{"id":1467,"date":"2022-12-23T19:41:56","date_gmt":"2022-12-23T18:41:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1467"},"modified":"2022-12-23T19:41:56","modified_gmt":"2022-12-23T18:41:56","slug":"un-campo-di-segale-per-roth-e-salinger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2022\/12\/23\/un-campo-di-segale-per-roth-e-salinger\/","title":{"rendered":"Un campo di segale per Roth e Salinger"},"content":{"rendered":"<p>Leggere sotto Natale <em>Nemesi <\/em>di <strong>Philip Roth<\/strong> \u00e8 quasi un atto provocatorio. Ma ovviamente arrivo a questa considerazione soltanto dopo aver chiuso il libro (la mia edizione \u00e8 quella dei Meridiani a cura di Paolo Simonetti, con la splendida traduzione di Norman Gobetti). Ero convinto di averlo gi\u00e0 letto. Ma forse mi sbagliavo. L\u2019idea di un racconto ambientato in una piccola cittadina del New Jersey nella famosa estate del \u201944, quando l\u2019epidemia di polio toglieva la guerra dai titoli di apertura dei giornali, non mi era nuova. Magari Roth ci \u00e8 tornato pi\u00f9 volte sopra, vai a sapere?<\/p>\n<p>Per\u00f2 eravamo rimasti all\u2019atto provocatorio. Perch\u00e9? Qualcuno si chieder\u00e0. Perch\u00e9 il racconto \u00e8 costruito tutto sulla fiducia che il protagonista ha non soltanto nel futuro, ma anche nelle sue proprie capacit\u00e0 di essere determinante affinch\u00e9 il futuro sia migliore del passato. Una fiducia per\u00f2 che viene frustrata a fine racconto. Un finale amaro che esalta il valore dell\u2019Uomo (buono) proprio quando il destino si dimostra nei suoi confronti cinico e cieco. Il contrario di una favola natalizia (alla Dickens, per intenderci) dove il finale dimostra che la \u201cfalsa partenza\u201d pu\u00f2 essere corretta in corsa. E che il finale pu\u00f2 regalare speranza anche al pi\u00f9 spietato dei disillusi.<\/p>\n<p><em>L\u2019Uomo buono<\/em> di cui sopra \u00e8 Eugene Cantor, Bucky per gli amici. Un ragazzone tozzo e sportivo. Con l\u2019unico difetto di avere occhiali con due fondi di bottiglia per lenti. Un handicap non da poco per chi si ritrova ventenne allo scoppio della Seconda Guerra mondiale e sente il bisogno di fare la sua parte. Quindi ripiega su un \u201cservizio\u201d sociale tutt\u2019altro che trascurabile: da professore di educazione fisica si occupa dei ragazzini del quartiere ebraico di Weequahic. Li porta la campo. Li fa giocare a softball. Insegna loro a lanciare il giavellotto. E soprattutto a seguire tutta la profilassi necessaria per impedire il diffondere della polio.<\/p>\n<p>Un angelo custode. Coraggioso ma attento a non far correre rischi ai ragazzini. Sente il lavoro come una missione. E quando il morbo della polio miete vittime anche tra i\u00a0 \u201csuoi\u201d ragazzi, raddoppia sforzi e impegno per proteggerli. Insomma Eugene Cantor ricorda molto da vicino il <em>catcher <\/em>\u00a0nel campo di segale di salingeriana memoria.<\/p>\n<p>In assenza di un vaccino (questo libro, tra l&#8217;altro, lo indicherei come obbligatorio per i <em>no vax<\/em>) la polio non fa sconti. E il <em>lockdown<\/em> \u00e8 dietro l\u2019angolo. Quella generazione, ricorder\u00e0 pi\u00f9 avanti il narratore, \u00e8 stata la pi\u00f9 sfortunata, soprattutto in quella afosa estate del \u201944. Dieci anni pi\u00f9 tardi la polio non rappresenter\u00e0 pi\u00f9 un incubo, ma allora, in piena guerra mondiale, con il caldo soffocante che attanagliava tutta la costa orientale degli Stati Uniti non c&#8217;era scampo.\u00a0Anche in un lontano campeggio sulle Pocono Mountains. Dove Marcia, la fidanzata e collega di Bucky, lavora. E dove vuole che il suo futuro marito la raggiunga per evitare di esporsi al contagio.<\/p>\n<p>Roth non ha fretta di giungere alla catarsi finale. Prima ci consente di abituarci a Eugene Cantor, alla sua probit\u00e0, alla sua seriet\u00e0 e al suo successo tra coetanei e ragazzi pi\u00f9 piccoli. Solo alla fine scopriamo qual \u00e8 il suo vero obiettivo: non solo mostrare il rovello di chi non sa distinguere tra tragedia collettiva e senso di colpa individuale, ma anche di mostrare che non c&#8217;\u00e8 gesto pi\u00f9 autolesionista di quello cui si sottopone chi pensa che il destino sia il frutto di una scelta (ovviamente quasi sempre sbagliata, come sostiene la legge di Murphy) e non una trama dagli arabeschi imperscrutabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Leggere sotto Natale Nemesi di Philip Roth \u00e8 quasi un atto provocatorio. 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