{"id":1449,"date":"2022-09-02T14:38:58","date_gmt":"2022-09-02T12:38:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1449"},"modified":"2022-09-02T14:49:39","modified_gmt":"2022-09-02T12:49:39","slug":"lincoscienza-di-zeno-gaffeur-impenitente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/09\/02\/lincoscienza-di-zeno-gaffeur-impenitente\/","title":{"rendered":"L&#8217;incoscienza di Zeno, gaffeur impenitente"},"content":{"rendered":"<p>Casualmente (ma solo casualmente) sono tempestivo. Mi trovo qui tra i primi (forse il primo) a scrivere di un centenario importante: la prima pubblicazione de <em>La coscienza di Zeno<\/em>. Mancavo di volont\u00e0 e determinazione, proprio come il personaggio uscito dalla penna di Italo Svevo. La lettura estiva \u00e8 stata prodotta esclusivamente dal caso e andando a rivedere le date mi sono accorto che questo romanzo, sicuramente tra i pi\u00f9 importanti del Novecento italiano, \u00e8 uscito nei primi mesi del 1923. Insomma ci siamo: possiamo iniziare i festeggiamenti e le celebrazioni. Io faccio la mia modestissima parte con queste poche righe, frutto &#8211; come dicevo &#8211; di una lettura estiva.<\/p>\n<p>Il caso e l\u2019intempestivit\u00e0, invece, sono le leggi che regolano la vita del signor Zeno Cosini. Un personaggio talmente novecentesco da esserne, a mio modo di vedere, un paradigma emblematico.<\/p>\n<p>Zeno non ha arte n\u00e9 parte. Da universitario \u00e8 indeciso tra Chimica e Giurisprudenza. Le sue <em>gaffes<\/em> sono leggenda. E anche quando deve \u201caccasarsi\u201d sceglie un metodo che pi\u00f9 goffo e imprevedibile non si pu\u00f2. Si innamora della prima figlia del signor Malventi. La bella e altera Ada. Che gli preferir\u00e0 il \u201cvirtuoso\u201d del violino Guido Speier. Per uscire dall\u2019imbarazzo, Zeno\u00a0 prova a convincere prima l\u2019altrettanto bella ma pi\u00f9 giovane e vivace Alberta (che gli risponde picche perch\u00e9, sue parole, \u201cnon ho che una m\u00e8ta: diventare una scrittrice\u201d). Quindi si adatta a chiedere la mano di Augusta, affetta da un non trascurabile strabismo.<\/p>\n<p>E un matrimonio nato da una cos\u00ec stramba dichiarazione (con esilaranti effetti comici) finisce invero per essere un\u2019unione armoniosa e a suo modo felice. Contro ogni volont\u00e0 e contro ogni determinazione.<\/p>\n<p>Questo personaggio \u2013 abbiamo detto \u2013 \u00e8 novecentesco per la coscienza della propria incapacit\u00e0 di dominare il mondo esteriore e, soprattutto, quello interiore. E lo stesso Zeno si accorge che tutte le sue determinazioni sono tenute in nessun conto. Insomma, incisivit\u00e0 zero, come dimostra la tenuta dei suoi rapporti con la futura sposa: \u201cFu un fidanzamento laborioso. Io ho il senso di averlo annullato varie volte e ricostituito con grande fatica e sono sorpreso che nessuno se ne sia accorto\u201d.<\/p>\n<p>Zeno ha la fragilit\u00e0 dell\u2019uomo moderno, condita con una raffinata pur se poco appariscente ironia. Era l\u2019epoca della Prima guerra mondiale e delle avanguardie. L\u2019epoca in cui il progresso era costituito da un\u2019incosciente forza di volont\u00e0. All\u2019ottimismo (proditorio) della ragione Zeno oppone le sue <em>gaffes<\/em>. Ed \u00e8 tutto il mondo che lo circonda a essere fuori sincrono. Non basta vivere nel mondo operoso dei commerci della buona e cosmopolita borghesia triestina. Il cognato, a esempio, muore per un banale errore di calcolo (facendo credere quindi a tutti\u00a0 &#8211; tranne che a Zeno \u2013 che si \u00e8 trattato di un suicidio). E al suo funerale lo stesso Cosini non segue il feretro giusto ritrovandosi nel posto sbagliato al momento sbagliato. D\u2019altronde come dice lo stesso narratore \u201cla natura non fa calcoli ma esperienze\u201d.<\/p>\n<p>La stessa confessione finale (il romanzo nasce con l\u2019espediente di un diario tenuto per scopi terapeutici) ci porta a frenare i nostri entusiasmi e a dubitare di tutto. Anche di quello che fino a quel punto si era creduto di capire. E lo stesso Zeno arriva a criticare le capacit\u00e0 analitiche dello psichiatra: \u201cEgli non studi\u00f2 che la medicina e perci\u00f2 ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto. Una confessione in iscritto \u00e8 sempre menzognera. Con ogni nostro parola toscana noi mentiamo!\u201d D\u2019altronde la lingua scritta, cio\u00e8 la lingua letteraria, arriva soltanto per approssimazione a tradurre i nostri pensieri e le nostre idee.<\/p>\n<p>Nel caso di Hector Schmitz\/Italo Svevo deve essere stata ancor pi\u00f9 ardua la battaglia. Questo capolavoro della nostra letteratura, infatti, non vanta una lingua scorrevole e musicale. E non soltanto perch\u00e9 il pragmatismo dell\u2019uomo d\u2019affari borghese evita svolazzi e abbellimenti, ma anche perch\u00e9 la &#8220;materia&#8221; era allora nuova (se non nuovissima), tanto che il romanzo piacque al pi\u00f9 grande innovatore letterario di quell\u2019epoca: James Joyce.<\/p>\n<p>Alla fine di tutto, di questo classico del Novecento rimane forte il sentimento di un\u2019ironia sottile e vivace, di un umorismo placido ma inarrestabile. Che ci rende capaci di convivere con le nostre debolezze fino al punto di saperne ridere. Primo dovere di qualsiasi classico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Casualmente (ma solo casualmente) sono tempestivo. Mi trovo qui tra i primi (forse il primo) a scrivere di un centenario importante: la prima pubblicazione de La coscienza di Zeno. Mancavo di volont\u00e0 e determinazione, proprio come il personaggio uscito dalla penna di Italo Svevo. La lettura estiva \u00e8 stata prodotta esclusivamente dal caso e andando a rivedere le date mi sono accorto che questo romanzo, sicuramente tra i pi\u00f9 importanti del Novecento italiano, \u00e8 uscito nei primi mesi del 1923. Insomma ci siamo: possiamo iniziare i festeggiamenti e le celebrazioni. 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