{"id":1386,"date":"2021-10-25T14:04:08","date_gmt":"2021-10-25T12:04:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1386"},"modified":"2021-10-25T14:08:28","modified_gmt":"2021-10-25T12:08:28","slug":"montaigne-e-i-lanciacori-giallorossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2021\/10\/25\/montaigne-e-i-lanciacori-giallorossi\/","title":{"rendered":"Montaigne e i &#8220;lanciacori&#8221; giallorossi"},"content":{"rendered":"<p>Se <strong>Montaigne<\/strong> fosse nato nel 1970 a Roma e avesse passato la sua infanzia al Portuense, forse oggi sarebbe l\u2019autore di un felice romanzo autobiografico molto autoironico e scanzonato, pieno di amore per la \u201c<em>Maggicaa<\/em>\u201d, magari con veloci escursioni nell\u2019epica del calcio, ricordando eroiche trasferte a bordo di macchine scassate con una scorta inesauribile di panini con la frittata a sentire i grandi che piangono e ridono e bestemmiano di paura e di gioia. E tutto questo con una lingua controllatissima. Di un\u2019eleganza davvero fuori dal comune. Degna del miglior <strong>Racine<\/strong> (ovviamente nato anche lui sotto le Alpi).<\/p>\n<p>Come Montaigne anche il protagonista di <em>La gioia fa parecchio rumore<\/em> (<strong>Einaudi<\/strong>) parte dall\u2019io per offrirci un bellissimo affresco di un periodo irripetibile per chi ha avuto la ventura di nascere e vivere nella Capitale.<\/p>\n<p><strong>Sandro Bonvissuto<\/strong>, questo il nome dell\u2019autore, confeziona un perfetto \u201cromanzo di formazione\u201d sfruttando la metafora dell\u2019amore per una squadra di calcio. Il piccolo protagonista scopre cos\u2019\u00e8 l\u2019amore, quindi cos\u2019\u00e8 la vita, il giorno in cui la bandiera giallorossa diventa il paradigma di ogni cosa, non una ragione di vita, ma la vita stessa.<\/p>\n<p>La storia copre un arco di tempo pari all\u2019infanzia. E si chiude proprio all\u2019alba dell\u2019adolescenza. Con due momenti che diverranno nel tempo le pietre miliari della storia interiore del protagonista (e visto che parliamo di calcio \u00e8 facilmente intuibile che parliamo di una vittoria e di una sconfitta).<\/p>\n<p>Se mi sono permesso di inserire questo titolo (uscito soltanto un anno fa) in un blog che parla di classici e di long seller \u00e8 dovuto al fatto che il romanzo non si limita a celebrare un\u2019educazione sentimentale, bens\u00ec regala dello sport pi\u00f9 amato al mondo una visione affatto nuova e dunque illuminante. A questo scopo serve ovviamente lo sguardo analitico di un filosofo (l\u2019autore si \u00e8 laureato con una tesi su <strong>Merleau-Ponty<\/strong>), ma anche l\u2019innocenza degli occhi di un bambino (come insegnava un secolo fa <strong>Alberto Savinio<\/strong>). Gli unici capaci di offrire una visione davvero essenziale dello spettacolo perch\u00e9 ancora incorrotti da sovrastrutture e pregiudizi. A questo scopo Bonvissuto fa sua anche la lezione di un altro scrittore filosofo (<strong>Robert Pirsig<\/strong>) inserendo un personaggio (Barabba) che ricorda lontanamente il Fedro de <em>Lo zen e l\u2019arte della manutenzione della motocicletta<\/em>. Il protagonista lo incontra al fondo della \u201cbuca\u201d, quella terra di nessuno tra gli ultimi palazzi della periferia e la ferrovia. Un personaggio che vive ai margini dormendo in un camper scassato e usando una vecchia auto arrugginita come \u201ccattedra\u201d. Il piccolo protagonista pende dalle labbra di questo barbone con la passione dei numeri e della cabala. Ed \u00e8 dalle sentenze di questo personaggio che il piccolo parte per costruire la sua personale visione del mondo.<\/p>\n<p>E il calcio diventa un\u2019efficace metafora di questo mondo. Ecco perch\u00e9 mi sento di consigliare questo libro a chi ama questo sport. Adatto soprattutto ai giovani perch\u00e9 capiscano cosa stanno facendo quando guardano una partita in tv o allo stadio, \u201cl\u2019unico luogo al mondo dove puoi vedere insieme gente che prega e gente che bestemmia, felice e triste, chi vuole vivere con chi vuole morire. L\u2019amore \u00e8 un animale randagio e stanziale, lo stadio \u00e8 senz\u2019altro un buon posto per lui\u201d.