{"id":1253,"date":"2020-05-25T12:21:40","date_gmt":"2020-05-25T10:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1253"},"modified":"2020-05-25T12:46:17","modified_gmt":"2020-05-25T10:46:17","slug":"goethe-e-lenigma-di-ottilie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/05\/25\/goethe-e-lenigma-di-ottilie\/","title":{"rendered":"Goethe e l\u2019enigma di Ottilie"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono romanzi che hanno un fascino misterioso. Ci sono romanzieri che riescono a nascondere, anche dietro le storie apparentemente pi\u00f9 semplici e banali, suggestioni e rimandi altamente evocativi. Tracce vaghe, insomma, che riescono alla fine a inserire la storia (romanzo) in questione nel ristretto novero dei titoli pi\u00f9 affascinanti ancorch\u00e9 pi\u00f9 misteriosi della letteratura di ogni tempo. Appena conclusa la lettura delle <em>Affinit\u00e0 elettive<\/em> di <strong>Johann Wolfgang von Goethe<\/strong> (nell&#8217;edizione dell&#8217;<strong>Universale Feltrinelli<\/strong>, tradotto da <strong>Umberto Gandini<\/strong> e con una prefazione di <strong>Italo Alighiero Chiusano<\/strong>) non ho alcun dubbio che il romanzo vada subito collocato in quella ristretta cerchia. La storia la conoscono tutti. E soprattutto \u00e8 risaputo il successo che l&#8217;espressione &#8220;affinit\u00e0 elettive&#8221; \u00e8 riuscita a conquistarsi in breve tempo fino a divenire un modo di dire. Eduard e Charlotte vivono una serena vita matrimoniale nell&#8217;agio della loro grande propriet\u00e0. Il tempo lo passano appunto a constatare con austera soddisfazione che i gusti simili e le simili inclinazioni li portano a condividere tutto ci\u00f2 che fanno. Per sconfiggere la noia tipica dei <em>rentiers<\/em> si prodigano nelle migliorie dei terreni e dei pascoli. Ma non basta. Ecco quindi l&#8217;idea: avere ospiti. In villa arriveranno il Capitano (sodale di vecchia data di Eduard) e Ottilie, giovane orfana ma imparentata con Charlotte, che quest&#8217;ultima vuol far uscire dal collegio dove viveva. I destini dei quattro personaggi si intrecciano. Goethe non ha bisogno nemmeno di dare un nome al Capitano (che nella parte finale del romanzo sar\u00e0 promosso a Maggiore) o di circostanziare la storia che racconta e di darle una quinta ben tratteggiata. Tutto rimane vago perch\u00e9 l&#8217;interesse principale del celebre scrittore tedesco \u00e8 confezionare un <em>conte moral\u00a0<\/em>sulle virt\u00f9 sociali del matrimonio e su quelle altrettanto importanti della donna onesta. Quindi, se i destini dei quattro personaggi si incrociano il finale non pu\u00f2 che essere tragico.\u00a0 Come ricorda bene Chiusano nella sua introduzione\u00a0 il romanzo (comparso nel 1809 quando l&#8217;autore stava per doppiare la boa dei sessant&#8217;anni) non era stato capito dai contemporanei, che avevano finito per accantonarlo proprio per la sua morale raccomandabile.<\/p>\n<p>In verit\u00e0 i posteri sarebbero poi rimasti affascinati proprio dall\u2019ambiguit\u00e0 del messaggio (scambio di coppie, adulterio e paternit\u00e0, cio\u00e8 temi dubbi messi alla berlina ma a un tempo anche delicatamente e minuziosamente descritti) e dall\u2019enigmaticit\u00e0 del personaggio di Ottilie. Che solo in apparenza risponde al canone molto ottocentesco della signorina senza dote ma dalle tante virt\u00f9. Lo stesso Chiusano nella prefazione ricorda che non si riesce a definire il carattere di questa che solo apparentemente possiamo considerare un\u2019eroina tragica. In fondo Ottilie \u00e8 pi\u00f9 intelligente degli altri personaggi femminili (ma anche di quelli maschili). Si muove con destrezza tra mille insidie esibendo una maschera di perfetta umilt\u00e0. Eppure anche lei cade nel gorgo dell\u2019esperimento di laboratorio proposto da Goethe. Che forse, per\u00f2, ci aiuta con un piccolo (ma significativo) accorgimento a considerare la stessa Ottilie un personaggio particolare se non un alter ego dell\u2019autore stesso (ma in maniera positiva e non negativa come fece Flaubert con la sua Emma Bovary): vale a dire un semplice diario. Le pagine del quale si alternano al racconto nella seconda parte del libro. \u00c8 l\u2019unico personaggio che ha diritto a una \u201cvoce\u201d e non solo. \u00c8 l\u2019unico personaggio che ha il privilegio di dilettarsi in aforismi e di fornire giudizi sul mondo. Ecco la piccola, virtuosa, orfanella sferzare la borghesia con una considerazione inappuntabile: \u201cNessuno \u00e8 pi\u00f9 odioso di un individuo grossolano di condizione borghese. Da lui si dovrebbe pretendere finezza, dal momento che non ha nulla di rozzo di cui occuparsi\u201d. Povera Ottilie! Se fosse catapultata ai nostri giorni inorridirebbe di continuo, dal momento che i nostri borghesi hanno perso quasi tutte le loro originarie qualit\u00e0 per livellarsi verso il basso con chi &#8211; come dice Ottilie &#8211; \u201c\u00e8 costretto a occuparsi di qualcosa di rozzo\u201d. Ma il suo acume (troppo raffinato per non essere associato a quello dell\u2019autore) raggiunge il massimo nel quinto capitolo del romanzo, dove la stessa orfanella scrive:\u201dI folli e gli intelligenti sono ugualmente innocui. I pi\u00f9 pericolosi di tutti sono solo i mezzi matti e i mezzi intelligenti\u201d. E di queste ultime due categoria l\u2019emergenza Covid ha fatto uscire allo scoperto un campionario davvero incredibilmente vario e vasto che lascerebbe la povera Ottilie senza parole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono romanzi che hanno un fascino misterioso. Ci sono romanzieri che riescono a nascondere, anche dietro le storie apparentemente pi\u00f9 semplici e banali, suggestioni e rimandi altamente evocativi. Tracce vaghe, insomma, che riescono alla fine a inserire la storia (romanzo) in questione nel ristretto novero dei titoli pi\u00f9 affascinanti ancorch\u00e9 pi\u00f9 misteriosi della letteratura di ogni tempo. Appena conclusa la lettura delle Affinit\u00e0 elettive di Johann Wolfgang von Goethe (nell&#8217;edizione dell&#8217;Universale Feltrinelli, tradotto da Umberto Gandini e con una prefazione di Italo Alighiero Chiusano) non ho alcun dubbio che il romanzo vada subito collocato in quella ristretta cerchia. 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