{"id":1423,"date":"2022-03-17T18:20:38","date_gmt":"2022-03-17T17:20:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1423"},"modified":"2022-03-17T18:20:38","modified_gmt":"2022-03-17T17:20:38","slug":"bagnarsi-nel-fiume-arbasiniano-dellopera-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/03\/17\/bagnarsi-nel-fiume-arbasiniano-dellopera-aperta\/","title":{"rendered":"Bagnarsi nel &#8220;fiume&#8221; arbasiniano dell&#8217;opera aperta"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 vero che non ci si bagna mai nello stesso fiume, altrettanto vero \u00e8 che non si rilegge mai lo stesso libro.\u00a0 Soprattutto se \u00e8 un buon libro, aggiungerei. \u00a0Soprattutto se \u00e8 un classico. I classici, infatti, hanno sempre qualcosa da insegnare. Lo si \u00e8 detto mille volte: sono quei libri che parlano a tutti e che superano la prova del tempo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la frase \u201cnon si rilegge mai lo stesso libro\u201d ha un significato anche pi\u00f9 semplice. L\u2019americano <strong>Stanley Fish<\/strong> nel 1980 pubblico il saggio <em>C\u2019\u00e8 un testo in questa classe? L\u2019interpretazione nella critica letteraria e nell\u2019insegnamento<\/em> (pubblicato in Italia da Einaudi nel 1987) dove chiarisce un dettaglio illuminante: il testo si riproduce identico in migliaia di copie ma ogni lettore nel farlo suo lo rende unico. Un esempio? Se dico \u201cLa mela \u00e8 sul tavolo\u201d ognuno di noi leggendo assocer\u00e0 quella mela a un particolare frutto che si mostra alla sua memoria visiva. E altrettanto far\u00e0 col tavolo e con le pareti della stanza. Insomma, ognuno di noi legger\u00e0 questa identica frase ma nella sua mente \u201cvedr\u00e0\u201d un\u2019immagine differente.<\/p>\n<p>Fish mi \u00e8 tornato in mente rileggendo <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> di <strong>Alberto Arbasino<\/strong> (nell\u2019ultima e definitiva edizione di Adelphi). Questo, si sa, \u00e8 un testo molto particolare. L\u2019autore \u00e8 andato riscrivendolo per oltre trent\u2019anni. Anzi, pi\u00f9 che riscriverlo, lo ha corretto, ampliandolo a ogni edizione. Si \u00e8 partiti dalla prima pi\u00f9 snella di Feltrinelli del \u201963, seguita dalla seconda edizione riveduta e ampliata sempre per Feltrinelli nel 1967 e da quella Einaudi del 1976. Sul perch\u00e9 mi \u00e8 venuto in mente Fish rileggendo lo scrittore di Voghera ci torner\u00f2 pi\u00f9 avanti. Prima qualche accenno su questo capolavoro del nostro Novecento.<\/p>\n<p>Arbasino non si \u00e8 mai allontanato da questo testo. Forse perch\u00e9 non \u00e8 un semplice romanzo. Al contrario. La trama narrativa \u00e8 esile ed \u00e8 solo un pretesto. \u201cLe citazioni \u2013 come ha spiegato <strong>Raffaele Manica<\/strong> nell\u2019introduzione al Meridiano dedicato allo scrittore (morto novantenne nel marzo di due anni fa) \u2013 sostituiscono l\u2019intreccio: sono avventure verso mondi noti o meno noti o ignoti\u201d. <strong>\u00a0Goethe<\/strong>, <strong>Stendhal<\/strong>, <strong>Petronio<\/strong>, <strong>Parini<\/strong>\u2026 non si contano i modelli per questa opera. Che appunto non vuole essere di invenzione. Nel laboratorio di Arbasino i materiali culturali sono tanti. Attratto dalla ricerca dei nessi e dalla polivalenza delle citazioni, l\u2019autore di <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> regala la scena a due giovani intellettuali che sulla soglia dei<em> Sixties<\/em> girano l\u2019Italia affamati di cultura e