{"id":1342,"date":"2021-03-31T18:33:44","date_gmt":"2021-03-31T16:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1342"},"modified":"2021-03-31T18:33:44","modified_gmt":"2021-03-31T16:33:44","slug":"henry-james-batte-stephen-king-a-colpi-di-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2021\/03\/31\/henry-james-batte-stephen-king-a-colpi-di-letteratura\/","title":{"rendered":"Henry James batte Stephen King a colpi di &#8220;letteratura&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;I classici &#8211; ripeteva Italo Calvino &#8211; sono libri che quanto pi\u00f9 si crede di conoscerli per sentito dire, tanto pi\u00f9 quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti&#8221;. Vero. Nel caso di <em>Giro di vite<\/em> di Henry James, per\u00f2, questa scoperta continua, questo stupore rinnovato, accadono a ogni rilettura. Perch\u00e9, ne converrebbe lo stesso autore di <em>Marcovaldo<\/em>, la gran parte dei classici si rinnova a ogni lettura. E il pi\u00f9 celebre racconto &#8220;gotico&#8221; uscito dalla penna del grande scrittore americano \u00e8 sicuramente tra quei libri che hanno in s\u00e9 una potenza rigeneratrice fuori dal comune.<br \/>\nL&#8217;ho appena riletto a distanza di molti anni. Quel che alla prima lettura mi affascin\u00f2 ovviamente era l&#8217;atmosfera da romanzo di genere, per non dire dei personaggi minori, della casa dalle grandi vetrate, del silenzio di fondo rotto soltanto da scricchiolii e da sinistri lamenti. Oggi tutto quel &#8220;colore&#8221; non mi appassiona pi\u00f9. E, come un bravo lettore di romanzi di genere, me ne compiaccio. Vado per\u00f2 oltre e rimango a dir poco stupefatto dalle raffinatezze stilistiche della lingua di James (tanto che mi sono ripromesso di affrontare il testo originale per una terza eventuale lettura).<br \/>\nLa storia ormai \u00e8 universalmente conosciuta. Due piccoli orfanelli, Miles e Flora, sono affidati a uno zio cos\u00ec indaffarato nella cura dei prorpi affari londinesi da non aver tempo per loro. Ecco che viene assunta una istitutrice (perno della storia, voce narrante, e per tuttavia l&#8217;unico personaggio rimasto senza nome). Il lavoro l&#8217;aspetta in provincia, in una grande villa nella contea di Bly. Qui il personale di servizio \u00e8 gestito dalla signora Grose, l&#8217;unica a poter fare da trait d&#8217;union tra il presente torbido e inquietante e un passato oscuro e tragico. Un passato dove a farla da padrona nell&#8217;antica magione erano un maggiordomo senza scrupoli, Peter Quint, e una istitutrice, Miss Jessel, dalla dubbia moralit\u00e0. E saranno proprio i fantasmi di questi due personaggi che la giovane, ingenua ma volenterosa e coraggiosa istitutrice incontrer\u00e0 pi\u00f9 volte nel corso della storia.<br \/>\nIl romanzo ha il suo motivo di interesse nello scontro di visioni soggettive della realt\u00e0. Anche, se non soprattutto, di quella pi\u00f9 enigmatica e drammatica. L&#8217;istitutrice tenta prima di difendere l&#8217;innocenza dei bambini da queste incombenti &#8220;presenze&#8221;, poi inizia una sorta di capovolgimento dei fattori e l\u00e0 dove si credeva risiedesse l&#8217;innocenza si sospetta la presenza del male. D&#8217;altronde l&#8217;uso dei bambini come &#8220;portatori&#8221; di ambiguit\u00e0 nelle storie di fantasmi \u00e8 un topos ormai pi\u00f9 che abusato. Allora (stiamo parlando della fine del XIX secolo) era ancora una fresca invenzione che colpiva profondamente l&#8217;immaginazione dei lettori. L&#8217;ambiguit\u00e0 di questi bambini far\u00e0 nascere nel profondo dell&#8217;animo della narratrice l&#8217;ossessione di un dubbio: i bambini hanno visto o no i fantasmi? E se li hanno visti, perch\u00e9 fanno finta di non vederli? Miles soprattutto rende insonni le notti della povera istitutrice. E&#8217; tenerissimo e vispo. Eppure \u00e8 stato cacciato dal collegio per una colpa inconfessabile. Poi \u00e8 generoso e obbediente. Eppure prende iniziative singolari per un ragazzino della sua et\u00e0.