{"id":1268,"date":"2020-06-30T11:26:22","date_gmt":"2020-06-30T09:26:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1268"},"modified":"2020-06-30T11:27:04","modified_gmt":"2020-06-30T09:27:04","slug":"il-canone-di-trevi-che-piacerebbe-a-garboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/06\/30\/il-canone-di-trevi-che-piacerebbe-a-garboli\/","title":{"rendered":"Il canone di Trevi che piacerebbe a Garboli"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPi\u00f9 ti avvicini a un individuo, pi\u00f9 assomiglia a un quadro impressionista: un coagulo di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quell\u2019individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. \u00a0Bisogna cercare la giusta distanza, in questo tipo di ritratti, che \u00e8 lo stile dell\u2019unicit\u00e0\u201d. C\u2019\u00e8 tutto <strong>Emanuele Trevi<\/strong> in questa dichiarazione di poetica. La si ritrova a pagina 18 del suo ultimo libro: <em>Due vite<\/em>, edito nella Piccola Biblioteca di Neri Pozza. Tutta la sua poetica, dicevo, perch\u00e9 parla di ritratti e perch\u00e9 parla di stile e di unicit\u00e0. Un canone che \u00e8 andato costruendo nel corso degli anni a partire dal mirabile <em>Qualcosa di scritto <\/em>(Ponte alle Grazie, 2012), fino al pi\u00f9 recente <em>Sogni e favole<\/em> (nel 2019 con lo stesso editore). Un canone dove si fa letteratura semplicemente raccontando la propria vita, gli incontri importanti, descrivendo personaggi e persone, indagando a fondo il senso delle letture affrontate. Saggistica, digressioni, pettegolezzi, dialoghi e impressioni che si uniscono in un tutt\u2019uno che fa la felicit\u00e0 di quel lettore che sempre cerca nei libri qualcosa che vale la pena di conoscere e di sapere, che intende fare della lettura insomma un\u2019esperienza autenticamente di vita (anche se mediata dall\u2019autore). E infatti nel libro di ricordi e pensieri dove il critico romano (classe 1964) fa rivivere due figure importanti dell\u2019ultimo quarto di secolo, per chi della letteratura e con la letteratura vive, come<strong> Rocco Carbone<\/strong> e <strong>Pia Pera<\/strong>, il lettore non soltanto fa la conoscenza di questi autori (prematuramente scomparsi) ma riesce a toccare con mano il loro mondo interiore di cui i libri che hanno lasciato sono delle tracce suffragate dalla testimonianza diretta di chi fu loro compagno di strada e amico sincero. E infatti il libro appare soprattutto come un felice tributo al sentimento dell\u2019amicizia che riesce a legare persone difficili, differenti e ossessionate da personalissime e inconciliabili paure, come Pia, Rocco, e lo stesso Emanuele.<\/p>\n<p>Trevi racconta appunto di un ragazzo calabrese approdato nella Citt\u00e0 Eterna per inseguire un sogno di realizzazione. La vita di Carbone \u00e8 stata spezzata troppo presto da un incidente stradale ma non cos\u00ec presto da non permetterci di leggere alcuni dei romanzi pi\u00f9 originali e toccanti degli anni a cavallo del secolo. Tra questi mi \u00e8 rimasto particolarmente caro <em>Libera i miei nemici <\/em>(Mondadori, 2005), dove esplora il tema del terrorismo politico e quello dell\u2019universo carcerario. Come ricorda con una felice sintesi Trevi, Carbone arriva \u00a0da quel \u201cMeridione dal quale era possibile portarsi dietro nient\u2019altro che il decoro del contegno e una scienza pessimista e disillusa del cuore umano\u201d. Poi ancora Trevi suggerisce i personaggi preferiti dallo stesso scrittore calabrese. Nei suoi primi incontri vedeva in Rocco la personificazione di Ciccio Ingravallo, di gaddiana memoria, un Ingravallo che aspirava a diventare un novello Jay Gatsby, senza dimenticare che quasi tutti i giovani aspiranti scrittori come il Rocco appena sbarcato nella capitale, avevano come modello ispiratore il <em>Martin Eden<\/em> di <strong>London<\/strong>.