{"id":1272,"date":"2020-07-07T17:39:58","date_gmt":"2020-07-07T15:39:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1272"},"modified":"2020-07-07T17:39:58","modified_gmt":"2020-07-07T15:39:58","slug":"cosi-roth-non-e-caduto-nella-trappola-di-flaubert","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2020\/07\/07\/cosi-roth-non-e-caduto-nella-trappola-di-flaubert\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec Roth non \u00e8 caduto nella trappola di Flaubert"},"content":{"rendered":"<p>Che <em>Madame Bovary<\/em> sia un romanzo da tenere sempre a portata di giovani curiosi e intelligenti \u00e8 un fatto assodato. Un capolavoro; un classico; un esempio di narrativa quasi inarrivabile. Se arrivi per\u00f2 a essere uno scrittore di successo, se arrivi a conquistare il plauso di platee immense di critici e lettori, per\u00f2, il capolavoro di Flaubert potrebbe dimostrarsi una trappola pericolosa. Questa \u00e8 la prima considerazione che maturo dopo aver chiuso l\u2019ultima pagina di <em>La mia vita di uomo<\/em> di Philip Roth (che ho letto nell\u2019ultima edizione dei Meridiani Mondadori con la traduzione di Norman Gobetti).<\/p>\n<p>Lo scrittore francese si prende gioco della cattiva letteratura e soprattutto della pericolosa (e masochista) ingenuit\u00e0 dei cattivi lettori. E Roth sa bene che \u00e8 troppo facile mettersi alle spalle di Flaubert e ridere con lui delle meschinerie dei lettori e dei cattivi scrittori.<\/p>\n<p>Un rischio, dicevo, perch\u00e9 al raffinato epigono del romanziere francese potrebbe sembrare sufficiente un \u201catteggiamento\u201d ironico nei confronti della realt\u00e0 romanzesca. Potrebbe risultare \u00a0abbastanza il proficuo prendersi gioco di tutto e di tutti, confidando nella propria capacit\u00e0 di usare espedienti retorici e trucchi letterari. Roth invece \u00e8 consapevole di questo rischio e allora progetta un metaromanzo dove, con un gioco pericoloso e raffinato di specchi, riesce a mettere a nudo tutte le debolezze dello scrittore, della letteratura e, perch\u00e9 no, anche del lettore. Ed \u00e8 cos\u00ec che il grande romanziere americano prende una cavia, gli d\u00e0 un nome (Peter Tarnopol), una moglie bisbetica e depressa, una vocazione (la letteratura), un\u2019ambizione (la grande letteratura) e lo getta nel laboratorio delle possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>On ne peut jamais se conna\u00eetre, mais seulement se raconter<\/em> sentenziava Simone de Beauvoir, e confidando nella saggezza dell\u2019autrice francese (tutt\u2019altro tipo rispetto alla signora Bovary)\u00a0 Roth rispolvera il suo Nathan Zuckermann e torna a farne un personaggio da romanzo \u201cautobiografico\u201d, da messa a nudo dell\u2019io, da scavo en ab\u00eeme. Perch\u00e9 si \u00e8 giustamente convinto che alla prova dei fatti \u00e8 pi\u00f9 facile raccontarsi che conoscersi davvero. E che di tabulazione non \u00e8 mai morto nessuno. Ma questa volta Nathan \u00e8 una marionetta nelle mani di Tarnopol. \u00c8 una sua proiezione romanzesca. \u00c8 una maschera dietro la quale la voce di Tarnopol cerca di dare corpo alle proprie ossessioni per liberarsene (e liberarcene) definitivamente<\/p>\n<p>I primi due capitoli insomma sono il tentativo di Tarnopol raccontare ci\u00f2 che non pu\u00f2 conoscere: la sua vita. E sfrutta il nome di Zuckermann per abbellire la propria vita. \u00a0l\u00ec per l\u00ec sogghignano di piacere. Ci diciamo: beh questo giochetto metaletterario \u00e8 piuttosto elementare e abbastanza privo di attrattiva. Ma \u00e8 solo invidia nei confronti del talento di Roth. Perch\u00e9 bastano poche pagine per capire che il capolavoro \u00e8 s\u00ec nel gioco di scatole cinesi ma non solo. Tarnopol infatti non si libera dei propri fantasmi e nemmeno impara a conoscersi raccontandosi.