{"id":1367,"date":"2021-09-02T14:53:05","date_gmt":"2021-09-02T12:53:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1367"},"modified":"2021-09-02T17:22:51","modified_gmt":"2021-09-02T15:22:51","slug":"quando-calvino-puntava-tutto-su-hemingway-e-montale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2021\/09\/02\/quando-calvino-puntava-tutto-su-hemingway-e-montale\/","title":{"rendered":"Quando Calvino puntava tutto su Hemingway e Montale"},"content":{"rendered":"<p>Prima o poi sarebbe successo. D&#8217;altronde dove se non qui? Dove se non in un blog che parla esclusivamente di &#8220;classici&#8221;? Di libri che superano la prova del gusto corrente per proporsi come lettura anche per le generazioni successive? E infatti eccomi qui a parlare di <em>Perch\u00e9 leggere i classici<\/em> di <strong>Italo Calvino<\/strong> (nella prima edizione Mondadori del 1991). Si tratta di una rilettura, spinto dal desiderio di rinfrescare la memoria su un testo che mio figlio aveva l&#8217;obbligo di leggere durante le vacanze estive.<\/p>\n<p>Per chi non lo conoscesse, il libro raccoglie alcuni interventi che Calvino \u00e8 andato scrivendo nel corso degli anni. Interventi dedicati a grandi scrittori. In alcuni casi anche a &#8220;colleghi&#8221; del suo tempo. La cornice \u00e8 stata data in un secondo momento. E i testi raccolti hanno avuto come comun denominatore quello di appartenere alla categoria calviniana dei classici. Ecco: iniziamo da qui. Nella sua prefazione il padre di <em>Marcovaldo<\/em> ci spiega con dovizia di dettagli cosa \u00e8 un classico. Calvino nella prefazione del libro squaderna proprio un elenco di definizioni di classico. Tutte vengono accompagnate da un commento\/spiegazione. Tranne la numero 4 e la numero 5. Perch\u00e9 sono perfette e chiarissime anche senza spiegazione: &#8220;D&#8217;un classico ogni rilettura \u00e8 una lettura di scoperta come la prima&#8221; e &#8220;D&#8217;un classico ogni prima lettura \u00e8 in realt\u00e0 una rilettura&#8221;. Forse non sono le definizioni pi\u00f9 famose pescate da questo libro (ben altra fortuna ha avuto &#8220;Un classico \u00e8 un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire&#8221;). Per me, per\u00f2, rappresentano due punti fondamentali. Un libro ha valore perch\u00e9 parla a tutti i suoi lettori. E visto che non ci si bagna due volte nello stesso fiume, anche i lettori cambiando e crescendo maturano nuove sensibilit\u00e0 e nuovi modi di leggere. E a loro lo stesso testo \u00e8 capace di rivelare nuovi dettagli. In un percorso praticamente senza fine.<\/p>\n<p>Non mi piegher\u00f2 al facile colpo di teatro per fare anche di questo libro un classico (spiegando magari perch\u00e9 a ogni rilettura diventi un nuovo oracolo). Anche perch\u00e9 i libri di cui si parla sono s\u00ec classici riconosciuti universalmente, ma in questo caso lo sono soprattutto per Calvino e sono tra i libri che ne hanno fatto lo scrittore e fine lettore che tutti conosciamo. Sfrutto questa rilettura, invece, per pensare al &#8220;canone&#8221; in generale. Il canone, come si sa, \u00e8 una lista di titoli imprescindibili per celebrare quei valori che proprio il canone ha l&#8217;ambizione di rappresentare. La lettura calviniana, per\u00f2, mi fa venire in mente che forse oggi il canone sia un fattore assolutamente superato. Semplicemente perch\u00e9 mancano di autorit\u00e0 non soltanto i classici ma anche i &#8220;maestri&#8221; che proprio ai classici ci fanno regolarmente tornare. E questo perch\u00e9 alla letteratura non chiediamo pi\u00f9 nulla se non un sano svago (il pi\u00f9 possibile intelligente ma sempre assolutamente leggero). Sono passati 40 anni da quando Calvino ha scritto il testo che compare come paragrafo introduttivo al libro. Era il 1981 e in difesa dei classici lo scrittore allora combatteva la sua personale battaglia contro le sovrastrutture ideologiche fino al punto di dire: &#8220;La scuola e l&#8217;universit\u00e0 dovrebbero servire\u00a0 a far capire che nessun libro che parla di un libro dice di pi\u00f9 del libro in questione&#8221;.