{"id":1472,"date":"2023-01-19T20:08:25","date_gmt":"2023-01-19T19:08:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1472"},"modified":"2023-01-19T20:09:28","modified_gmt":"2023-01-19T19:09:28","slug":"le-parole-notturne-che-illuminano-la-nostra-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/01\/19\/le-parole-notturne-che-illuminano-la-nostra-liberta\/","title":{"rendered":"Le parole &#8220;notturne&#8221; che illuminano la nostra libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLe parole furono notte nella notte e noi fummo ombre\u201d. Siamo a pagina 186 di <em>Conversazione in Sicilia<\/em> di Elio Vittorini (edizione Einaudi). Parole che mi riconciliano con il libro che ho appena terminato di leggere. Una scelta casuale la mia (pescando a caso tra i classici del Novecento) che, all\u2019inizio, dopo le prime pagine, mi aveva fatto pensare a una pesca sfortunata.\u00a0 Con gli occhi di un lettore di oggi, magari distratto da mille cose e dalla velocit\u00e0 dei tempi di giudizio, stavo gi\u00e0 per bocciare il giovane Vittorini (il libro lo ha scritto alla fine degli anni Trenta ed \u00e8 uscito nel 1941). Quell\u2019incipit presuntuoso e ingenuo (\u201cIo ero, quell\u2019inverno, in preda ad astratti furori. Non dir\u00f2 quali, non di questo mi sono messo a raccontare\u201d), il modo in cui il protagonista\/narratore descrive la madre quando la rivede dopo tanti anni (\u201cLa signora apparve, alta, con i capelli chiari, e io riconobbi perfettamente mia madre, una donna alta coi capelli quasi biondi, e il mento duro, il naso duro, gli occhi neri\u201d) mi avevano fatto pensare che oggi un libro del genere non avrebbe superato la prima scrematura anche dell\u2019editore pi\u00f9 generoso e aperto.<\/p>\n<p>Eppure bisogna non soltanto sospendere il giudizio e arrivare all\u2019ultima pagina. Bisogna anche inquadrare il testo nell\u2019epoca in cui \u00e8 stato scritto. Con indulgenza, pazienza e con il giusto approfondimento del contesto, <em>Conversazione in Sicilia <\/em>\u00a0non soltanto \u00e8 ancora leggibile ma mantiene intatto il suo messaggio.<\/p>\n<p>Silvestro, questo il nome che Vittorini d\u00e0 al protagonista, attraversa tutta l\u2019Italia in treno per rivedere la madre. Da anni si \u00e8 fatto una famiglia sua al Nord ma sente potente il richiamo della terra e di quella madre lontana, \u00a0orfana dei figli partiti per il mondo. Un viaggio a ritroso, quindi un viaggio nel ricordo e nell\u2019infanzia. Con Pavese, Vittorini \u00e8 tra i campioni nostrani di quel realismo mitico che negli anni Trenta cerca, nonostante le rigide maglie della censura, di replicare la forte ed evocativa voce della narrativa americana. E <em>Conversazione in Sicilia<\/em>, con tutti i suoi limiti, centra l\u2019obiettivo. La Sicilia degli umiliati e offesi, diventa una terra magica dove il tempo perde le sue coordinate e dove miti ancestrali e ingiustizia sociale conquistano la stessa ribalta, si intrecciano e si confondono. Certo ci sono ingenuit\u00e0 e la lingua (con il suo ermetismo strisciante) \u00e8 fortemente aspra, per\u00f2 \u00e8 il prodotto di chi cerca comunque di fare letteratura nonostante la censura di regime. Forse la libert\u00e0 che oggi abbiamo nel leggere, scrivere e farci inondare dalle informazioni sui nuovi media non ci fa apprezzare nel giusto modo quel mondo fiero e coraggioso, che scommetteva sul potere salvifico della parola, pur correndo il rischio di finire dietro le sbarre. \u201cLe parole furono notte nella notte e noi fummo ombre\u201d, dice lo stesso Silvestro\/Vittorini. Parole ermetiche e oscure per far passare il messaggio che alla luce del sole non si poteva veicolare. Anche se era il sole caldo e avvolgente della Sicilia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cLe parole furono notte nella notte e noi fummo ombre\u201d. Siamo a pagina 186 di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini (edizione Einaudi). Parole che mi riconciliano con il libro che ho appena terminato di leggere. 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