<br \/>\nAggiungete poi a questi ingredienti un occhio scenografico che sarebbe piaciuto ai grandi registi cinematografici come Visconti e KubricK. E la ricetta del capolavoro \u00e8 bella che squadernata.<br \/>\nQui non sveler\u00f2 il finale per non togliere il piacere della scoperta ai lettori che ancora non hanno affrontato questo capolavoro. Qui mi limito a dire qual \u00e8 il carattere del libro che mi sembra rinnovi il fascino di questo romanzo a ogni rilettura. La sua forza risiede nell&#8217;ambiguit\u00e0 che dalla lingua e dallo stile si trasfonde nella descrizione dei luoghi e dei personaggi. Fino a lasciare il lettore nella straordinaria posizione di assegnare un di pi\u00f9 di senso al non detto e al semplicemente vagheggiato e tratteggiato.<br \/>\nD&#8217;altronde il romanzo inizia come un racconto di un racconto. E le memorie della giovane istitutrice sono gi\u00e0 scritte e semplicemente riportate come una confessione anch&#8217;essa ambigua e piena di zone d&#8217;ombra. Insomma lo stesso James, da scrittore magistrale qual \u00e8, si \u00e8 impegnato in una sorte di divertissement, partendo da un canone preciso (e in fin dei conti fin troppo sfruttato) e ne ha fatto una &#8220;palestra&#8221; per il suo understatement e per la sua vena ironica. Basta rileggere il momento centrale del racconto, quello in cui per la prima volta la giovane istitutrice si imbatte nel fantasma di Peter Quint, per rendersene conto. &#8220;Odo ancora, mentre scrivo, l&#8217;intenso silenzio in cui si cessarono tutti i suoni della sera. Le cornacchie smisero di gracchiare nel cielo dorato e l\u2019ora amica smarr\u00ec, per quell&#8217;orribile momento, tutta la sua voce. Ma non ci fu nessun altro cambiamento intorno a me, se cambiamento non era vedere con tanto singolare chiarezza. L\u2019oro luccicava ancora nel cielo, l\u2019aria era limpida e l\u2019uomo che mi osservava da sopra i merli risaltava quanto un ritratto nella sua cornice. Ecco perch\u00e9 pensai, con straordinaria rapidit\u00e0, a tutti coloro che egli avrebbe potuto essere e che non era. Ci fissammo attraverso lo spazio abbastanza a lungo perch\u00e9 potessi chiedermi ansiosamente chi fosse mai, e provare, dinanzi all&#8217;incapacit\u00e0 di rispondervi, uno sbigottimento che, a poco a poco, si faceva sempre pi\u00f9 intenso&#8221;. Questa \u00e8 letteratura. I romanzi (bellissimi) di Stephen King rimangono solamente ottima (anzi magistrale) narrativa di consumo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;I classici &#8211; ripeteva Italo Calvino &#8211; sono libri che quanto pi\u00f9 si crede di conoscerli per sentito dire, tanto pi\u00f9 quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti&#8221;. Vero. Nel caso di Giro di vite di Henry James, per\u00f2, questa scoperta continua, questo stupore rinnovato, accadono a ogni rilettura. Perch\u00e9, ne converrebbe lo stesso autore di Marcovaldo, la gran parte dei classici si rinnova a ogni lettura. E il pi\u00f9 celebre racconto &#8220;gotico&#8221; uscito dalla penna del grande scrittore americano \u00e8 sicuramente tra quei libri che hanno in s\u00e9 una potenza rigeneratrice fuori dal comune. 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