\u00a0 Se fosse oggi con noi, Calvino si renderebbe conto di essere uscito vincitore da quella battaglia. Peccato che senza contesti, senza &#8220;cultura&#8221;, senza inquadramento storico ogni opera galleggi da sola nel mare della nostra ignoranza senza vele e senza timone. Ed \u00e8 proprio questa condizione di un campo senza coordinate quello che ci fa vivere l&#8217;epoca digitale dove tutte le informazioni sono presenti contemporaneamente sul nostro cellulare senza filtri e senza gerarchie.<\/p>\n<p>Serve davvero, allora, avvertire le nuove generazioni di lettori che <strong>Senofonte<\/strong> e <strong>Ovidio<\/strong> ci hanno lasciato opere imperdibili? Serve davvero indicare nell&#8217;<em>Orlando furioso<\/em> un poema che &#8220;si rifiuta di cominciare cos\u00ec come si rifiuta di finire&#8221;? E di certo non \u00e8 molto opportuno ricordare che la dantesca\u00a0 <strong>Francesca da Rimini<\/strong> \u00e8 stato &#8220;il primo personaggio della letteratura mondiale che vede la sua vita cambiata dalla lettura dei romanzi&#8221; (ben prima di <strong>Emma Bovary<\/strong>, tra l&#8217;altro), visto che l&#8217;ultima conseguenza di quel gesto \u00e8 stata la sua uccisione.\u00a0Personalmente ne dubito. Poi per\u00f2 arriva lo stesso Calvino a illuminarmi. A spingermi a continuare ad andare avanti nel godimento dei libri (e soprattutto dei classici). Al suo sguardo analitico e profondo bastano pochi attimi per inquadrare la quintessenza di un capolavoro e di un &#8220;maestro&#8221;. E quei tocchi gentili e illuminanti continuano a essere ottimo carburante per la stufa della nostra passione letteraria. Come quando ci avverte che la grandezza di <strong>Carlo Emilio<\/strong> <strong>Gadda<\/strong> risiede soprattutto &#8220;nello squarciare la banalit\u00e0 dell&#8217;aneddoto con lampi d&#8217;un inferno che \u00e8 nello stesso tempo psicologico, esistenziale, etico e storico&#8221;. Come quando ci spiega mette di fronte il genio di <strong>Ernest Hemingway<\/strong> che, secondo Calvino, aveva &#8220;capito qualcosa di come si sta al mondo a occhi aperti e asciutti, senza illusioni n\u00e9 misticismo, come si sta soli senza angosce e come si sta in compagnia meglio che soli&#8221;. L&#8217;autore di<em> Addio alle armi\u00a0<\/em>&#8211; per Calvino &#8211; ha elaborato &#8220;uno stile che esprime compiutamente la sua concezione della vita, e che se talvolta ne accusa i limiti e i vizi, pu\u00f2 nelle sue riuscite migliori essere considerato il linguaggio pi\u00f9 secco e immediato il pi\u00f9 privo di sbavature e tumidezze e il pi\u00f9 limpidamente realistico della prosa moderna&#8221;.<\/p>\n<p>E poi ci sono i complimenti a <strong>Eugenio Montale<\/strong> che suonano particolarmente adatti a denunciare i limiti e la povert\u00e0 culturale del mondo che abitiamo: &#8220;In un&#8217;epoca di parole generiche e astratte, parole buone per tutti gli usi, parole che servono a non pensare e a non dire, una peste del linguaggio che dilaga dal pubblico al privato, Montale \u00e8 stato il poeta dell&#8217;esattezza, della scelta lessicale motivata, della sicurezza terminologica intesa a catturare l&#8217;unicit\u00e0 dell&#8217;esperienza&#8221;. Se c&#8217;\u00e8 ancora qualche lettore che voglia misurarsi con la lingua montaliana allora non tutto \u00e8 perduto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Prima o poi sarebbe successo. D&#8217;altronde dove se non qui? Dove se non in un blog che parla esclusivamente di &#8220;classici&#8221;? Di libri che superano la prova del gusto corrente per proporsi come lettura anche per le generazioni successive? E infatti eccomi qui a parlare di Perch\u00e9 leggere i classici di Italo Calvino (nella prima edizione Mondadori del 1991). Si tratta di una rilettura, spinto dal desiderio di rinfrescare la memoria su un testo che mio figlio aveva l&#8217;obbligo di leggere durante le vacanze estive. 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