{"id":1247,"date":"2020-04-19T11:04:20","date_gmt":"2020-04-19T09:04:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1247"},"modified":"2020-04-19T11:37:02","modified_gmt":"2020-04-19T09:37:02","slug":"il-mes-e-i-malavoglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/04\/19\/il-mes-e-i-malavoglia\/","title":{"rendered":"Il Mes e i Malavoglia"},"content":{"rendered":"<p>Nei dilatati tempi casalinghi di questi giorni mi \u00e8 capitato di riordinare alcuni scaffali della libreria. E tra le mani mi \u00e8 finita una copia dei <em>Malavoglia<\/em> di <strong>Giovanni Verga<\/strong>. Non ricordavo di averla. Almeno non quell&#8217;edizione. Si tratta infatti di una vecchia edizione scolastica (<strong>Mondador<\/strong>i editore), curata da <strong>Romano Luperini<\/strong>. Incuriosito dal ritrovamento mi sono messo a rileggere il capolavoro del Verismo. E sono precipitato in fretta nella vita della famiglia Malavoglia. Non \u00e8 una storia molto leggera. Non certo il modo pi\u00f9 allegro di passare la quarantena. Per\u00f2 mi ha impressionato la sua attualit\u00e0. E chiss\u00e0 se anche i ragazzi che lo stanno affrontando come compito scolastico vedono la singolare attualit\u00e0 del suo messaggio. Se non vado errato &#8211; i miei ricordi scolastici sono vaghi &#8211; lo si consigliava come modello esemplare di una poetica (il verismo) della quale l&#8217;autore catanese era un maestro riconosciuto. Interrogati bisognava soprattutto ricordare quelle caratteristiche che ne facevano un manifesto. In tempi di pandemia, per\u00f2, non mi ha colpito tanto l&#8217;ideologia letteraria sottesa al testo.\u00a0 Piuttosto le coincidenze con la situazione che molti si trovano a vivere oggi.\u00a0 Fatta di dolore, morte, pandemia, tragedie annunciate, e sacrifici. Il <em>lockdown<\/em> \u00e8 stata una vera tragedia economica per tante categorie produttive e per tanti lavoratori. E gli Stati, a iniziare dal nostro, gi\u00e0 fanno i conti con i debiti futuri. I governi mettono in circolo denaro, gli interessi del quale poi si accumuleranno nel nostro debito pubblico. Insomma molti sopravviveranno grazie a queste misure economiche che poi tutti quanti saremo chiamati a pagare. Come non vedere nel naufragio della Provvidenza (la barca dei Malavoglia) una metafora del virus che sta assediando le nostre vite.\u00a0 Come non vedere nel debito contratto da padron &#8216;Ntoni un&#8217;allegoria del nostro destino. La famiglia dei Malavoglia si rimette ogni volta a capo chino a raccogliere le forze e i denari necessari per riscattare una sorte avversa. Lo fa con gli esempi nobili dello stesso capofamiglia, della Mena e di Alessi. L&#8217;usura di zio Crocifisso sembra quasi un inevitabile aspetto della vita economica del paese di Trezza. La sua implacabile legge \u00e8 accettata istintivamente dallo stesso padron &#8216;Ntoni che in questo si rivela quasi un filosofo dell&#8217;economia di mercato. L&#8217;economia va avanti soltanto se c&#8217;\u00e8 speculazione sembrano dire tutti, dal sensale Piedipapera, agli stessi protagonisti del contratto economico che porter\u00e0 alla fine i Malavoglia fuori dalla vecchia casa del nespolo nel momento pi\u00f9 duro della loro parabola. Che poi \u00e8 anche quello che coincide &#8211; altra analogia con la nostra attualit\u00e0 &#8211; con la diffusione del colera nella Sicilia orientale negli stessi anni in cui \u00e8 ambientato il romanzo. Un&#8217;epidemia che taglier\u00e0 le gambe ai piccoli padroncini, ai piccoli imprenditori agricoli e a coloro che volevano fare del commercio una fonte di arricchimento. Malgrado ci\u00f2, la piccola formica dalla schiena piegata di padron &#8216;Ntoni riuscir\u00e0 a riportare la famiglia (o meglio quel che ne rimane) nella casa avita. E il romanzo si chiude proprio nella corte dominata dal nespolo. Con il giovane &#8216;Ntoni che offre le spalle ai fratelli e se ne va via per l&#8217;ultima volta, per sempre. Perch\u00e9, in fondo, ci sono giovani che non riescono a convivere con la regola del sacrificio, con la norma del mettere da parte giorno per giorno un &#8220;grano&#8221; alla volta nelle speranza di garantirsi un futuro meno incerto. Ci sono giovani, come &#8216;Ntoni e Lia che non accettano un destino gi\u00e0 segnato ed \u00e8 per quello che scappano nella grande citt\u00e0.<\/p>\n<p>A meravigliarmi non \u00e8 poi soltanto la coincidenza con la nostra attualit\u00e0. C&#8217;\u00e8 quella lingua &#8220;grassa&#8221; e ricca che Verga si \u00e8 studiato di riproporre tale e quale quella parlata dalle classi popolari nella Sicilia del XIX secolo. Ci sono meravigliose espressioni popolari e dialettali che sono come incastonate nel tessuto di un vigoroso italiano ottocentesco.\u00a0 Sono il vanto di padron &#8216;Ntoni. Attraverso di loro il vecchio pescatore mostra la forza della saggezza popolare, la forza di un buon senso che non disdegna un approccio animistico alla vita. Tra tutte, una sua espressione mi \u00e8 rimasta impressa a fine lettura. &#8220;Lo sfortunato ha i giorni lunghi&#8221; dice a un certo punto padron &#8216;Ntoni. Come non dargli ragione, soprattutto in questi giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nei dilatati tempi casalinghi di questi giorni mi \u00e8 capitato di riordinare alcuni scaffali della libreria. E tra le mani mi \u00e8 finita una copia dei Malavoglia di Giovanni Verga. Non ricordavo di averla. Almeno non quell&#8217;edizione. Si tratta infatti di una vecchia edizione scolastica (Mondadori editore), curata da Romano Luperini. Incuriosito dal ritrovamento mi sono messo a rileggere il capolavoro del Verismo. E sono precipitato in fretta nella vita della famiglia Malavoglia. Non \u00e8 una storia molto leggera. Non certo il modo pi\u00f9 allegro di passare la quarantena. Per\u00f2 mi ha impressionato la sua attualit\u00e0. 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