<\/p>\n<p>E se ci si trova davanti all\u2019ormai sempre pi\u00f9 frequente roulette dei calci di rigore \u00e8 utile tornare alle parole di Bonvissuto che lo definisce un \u201cepilogo posticcio di qualcosa che deve per forza finire con un vincitore e un vinto, emblema di una sorte svogliata che non ha avuto desiderio d\u2019intervenire, di un destino distratto a cui si pone rimedio artificialmente, con un evento che celebra solo la drammatica fragilit\u00e0 della condizione umana\u201d.<\/p>\n<p>Da esempi del genere si vira poi spesso verso un tasso poetico alto. Come quando parla della bandiera (\u201cera stupenda, era pi\u00f9 bella del cielo che copriva. Era uno schiaffo al pi\u00f9 umiliante dei mali dell\u2019uomo: la neutralit\u00e0\u201d).<\/p>\n<p>Questo bambino riuscir\u00e0 a vedere i miracoli, a essere testimone di fatti inspiegabili e trasferir\u00e0 all\u2019adulto la forza di quelle immagini che l\u2019adulto sapr\u00e0 tradurre con rara efficacia in parole indimenticabili (\u201cNon c\u2019\u00e8 niente che sappia colmare il cuore e fugare i fantasmi come il tempo bello, che regala all\u2019uomo una gioia antica e gratuita che gli permette di accettare il tramonto di ogni cosa. Anche di s\u00e9 stesso\u201d). A questo proposito <strong>Maurizio Crosetti<\/strong> su <em>Robinson<\/em> parla di un \u201cmiracolo riuscito\u201d. Perch\u00e9 Bonvissuto \u00e8 stato capace di \u201cdire quello che hanno detto in tanti \u2013 il tifo bambino, i riti tribali da stadio, l\u2019iniziazione maschile, le figurine, la bandiera \u2013 come non lo ha detto nessuno: con una grazia romantica e stupefatta, una specie di pianto antico dove ogni lacrima brilla nel buio come una perla\u201d.<\/p>\n<p>Anche l\u2019ironia (e soprattutto l\u2019autoironia) \u00e8 controllata con grazia e rigore. Non eccede e non trasforma il romanzo nell\u2019ennesima versione di <em>Febbre a 90\u00b0<\/em> di <strong>Nick Hornby<\/strong>. Nei rari sprazzi di ironia Bonvissuto per\u00f2 regala perle indimenticabili. Come quando parla del tragico destino di essere eternamente secondi (\u201cEravamo destinati a essere la squadra che sarebbe arrivata pi\u00f9 volte seconda. E in quella classifica di eterni secondi, che era una competizione nella quale sarebbe stato proprio il caso di arrivare secondi, saremmo arrivati sempre primi\u201d).<\/p>\n<p>A mia memoria, poi, non credo ci sia mai stato spazio nella letteratura per la figura del \u201clanciacori\u201d. Categoria questa che andrebbe studiata con cura da psicologi e sociologi. E che anche gli scrittori dovrebbero prendere in considerazione. Credo Bonvissuto sia il primo a farlo con grazia ed empatia. E solo la descrizione di questa figura vale il prezzo del libro.<\/p>\n<p>\u201cI lanciacori sono sempre spalle al campo. Una squadra ce l\u2019hanno eccome, ma la partita non la guardano. Sono talmente romanisti che rinunciano. Fanno del bene, ma non come pu\u00f2 farlo un medico, perch\u00e9 chi ti cura non ti dona la sua salute. Piuttosto come chi lascia a un altro il posto sulla scialuppa mentre la nave affonda. I lanciacori sono eroi di guerra senza guerra. Si sacrificano ogni domenica, sono eroi settimanali. E si sacrificano della pi\u00f9 alta e nobile forma di sacrificio, perch\u00e9 la partita che gli avviene alle spalle loro non la vedranno mai. E poi magari muoiono vecchi, in una casa sulla Prenestina. Se esiste il paradiso i primi che dovremmo incontrare sono proprio i lanciacori; tra le tante figure della nostra religione quegli angeli spiccano luminosissimi. E anzi, sar\u00f2 veramente contento quando avr\u00f2 un lanciacori tutto per me, che mi segue ovunque e mi sostiene fino alla fine. Daremmo pi\u00f9 filo da torcere al destino, se tutti avessimo un lanciacori\u201d. Altro che angeli custodi! Abbiamo bisogno di lanciacori!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se Montaigne fosse nato nel 1970 a Roma e avesse passato la sua infanzia al Portuense, forse oggi sarebbe l\u2019autore di un felice romanzo autobiografico molto autoironico e scanzonato, pieno di amore per la \u201cMaggicaa\u201d, magari con veloci escursioni nell\u2019epica del calcio, ricordando eroiche trasferte a bordo di macchine scassate con una scorta inesauribile di panini con la frittata a sentire i grandi che piangono e ridono e bestemmiano di paura e di gioia. E tutto questo con una lingua controllatissima. Di un\u2019eleganza davvero fuori dal comune. Degna del miglior Racine (ovviamente nato anche lui sotto le Alpi). 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