<\/p>\n<p>Anche quello di Pia \u00e8 un ritratto \u201cd\u2019artista\u201d. Ne coglie con grazia e sensibilit\u00e0 lo sguardo sulle cose, la delicatezza e la briosit\u00e0. E soprattutto il suo coraggio. Pia \u00e8 stata un\u2019apprezzata traduttrice dal russo. Aveva tradotto Pushkin, ma soprattutto aveva fatto i conti \u2013 a suo modo \u2013 con il <strong>Nabokov<\/strong> di Lolita riscrivendo il celebre capolavoro dalla parte della giovane protagonista. Ma da ultimo la sua sfida pi\u00f9 ardua e impossibile \u00e8 stata la battaglia contro il male che l\u2019ha lentamente ma inesorabilmente spenta. Ed \u00e8 proprio assistendo a questa lotta che Trevi arriva a dire: \u201cNon siamo nati per diventare saggi, ma per resistere, scampare, rubare un po\u2019 di piacere a un mondo che non \u00e8 stato fatto per noi\u201d. Tutta la forza interiore, tutta l\u2019intelligenza e la sensibilit\u00e0, tutta la cultura a poco servono. Serve invece la consapevolezza che alla vita dobbiamo rubare pi\u00f9 piacere possibile. Ed \u00e8 questo che vuol dire essere coraggiosi. \u00a0Pi\u00f9 del precedente <em>Sogni e favole<\/em>, dove la vita di <strong>Cesare Garboli<\/strong> e quella del fotografo americano <strong>Arturo Patten<\/strong> sono quasi dei pretesti per discettare di letteratura e di arte, in questo nuovo capitolo del suo \u201ccanone\u201d Trevi sceglie un registro ancora pi\u00f9 intimo e misura la sua stessa vita su quella delle persone di cui racconta il destino. Fino a regalare al lettore ragionamenti decisivi sull\u2019esistenza. Sfogliando pagine di libri, film e opere d\u2019arte, con studiata noncuranza Trevi fa cadere nelle nostre mani perle di riflessione sulle passioni umane, sul carattere distintivo e sul destino. Come ha scritto un collega\u00a0(<strong>Leonardo Colombati<\/strong>) che conosce molto bene Trevi, <em>Due vite <\/em>\u00e8 un \u201ccapolavoro di intelligenza e misura, in cui la voce di Emanuele, con la studiata leggerezza di un classico ragiona di temi decisivi dell\u2019esistenza umana\u201d. Senza voler sembrare esagerati potremmo usare le stesse parole che usa Trevi, estasiato dalle sonate di Beethoven eseguite da <strong>Martha Argerich<\/strong>: \u201cOgni volta che siamo colpiti da un\u2019immagine della bellezza e della dignit\u00e0 umana , \u00e8 sempre all\u2019opera una discriminazione riuscita tra il futile e l\u2019essenziale\u201d. Nel lungo racconto di Trevi non ho trovato niente di futile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cPi\u00f9 ti avvicini a un individuo, pi\u00f9 assomiglia a un quadro impressionista: un coagulo di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quell\u2019individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. \u00a0Bisogna cercare la giusta distanza, in questo tipo di ritratti, che \u00e8 lo stile dell\u2019unicit\u00e0\u201d. C\u2019\u00e8 tutto Emanuele Trevi in questa dichiarazione di poetica. La si ritrova a pagina 18 del suo ultimo libro: Due vite, edito nella Piccola Biblioteca di Neri Pozza. Tutta la sua poetica, dicevo, perch\u00e9 parla di ritratti e perch\u00e9 parla di stile e di unicit\u00e0. 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