{"id":1456,"date":"2022-09-12T09:30:42","date_gmt":"2022-09-12T07:30:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1456"},"modified":"2022-09-12T09:30:42","modified_gmt":"2022-09-12T07:30:42","slug":"virginia-woolf-e-quella-luce-terapeutica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/09\/12\/virginia-woolf-e-quella-luce-terapeutica\/","title":{"rendered":"Virginia Woolf e quella luce terapeutica"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una delle domande che sento pi\u00f9 spesso quando si parla di romanzi e di letteratura: \u201cMi consigli un bel libro?\u201d Domanda diretta e purtuttavia alquanto vaga. Capace soltanto di disorientare l\u2019interlocutore. Magari il destinatario del consiglio offre qualche elemento in pi\u00f9 (un giallo, una storia d\u2019amore, un romanzo storico). Fino al momento della fatidica aggiunta: \u201cun libro che mi aiuti\u201d (si presume a superare un momento di crisi o semplicemente a passare nel miglior modo possibile il tempo).<\/p>\n<p>Il consiglio, quindi, dovrebbe essere una sorta di ricetta medica (dieci pagine della Austen dopo i pasti aiutano la digestione; Dostoevskj mai di sera perch\u00e9 stimola la riflessione, meglio Trollope o Henry James).<\/p>\n<p>L\u2019altro giorno mi \u00e8 stata rivolta proprio questa domanda: mi si chiedeva un libro che aiutasse a superare un momento di crisi. Sconcertato non ho saputo rispondere. Almeno non subito. Sono in grado, per\u00f2, di farlo adesso che ho terminato la lettura di <em>Al faro <\/em>\u00a0di Virginia Woolf nella splendida traduzione di Nadia Fusini (Mondadori).<\/p>\n<p>Dovrei quindi alzare il telefono e chiamare la persona che mi ha posto la domanda. E dirle: \u201cpotresti leggere Virginia Woolf\u201d. La grandezza della scrittrice britannica risiede essenzialmente in una cifra stilistica che \u00e8 anche l\u2019obiettivo stesso della sua ricerca. L\u2019autrice non si pone mai sopra i suoi personaggi. Vuole avere con loro un rapporto di empatia praticamente assoluta. Ecco perch\u00e9 ne escono fuori racconti e romanzi che sono a modo loro polifonici. La stessa realt\u00e0, la stessa immagine, quasi lo stesso frammento microscopico di vita \u00e8 osservato da numerosi punti di vista. Fatto questo che ci aiuta a placare le nostre ansie (spesso frutto di un mal gestito egocentrismo) e che ci dispone ad ascoltare gli altri e a vedere in loro lo specchio di un immenso universo interiore.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 conosciuta ma val la pena tratteggiarla in forma elementare. La famiglia Ramsay usa passare le vacanze estive in una localit\u00e0 di mare, non lontano da un\u2019isola con un celebre faro. La famiglia \u00e8 ovviamente numerosa, borghese e tiranneggiata dal capofamiglia, un accademico molto conosciuto. Nei tratti della madre si intravedono quelli della mamma di Virginia, morta quando l\u2019autrice aveva soltanto 13 anni. Tra gli ospiti della casa, oltre ad aspiranti filosofi e poeti, anche una pittrice dilettante Lily Briscoe. Il romanzo si articola in tre momenti temporali ben precisi: il momento della massima felicit\u00e0 di una famiglia ricca di bambini eccitati e vivaci, dove le speranze degli adulti non sono state ancora frustrate dal tempo, un secondo momento che coincide con l\u2019abbandono della casa, che vive soltanto grazie ai suoi oggetti e alla cura delle donne di servizio e che fatica a resistere alla decadenza, e un terzo tempo: quello del ritorno. Quando i sopravvissuti riusciranno ad arrivare finalmente al faro.<\/p>\n<p>La Woolf riesce a trovare l\u2019essenza delle cose, il senso del tempo che scorre nei dettagli. Analizzati non dal narratore onnisciente bens\u00ec dai personaggi stessi nei loro monologhi interiori che si alternano praticamente senza soluzione di continuit\u00e0 con una perizia senza pari.<\/p>\n<p>Il senso delle cose, i rapporti familiari, le aspirazioni personali, il declino, la decadenza e il trascorrere del tempo sono temi universali che qui emergono sotto forma di pure impressioni. Gran parte della critica vede nella signora Ramsay la protagonista del testo. A lei sembra dedicare ogni sforzo di memoria e di autoanalisi la Woolf. Non escludo, per\u00f2, che personaggio strategico sia proprio la pittrice dilettante. Le sue riflessioni, il suo sforzarsi di riprodurre sulla tela il paesaggio della casa dei Ramsay cos\u00ec come lo vede il suo occhio interiore, i suoi dubbi, la sua verginit\u00e0 (\u00e8 segretamente innamorata proprio della padrona di casa) ne fanno un perfetto alter ego proprio della Woolf. Che resta ancora stupefatta dal miracolo di una realt\u00e0 inafferrabile. Eppure, cos\u00ec presente dentro e intorno a ognuno di noi tanto da esclamare: \u201cPossibile che anche per le persone avanti negli anni cos\u00ec fosse la vita? Allarmante, inaspettata, sconosciuta?\u201d<\/p>\n<p>Disporci all\u2019ascolto, disporci a un\u2019osservazione delle cose, anche le pi\u00f9 minute, e aprirsi all\u2019inaspettato e allo sconosciuto \u00e8 senza dubbio un modo per vincere paure e ansie. La terapia Woolf almeno con me ha funzionato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 una delle domande che sento pi\u00f9 spesso quando si parla di romanzi e di letteratura: \u201cMi consigli un bel libro?\u201d Domanda diretta e purtuttavia alquanto vaga. Capace soltanto di disorientare l\u2019interlocutore. Magari il destinatario del consiglio offre qualche elemento in pi\u00f9 (un giallo, una storia d\u2019amore, un romanzo storico). 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