{"id":1418,"date":"2022-02-23T11:19:16","date_gmt":"2022-02-23T10:19:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1418"},"modified":"2022-02-23T11:19:16","modified_gmt":"2022-02-23T10:19:16","slug":"ma-come-parlava-bertrand-russell","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/02\/23\/ma-come-parlava-bertrand-russell\/","title":{"rendered":"Ma come parlava Bertrand Russell?"},"content":{"rendered":"<p>Non si vive di soli classici. I grandi libri restano il faro pi\u00f9 luminoso nella tempesta della vita. Si ha bisogno, per\u00f2, anche di altro. Per esempio dei <em>memoirs.<\/em> Soprattutto di quelli scritti da premi Nobel che non hanno peli sulla lingua quando si trovano a riempire le pagine dei propri diari. Non si pu\u00f2, infatti, non sapere che in tutti gli scritti (anche quelli occasionali) gli autori e i &#8220;nomi noti&#8221; si trattengono e si autocensurano almeno un po&#8217;.\u00a0 Perch\u00e9 &#8220;non si sa mai&#8221;.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 nel verso poetico, nella prosa lirica e sicuramente nel tuffo dell&#8217;abisso dal quale escono i capolavori che tutti apprezziamo. Negli articoli, nei resoconti, nelle recensioni e nei giudizi pubblici i grandi autori sono per\u00f2 sempre un po&#8217; reticenti. Chi pi\u00f9 chi meno. Ecco perch\u00e9 \u00e8 assolutamente rinfrescante &#8211; ogni tanto &#8211; fare quattro passi tra le pagine delle memorie. Soprattutto in quelle dove ci imbattiamo in ritratti di colleghi, affreschi di &#8220;salotti&#8221; o di scenari sociali.<\/p>\n<p>Dopo tanti romanzi, avevo bisogno di memorialistica. E chi meglio di <strong>Elias Canetti<\/strong>, che del genere ci ha regalato degli autentici capolavori? <em>Party sotto le bombe<\/em> (Adelphi, nella traduzione di Ada Vigliani) gi\u00e0 dal titolo si preannuncia ricco ghiotte promesse. Sono pagine di ricordi. I ricordi di un esule che proprio la guerra ha portato (anzi riportato, visto che era gi\u00e0 stato l\u00ec bambino) in Inghilterra. Un luogo dove ha vissuto a lungo, tornandoci a pi\u00f9 riprese anche quando aveva fatto gi\u00e0 ritorno a Vienna.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 divertente di simili libri sono quei passaggi fulminanti e improvvisi in cui l&#8217;autore ti lancia un amo. Si tratta solitamente di nomi di altri autori per te sconosciuti. Appena chiuso il libro mi sono, per esempio, messo subito alla ricerca dei libri di <strong>Herbert Read<\/strong>. Scrittore inglese di inizio Novecento. Canetti lo descrive grande poeta ma soprattutto dice che \u00e8 rimasto folgorato dai suoi racconti. E stesso giudizio entusiasmante lo offre per le &#8220;prefazioni&#8221; di <strong>George Bernard Shaw<\/strong>. Ne cito due non a caso, perch\u00e9 sono autori (o titoli come nel caso di Shaw) non disponibili sul mercato italiano. Ne ho citati soltanto due ma sono tantissimi. D&#8217;altronde Canetti ha frequentato i salotti letterari inglesi per quasi mezzo secolo. Ha conosciuto tutti e su tanti di loro offre ritratti a volte impietosi (come nel caso di <strong>Iris Murdoch<\/strong> e <strong>T.S. Eliot<\/strong>) altre volte entusiasmanti. Qui mi limito a ricordare il ritratto di <strong>Bertrand Russell<\/strong> che, secondo l&#8217;autore di <em>Auto da f\u00e8<\/em>, aveva &#8220;il viso illuminato dall&#8217;intelligenza e un inglese da gran signore colto del XVIII secolo. Si pu\u00f2 dire che parlasse esattamente cos\u00ec come Horace Walpole scriveva le sue lettere. Ogni parola che gli usciva di bocca era piena e armoniosa, pronunciata in modo da non dar adito a equivoci. Dell&#8217;indolenza, con cui gli inglesi colti amavano mangiarsi le parole non vi era in lui alcuna traccia&#8221;.\u00a0 Come si fa, leggendo queste parole, a non invidiare Canetti? Vi immaginate cosa sarebbe sentir parlare il celebre filosofo inglese? Sentirlo magari discettare di argomenti faceti con acribia e <em>sense of humour<\/em>? Sarebbe fantastico.<\/p>\n<p>Si impara molto da libri come questo. Si tiene in adeguato allenamento, per esempio, la curiosit\u00e0. Simili <em>memoir<\/em> ti fanno venire tante idee e il desiderio di rincorrere autori e titoli finora sconosciuti. Anche perch\u00e9, come si diceva all&#8217;inizio, ci si fida con trasporto di giudizi che sono privi di alcun condizionamento.<\/p>\n<p>Ma gli inglesi? Come ne escono fuori da questo ritratto? Secondo Canetti non bene. &#8220;Il peggio dell&#8217;Inghilterra \u00e8 l&#8217;aridit\u00e0, quella vita da mummie pilotate. Non \u00e8, come si pensa, l&#8217;atmosfera vittoriana (la maschera dell&#8217;ipocrisia si pu\u00f2 sempre strappare e dietro ci ritrovi qualcosa), \u00e8 piuttosto l&#8217;invito all&#8217;aridit\u00e0, un&#8217;aridit\u00e0 che comincia con la moderazione e la rettitudine e termina nell&#8217;impotenza del sentimento&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non si vive di soli classici. I grandi libri restano il faro pi\u00f9 luminoso nella tempesta della vita. Si ha bisogno, per\u00f2, anche di altro. Per esempio dei memoirs. Soprattutto di quelli scritti da premi Nobel che non hanno peli sulla lingua quando si trovano a riempire le pagine dei propri diari. Non si pu\u00f2, infatti, non sapere che in tutti gli scritti (anche quelli occasionali) gli autori e i &#8220;nomi noti&#8221; si trattengono e si autocensurano almeno un po&#8217;.\u00a0 Perch\u00e9 &#8220;non si sa mai&#8221;. 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