{"id":1439,"date":"2022-06-24T10:53:59","date_gmt":"2022-06-24T08:53:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1439"},"modified":"2022-06-24T10:53:59","modified_gmt":"2022-06-24T08:53:59","slug":"lidiota-di-genio-e-il-suo-inno-alla-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/06\/24\/lidiota-di-genio-e-il-suo-inno-alla-pace\/","title":{"rendered":"L&#8217;idiota di genio e il suo inno alla pace"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl patriottismo, la fedelt\u00e0 al dovere e l\u2019abnegazione sono le vere armi in una guerra\u201d. Con queste parole si chiude il grande romanzo <em>Il buon soldato Scvejk<\/em> dello scrittore boemo <strong>Jaroslav Hasek<\/strong> (da me letto nell\u2019edizione dell\u2019Universale economica di Feltrinelli con la traduzione di Bruno Meriggi). Si chiude con queste parole non soltanto il romanzo (a suo modo picaresco, a suo modo <em>on the road<\/em>, sicuramente pacifista) ma anche la vita del suo autore (1883-1923). Infatti \u00e8 rimasto incompiuto anche se il lettore non ne coglie l\u2019incompiutezza visto che una trama vera e propria non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Al centro del lungo romanzo c\u2019\u00e8 la Grande guerra. Con ovviamente l\u2019assassinio dell\u2019arciduca Francesco Ferdinando come elemento scatenante. Il buon Scvejk \u00e8 un allevatore di cani. Un \u201cpovero cristo\u201d senz&#8217;arte n\u00e9 parte. E, come la gran parte dei personaggi che popolano questo romanzo corale, ha un debole per il buon vino. E l\u2019alcol, si sa, fa straparlare. Ed ecco che il buon Scvejk si ritrova richiamato alle armi come punizione per la sua sincerit\u00e0. Da qui un lungo viaggio verso il fronte. Dove non arriver\u00e0 mai. N\u00e9 lui, n\u00e9 gli altri personaggi del romanzo. Infatti, questo \u201cclassico sulla tragedia della guerra\u201d non offrir\u00e0 al lettore nemmeno un morto ammazzato dal fuoco nemico. Nemmeno una cruenta scena di sangue. Eppure resta un testo fondamentale nella letteratura bellica perch\u00e9 parla di come l\u2019umanit\u00e0 arriva a imbestialirsi uccidendo i propri fratelli.<\/p>\n<p>Un romanzo dissacrante, tra l\u2019altro, perch\u00e9 il buon Scvejk altro non \u00e8 che l\u2019incarnazione nel primo Novecento di Candide, di Bouvard e di Pecouchet. Uno solto geniale che manda in tilt la finta razionalit\u00e0 e il logoro buonsenso degli ufficiali.<\/p>\n<p>D\u2019altronde per smascherare la malizia dei nostri interlocutori fingerci stupidi ci ha sempre aiutato moltissimo. Questo Hasek lo sa bene. E fa un\u2019operazione singolare: mette al centro della scena un naif per denunciare la miseria umana della classe dirigente che port\u00f2 il mondo al massacro della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Il bersaglio prediletto dallo scrittore boemo ovviamente \u00e8 l\u2019ottusit\u00e0 di una burocrazia senza senso. Alla fine del lungo percorso di lettura, per\u00f2, ci si rende conto che la guerra come tale \u00e8 soltanto il momento finale di una progressiva perdita di umanit\u00e0. E fa ancor pi\u00f9 male vedere la miseria e\u00a0 la bassezza cui si riduce la gran parte dei personaggi di questo capolavoro prima ancora di premere il grilletto contro il nemico.<\/p>\n<p>Svejk a suo modo \u00e8 un campione di bont\u00e0. E un narratore molto facondo. Dalla sua bocca escono storie esemplari che calzano perfettamente come paragone delle infinite disavventure che si trova a vivere anche solo come testimone. Insomma questo romanzo finisce per essere un calderone di piccole storie e un affresco di un\u2019umanit\u00e0 varia ma destinata a soccombere, o almeno a perdere le sue qualit\u00e0 propriamente umane.<\/p>\n<p>L\u2019autore aveva partecipato alla Guerra. Era stato sul fronte orientale ed era stato anche fatto prigioniero dai russi. Gi\u00e0 la sua vita, insomma, offre uno spunto notevole di attualit\u00e0. E, quando leggiamo ogni giorno sui giornali il problema (per l\u2019Ucraina) dell\u2019approvvigionamento di armi e di missili, viene spontaneo ricordar le parole con cui chiude il romanzo. Alla fine l\u2019unica cosa che rimane di umano nella guerra \u00e8 l\u2019amore patrio e la fedelt\u00e0. Doti che per\u00f2 non riescono a cancellare i devastanti effetti della cieca (e inutile) violenza.<\/p>\n<p>Ps<\/p>\n<p>Il romanzo fu pubblicato per la prima volta in Italia dalla Cooperativa del libro popolare nei primi anni Cinquanta. Edizione poi ripresa da Feltrinelli. Il suo pacifismo era considerato \u201cpericoloso\u201d e non solo nell\u2019Italia del regime ma anche in buona parte dei Paesi dell\u2019est europeo (Cecoslovacchia compresa). Mentre consultavo il<em> Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi<\/em> (uscito subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale) mi sono imbattuto in questa frase: \u201cLa sua (del romanzo, <em>ndr<\/em>) fama ha tuttavia varcato i confini della patria: il romanzo \u00e8 stato tradotto in quasi tutte le lingue europee (non in italiano) e perfino in Giappone\u201d. Leggere questa frase dopo aver finito di godere della storia di Scvejk \u00e8 un piacevole cortocircuito.<\/p>\n<p>Qualche progresso, insomma, sul fronte editoriale lo abbiamo fatto. Il dramma dell\u2019Ucraina, per\u00f2, ci dimostra che sul piano dei conflitti internazionali siamo ancora fermi all\u2019attentato di Sarajevo di un secolo fa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cIl patriottismo, la fedelt\u00e0 al dovere e l\u2019abnegazione sono le vere armi in una guerra\u201d. Con queste parole si chiude il grande romanzo Il buon soldato Scvejk dello scrittore boemo Jaroslav Hasek (da me letto nell\u2019edizione dell\u2019Universale economica di Feltrinelli con la traduzione di Bruno Meriggi). Si chiude con queste parole non soltanto il romanzo (a suo modo picaresco, a suo modo on the road, sicuramente pacifista) ma anche la vita del suo autore (1883-1923). Infatti \u00e8 rimasto incompiuto anche se il lettore non ne coglie l\u2019incompiutezza visto che una trama vera e propria non c\u2019\u00e8. 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