<\/p>\n<p>Per fortuna \u00e8 attraverso le debolezze dello Scrittore (con la S maiuscola) che si pu\u00f2 riuscire a intravedere la vita. La realt\u00e0 infatti sfugge allo scrittore se questi usa il suo smisurato Ego per creare la realt\u00e0 della pagina scritta. Molto pirandellianamente, per\u00f2, i personaggi \u201csecondari\u201d sono \u00a0pi\u00f9 autentici e Roth li sfrutta proprio per stigmatizzare le velleit\u00e0 del romanziere. Due di questi personaggi \u00a0(il padre e la moglie bisbetica e depressa) riescono infatti a smascherarne limiti e perversioni. Il povero Peter ad esempio fa un matrimonio sbagliato (e lo sa ancor prima di dire s\u00ec) ma la \u201crealt\u00e0\u201d di questo legame diventa progressivamente un incubo sempre pi\u00f9 insostenibile. Anche dopo la separazione lei lo tormenta. \u00c8 &#8211; come ci conferma Peter \u2013 fuori di testa ma non solo. Lo tormenta in tutti modi senza nemmeno concedergli il divorzio. E quando per un tentativo di suicidio andato (\u201cpurtroppo\u201d) a male, lei \u00e8 costretta in un letto di ospedale, Tarnopol va in casa di lei e si mette a leggere le pagine del suo diario. E l\u00ec scopre \u2013 o meglio permette a noi di scoprire &#8211;\u00a0 il gioco raffinato di Roth che sfrutta le \u201cconfessioni\u201d dell\u2019aspirante suicida per dirci di pi\u00f9 sullo scrittore. \u201cSe non fosse per me \u2013 scrive Maureen sul diario \u2013 sarebbe ancora l\u00ec a nascondersi dietro il suo Flaubert e non saprebbe riconoscere la vita vera nemmeno trovandosela davanti\u201d.<\/p>\n<p>Anche il padre, proprio nelle ultime pagine del libro, finisce per definire \u2013 tra le righe \u2013 il figlio un perfetto imbecille e visionario. Al padre d\u00e0 sui nervi \u00a0che anche allora, quando ormai \u00e8 finalmente diventato vedovo, il figlio non accetti consigli di buon senso e buona educazione che lo farebbero stare a proprio agio in un consesso di persone adulte e mature. E soprattutto lo imbestialisce \u2013 parole di Tarnopol\/Roth \u2013 \u00a0che abbia \u201cscialacquato l\u2019eredit\u00e0 familiare di industriosit\u00e0, vigore e pragmatismo\u201d.<\/p>\n<p>Insomma \u00e8 la ribellione dei personaggi. Canzonano il povero Tarnopol (sacrificabile sull\u2019altare della letteratura psicanalitica al posto di un indenne Roth). E diventa uno zimbello anche nelle mani di personaggi minori, come il tassista che lo riconosce e gli dice di aver portato prima di lui sul taxi James Baldwin, Norman Mailer e nientemeno che Samuel Beckett. Un grado di presa in giro, questo, che rende molto alto il livello della\u201dconfessione\u201d di Roth. Tra sogni, velleit\u00e0 e debolezze, l\u2019autore di La mia vita di uomo ci offre tutto il paradigma della vita di uno scrittore che non riesce a diventare uomo e che quindi entra nel novero di coloro nei confronti dei quali Flaubert non nutriva simpatia.<\/p>\n<p>Per salvarsi dalle grinfie del \u201cpadre\u201d della Bovary, Roth d\u00e0 in sacrificio Tarnopol (che a sua volta aveva tentato di sacrificare Zuckermann). Ha rischiato grosso. Ha rischiato che Flaubert e i lettori di oggi (il romanzo \u00e8 uscito in America nel 1974) non apprezzassero il suo doppio (anzi triplo) gioco. Grazie al suo talento si \u00e8 salvato. Buon per lui, ma soprattutto per noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che Madame Bovary sia un romanzo da tenere sempre a portata di giovani curiosi e intelligenti \u00e8 un fatto assodato. Un capolavoro; un classico; un esempio di narrativa quasi inarrivabile. 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