di esperienza. E grazie proprio a un bagaglio culturale che non hanno formato nei ristretti e provinciali ambienti italiani degli anni Trenta e Quaranta bens\u00ec \u201coltre Chiasso\u201d in un contesto cosmopolita e non ideologizzato, i due sono capaci di analizzare con distacco e senza pregiudizi non solo l\u2019ambiente culturale, ma anche quello mondano e politico che ha regalato al nostro Paese un effimero boom economico. L\u2019apparente frivolezza dei due protagonista si rivela come l\u2019altra faccia di una rigorosa presa di posizione che fa strame non solo di pose e ideologie ma anche di tutte le ipocrisie e le maldicenze imposte dalle nostre conventicole italiote.<\/p>\n<p>Arbasino confeziona un testo esemplare di quella categoria che <strong>Umberto Eco<\/strong> ha chiamato \u201copera aperta\u201d. Anzi \u00e8 l\u2019opera aperta per antonomasia. \u201cLa letteratura \u2013 cito dal finale pirotecnico di <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> nella sua ultima stesura \u2013 non \u00e8 fatta solo di testi definitivi e<em> ne varietur<\/em>. La maggior parte potrebbero rivelarsi stesure che si dimostreranno provvisorie, perch\u00e9 riescono a migliorare ogni volta che ci si ritorna su, artigianalmente con la mano e con l\u2019occhio, coi saperi accumulati\u201d. La musa per Arbasino \u00e8 un meccanismo di memoria che \u201cti rovescia addosso cumuli di idee, connessioni, associazioni frasi compiute come motivi musicali\u201d mentre magari sei in tutt\u2019altre faccende affaccendato. E su questo spettacolo pirotecnico di suggestioni e di rimandi il lettore pu\u00f2 perdersi. Pu\u00f2 rimanere a bocca aperta.<\/p>\n<p>Cosa succede, poi, se questo stesso libro viene letto in et\u00e0 differenti? D\u2019altronde \u00e8 sicuramente un classico. Almeno per quanto riguarda il Novecento italiano \u00e8 un testo imprescindibile. E come tale non perde di &#8220;attualit\u00e0&#8221; e di &#8220;universalit\u00e0&#8221;. La prima volta che l\u2019ho letto ero studente universitario. Poi l\u2019ho riletto ancora una volta una decina d\u2019anni dopo. E infine ora.\u00a0 E\u00a0 posso dire che l\u2019avvicinamento a questo lavoro \u00e8 progressivamente avanzato. Il mio bagaglio culturale si \u00e8 sviluppato. Permettendomi di godere allusioni, citazioni e calchi che un lettore ingenuo, giovane, ignorante non pu\u00f2 cogliere. Il piacere del libro, paradossalmente, aumenta con la rilettura. D\u2019altronde, anche se il finale \u00e8 melodrammatico non c\u2019\u00e8 nulla che possa stupire il lettore pi\u00f9 della scoperta di nuovi nomi, nuove opere, idee, citazioni e situazioni che in un primo momento potevano essere nient\u2019altro che tappezzeria o rumore di fondo.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che non ci si bagna mai nello stesso fiume e che due persone differenti non leggeranno mai lo stesso libro, \u00e8 anche vero che con <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em> non si finisce mai di imparare e di godere della cultura conquistata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come \u00e8 vero che non ci si bagna mai nello stesso fiume, altrettanto vero \u00e8 che non si rilegge mai lo stesso libro.\u00a0 Soprattutto se \u00e8 un buon libro, aggiungerei. \u00a0Soprattutto se \u00e8 un classico. I classici, infatti, hanno sempre qualcosa da insegnare. Lo si \u00e8 detto mille volte: sono quei libri che parlano a tutti e che superano la prova del tempo. 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