{"id":1264,"date":"2020-06-07T09:35:50","date_gmt":"2020-06-07T07:35:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1264"},"modified":"2020-06-07T09:35:50","modified_gmt":"2020-06-07T07:35:50","slug":"leducazione-e-lautarchia-secondo-i-mormoni-dellidaho","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/06\/07\/leducazione-e-lautarchia-secondo-i-mormoni-dellidaho\/","title":{"rendered":"L\u2019educazione e l\u2019autarchia secondo i mormoni dell\u2019Idaho"},"content":{"rendered":"<p>Quando ho preso in mano il romanzo <i>L\u2019educazione<\/i> di <b>Tara<\/b> <b>Westover<\/b> (Feltrinelli, traduzione di Silvia Rota Sperti) ho subito pensato a un titolo estremamente vago per un romanzo. E solitamente quando i titoli sono cos\u00ec anodini il testo non promette niente di affascinante, niente di veramente originale.<br \/>\nA fine lettura per\u00f2 mi sono ricreduto. Nel caso del romanzo autobiografico della giovane Westover il titolo \u00e8 quanto di pi\u00f9 calzante possibile. In effetti questo romanzo di formazione parla proprio dell\u2019educazione che la protagonista riceve. Di come questa stessa educazione le servir\u00e0 non solo per districarsi nelle avventure del mondo ma anche per dare un senso alla propria individualit\u00e0. Insomma per fortificare il proprio carattere e renderla libera.<br \/>\nLa vicenda raccontata \u00e8 piuttosto semplice. La piccola Tara vive in una strana fattoria isolata tra le montagne dell\u2019Idaho. La sua \u00e8 una famiglia numerosa. Ma soprattutto la sua \u00e8 una famiglia mormone. Con un capofamiglia che ha idee molto particolari sul mondo. A iniziare appunto dall\u2019educazione. Il padre della piccola Tara \u00e8 convinto che tutto l\u2019apparato pubblico sia gestito da persone che vogliono rubare e soprattutto dominare le coscienze. L\u2019unico modo per essere liberi \u00e8 quindi quello di vivere una vita autarchica \u201cfuori\u201d dal sistema. E di conseguenza anche la scuola \u00e8 una trappola da evitare. Ragion per cui questi ragazzi mormoni vivono senza contatti con il mondo dell\u2019istruzione istituzionalizzata. La madre trasmette loro pochi insegnamenti e poche regole di matematica e geografica. Insomma l\u2019educazione della famiglia Westover ha un\u2019impronta altrettanto autarchica del loro regime economico.<br \/>\nTara non conoscerebbe le gioie della cultura, il piacere della scoperta del mondo reale, se non avesse a che fare con un padre padrone e dei fratelli tiranni. Al punto che la violenza domestica in questa insolita fattoria mormona (dove il principale mezzo di sostentamento non sono le colture ma la rottamazione di vecchie auto e la costruzione di fienili in giro per la regione) finisce per divenire la prima vera spinta all\u2019emancipazione. Una crescita e una conquista di indipendenza che la giovane Tara concretizza con la sua entrata in un college. Riesce da privatista a superare gli esami di ammissione ma, una volta dentro, scopre sulla sua pelle che \u201cl\u2019educazione\u201d che le manca, quel bagaglio approssimativo di nozioni e valori, di informazioni e riflessioni, \u00e8 la chiave per stare nel mondo. Per condividere lo spazio in mezzo agli altri e per conquistare un ruolo nella societ\u00e0.<br \/>\nLe scene pi\u00f9 forti del racconto sono ovviamente quelle legate alla violenza domestica. Alla quale la piccola e indifesa Tara non sembra opporsi proprio perch\u00e9 priva di un bagaglio di valori sul metro del quale giudicare quelle odiose azioni (frutto ovviamente di tare mentali che in qualche modo hanno colpito tutto il ramo maschile della sua famiglia). Eppure la scena che pi\u00f9 mi \u00e8 rimasta impressa e che a suo modo segna la debolezza della giovane protagonista, il suo essere indifesa nel contesto sociale a causa della sua ignoranza, \u00e8 quella in cui fa la terribile gaffe di chiedere \u2013 proprio nel corso della sua prima lezione al college \u2013 cos\u2019\u00e8 l\u2019Olocausto. Il professore, pensando a una provocazione, nemmeno risponde. E tutta la classe volge lo sguardo imbarazzato e infastidito verso la nuova arrivata. Solo compulsando su un computer un motore di ricerca la giovane protagonista scopre l\u2019abisso e l\u2019orrore nascosto da quella parole per lei fino ad allora sconosciuta. Solo allora Tara riesce a relativizzare il Male, a capirne gradazioni e intensit\u00e0. Solo allora, solo digitando una semplice \u201cparola\u201d su Google, la giovane mormone realizza cosa le \u00e8 mancato di pi\u00f9 fino a quel momento. Non l\u2019amore materno e il rispetto fraterno, ma la possibilit\u00e0 di capire cosa sono l\u2019amore e il rispetto. Nella sua prefazione all\u2019edizione italiana del romanzo (giudicato tra i migliori romanzi americani dell\u2019ultima decade), lo psicanalista Massimo Recalcati in poche parole riassume il senso di questa storia che andrebbe letta a scuola e sarebbe sicuramente un ottimo stimolo per i ragazzi a non mollare i libri per giocare alla PlayStation o per titillarsi con Tik Tok. \u201cTara Westover \u2013 scrive lo psicanalista &#8211; dimostra una capacit\u00e0 di introspezione che distingue i grandi scrittori, creando una storia universale di formazione che mira al cuore di ci\u00f2 che l\u2019educazione ha da offrire: la prospettiva di vedere la propria vita con occhi nuovi e la volont\u00e0 di cambiarla\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando ho preso in mano il romanzo L\u2019educazione di Tara Westover (Feltrinelli, traduzione di Silvia Rota Sperti) ho subito pensato a un titolo estremamente vago per un romanzo. 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