{"id":1243,"date":"2020-04-12T08:41:54","date_gmt":"2020-04-12T06:41:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1243"},"modified":"2020-04-12T08:41:54","modified_gmt":"2020-04-12T06:41:54","slug":"la-nostra-fortezza-bastiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/04\/12\/la-nostra-fortezza-bastiani\/","title":{"rendered":"La nostra Fortezza Bastiani"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019isolamento che viviamo in questi giorni, il nostro affacciarci alla finestra e interrogare lo scenario sempre uguale e desolato che ci troviamo di fronte nella speranza di qualche traccia di cambiamento mi hanno riportato alla mente la vicenda del tenente Giovanni Drogo. L\u2019ufficiale nato dalla fantasia di <b>Dino<\/b> <b>Buzzati<\/b> ha gi\u00e0 passato quello che noi stiamo vivendo. Il protagonista del\u00a0<em>Deserto dei tartari<\/em> (<b>Mondadori<\/b>, 1960) \u00e8 sempre stato lontano dal nostro comune sentire. Intuivamo nella sua parabola esistenziale un monito e un messaggio ben importante, per\u00f2 ci tenevamo alla larga da parallelismi di ogni sorta. Il suo, in fondo, dicevamo, \u00e8 stato un isolamento volontario. Pi\u00f9 e pi\u00f9 volte ha avuto nel corso della sua carriera la possibilit\u00e0 di \u201cscappare\u201d dalla Fortezza Bastiani, l\u2019avanposto dove ha trascorso praticamente tutta la sua vita militare. Eppure il tenente Drogo (poi passato, col tempo appunto, al grado di capitano) non ha mai rinunciato a coltivare il sogno di gloria e a sperare che quella lunghissima snervante monotonia potesse sublimarsi in una guerra aperta col nemico. Evito qui di raccontare come va a finire la storia di Drogo. Nella speranza di ispirare a qualcuno la lettura di questo autentico capolavoro dir\u00f2 soltanto un paio di cose sul libro e sulla sua storia. \u00a0Per tutta la vita Buzzati ha dovuto schivare i colpi della critica che riducevano i suoi sforzi letterari a scimmiottamenti di <b>Kafka<\/b>. No. Non ci sono scimmiottamenti. E tanto meno kafkiani. L\u2019assurdit\u00e0 della vita non \u00e8 un monopolio dell\u2019autore praghese. Tutt\u2019altro. Buzzati declina con un suo affatto originale stile la parabola di personaggi che sembrano precipitati in una realt\u00e0 incomprensibile e che durano una fatica titanica per decifrarli. Drogo \u00e8 uno di questi. La carriera militare lo porta, giovane ufficiale, in uno degli avamposti meno ambiti del confine di Stato. Gli echi della guerra sono solo ricordi lontani, ma il pericolo \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo. Dalla ridotta della fortezza si vede soltanto un triangolo di piana desertica oltre la barriera delle montagne. Laggi\u00f9 \u00e8 il regno di un nemico che non ha volto. Li chiamano tartari ma solo per dare un nome esotico a un nemico invisibile. La vita nella fortezza trascorre tra vuoti riti e massacranti esercitazioni. Le stesse regole militari rischiano di essere il pericolo maggiore perch\u00e9 in assenza di un nemico anche la disciplina rappresenta un\u2019oscura minaccia.<\/p>\n<p>Rileggere oggi Buzzati \u00e8 stato per me equiparabile a un esercizio di yoga che dopo il primo iniziale sforzo fisico ti assicura un ritrovato equilibrio interiore. La sua scrittura \u00e8 estremamente elegante. La sua \u00e8 la voce di un narratore sempre misurata e scandita quasi con armonia e con un ritmo suadente che ci conduce attraverso tutta la vita di Drogo senza alcuna fatica. E il suo destino diventa quasi catartico ai nostri occhi. Agli occhi di chi, insomma, in questo momento \u00e8 costretto a lottare contro un nemico invisibile. Ed \u00e8 costretto a farlo dentro le mura della propria \u201cfortezza\u201d domestica. Come Drogo sopra le torri merlate dell\u2019avamposto, anche noi scrutiamo lo scenario quasi innaturale che si presenta ai nostri occhi ogni volta che ci affacciamo alla finestra. A differenza del giovane e ambizioso tenente noi abbiamo la televisione e internet che ci portano in casa fiumi di notizie e di aggiornamenti sulla guerra in corso contro i nostri \u201ctartari\u201d. Eppure il nostro senso di inadeguatezza non viene certo scacciato dall\u2019informazione aggiornata. E\u2019 un tempo speciale questo &#8211; dicono tutti. Un tempo che ci render\u00e0 pi\u00f9 forti, di sicuro migliori. Dobbiamo con stoicismo affrontare la condizione di carcerati e mettere a dura prova la nostra pazienza. Cresciuti in una societ\u00e0 che ha fatto della frenesia un valore, dobbiamo riscoprire i vantaggi e la dolcezza della lentezza. La lettura di Buzzati, in questo senso, \u00e8 un efficacissimo aiuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019isolamento che viviamo in questi giorni, il nostro affacciarci alla finestra e interrogare lo scenario sempre uguale e desolato che ci troviamo di fronte nella speranza di qualche traccia di cambiamento mi hanno riportato alla mente la vicenda del tenente Giovanni Drogo. L\u2019ufficiale nato dalla fantasia di Dino Buzzati ha gi\u00e0 passato quello che noi stiamo vivendo. Il protagonista del\u00a0Deserto dei tartari (Mondadori, 1960) \u00e8 sempre stato lontano dal nostro comune sentire. Intuivamo nella sua parabola esistenziale un monito e un messaggio ben importante, per\u00f2 ci tenevamo alla larga da parallelismi di ogni sorta. 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