnon di prima necessit\u00e0\u201d. Sapevo\u00a0poco di questo romanzo. Avevo letto alcune recensioni positive, ma a convincermi \u00a0ad acquistarlo &#8211; lo confesso &#8211; \u00e8 stata la mole. Quasi novecento pagine! Mi sono detto: \u201c\u00e8 quello che ci vuole. Chiss\u00e0 quando torner\u00f2 a comprare libri\u201d.<\/p>\n<p>La storia della famiglia Sartori, dalla fine della prima guerra mondiale agli anni Dieci di questo nuovo secolo, \u00e8 stato il controcanto ai bollettini della Protezione civile. Grazie alle storie di Gabriele e Renzo Sartori, dei loro figli, agli amori imposti o sbagliati, alle seduzioni delle ideologie novecentesche, ai rigurgiti della Storia e alle sue invasioni nel privato di questa famiglia di origine friulana e contadina, i giorni sono volati. Mi sono ritrovato con numerosi coinquilini attraverso i racconti e le esperienze dei quali ho ripercorso a volo d\u2019uccello\u00a0\u00a0il nostro Novecento. Loro &#8211; i personaggi &#8211; volevano pi\u00f9 che altro fuggire dalle trappole del destino. Volevano evitare di mettere il piede nella traccia lasciata da chi li ha preceduti. Con la presunzione di scelte pi\u00f9 audaci e pi\u00f9 oneste. E invece&#8230; a fine libro ci si ritrova ancora a desiderare di rivedere nonni e padri e fratelli maggiori per capire meglio chi siamo e chi potremmo diventare. Lo stesso Fontana (gi\u00e0 autore di un romanzo fortunato <i>Morte di un uomo felice<\/i>, che nel 2014 gli \u00e8 valso il <b>Premio Campiello<\/b>) presenta questa saga familiare come una grande sfida. Nel romanzo, spiega l\u2019autore, nato a Saronno nel 1981, \u201cogni membro dei Sartori sperimenta una difficolt\u00e0 radicale di stare al mondo: che desideri rivoluzione, pace, fede o conoscenza, la luce della certezza gli \u00e8 sempre negata o la rifugge; ma non per questo smette di lottare. Ognuno \u00e8 animato dalla volont\u00e0 irriducibile di distinguersi da chi lo ha messo al mondo: essere poeti, partigiani, anarchici, fotografi, cantanti o filosofi \u00e8 innanzitutto un modo per combattere l\u2019eredit\u00e0 dei padri\u201d.<\/p>\n<p>La lunga corsa attraverso la storia dei Sartori si ferma all\u2019ultima generazione, quella che i sociologi chiamano la <i>net generation<\/i>. Le loro fragilit\u00e0 e la mancanza di prospettive sono un sincero paradigma di quanto succede anche fuori dalle pagine di Prima di noi. La precariet\u00e0 come condizione costante rende i loro stessi desideri volatili e incerti. E la metafora che costruisce lo stesso Fontana mi sembra tra le immagini pi\u00f9 indovinate del romanzo. \u201cPer quasi un secolo la famiglia Sartori aveva costruito una nave partendo dal poco legno disponibile: di generazione in generazione era uscita dal fango e dall\u2019oscurit\u00e0 alzando alberi, tessendo vele, rinforzando lo scafo e accumulando cordame. E infine ecco lei, l\u2019ultimo elemento del processo, una decorazione lignea apposta sulla prua, perfettamente modellata ma in fondo inutile &#8211; e con gli occhi aperti sullo scoglio contro cui si sarebbe infranta\u201d. La giovane Letizia, pronipote di Maurizio Sartori, il fante friulano\u00a0sopravvissuto all\u2019orrore del primo conflitto mondiale, non trova un suo ruolo\u00a0nel mondo (come tanti della sua generazione, purtroppo) ma solo il suo posto all\u2019estremo della catena familiare. Sar\u00e0 lei per\u00f2 a chiudere la saga con un grande gesto d\u2019amore. E di gesti d\u2019amore oggi ne abbiamo ovviamente molto bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La quarantena, si \u00e8 detto a ripetizione in questi giorni, \u00e8 la condizione ideale per leggere. Chiusi in casa, con le pareti impenetrabile baluardo per il Covid 19, abbiamo tutto il tempo per leggere e rileggere. 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