{"id":1475,"date":"2023-01-29T13:30:48","date_gmt":"2023-01-29T12:30:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1475"},"modified":"2023-01-29T13:30:48","modified_gmt":"2023-01-29T12:30:48","slug":"a-scuola-dalle-marmotte-di-ammaniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/01\/29\/a-scuola-dalle-marmotte-di-ammaniti\/","title":{"rendered":"A scuola dalle marmotte di Ammaniti"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019alleanza fruttifera \u00e8 quella che lega la biologia (o forse pi\u00f9 precisamente l\u2019etologia) alla letteratura. Chi \u00e8 bravo a usar le parole pu\u00f2 fare molto se riesce a dare corpo a metafore e allegorie che, come brillanti didascalie, sfruttano i comportamenti animali e le universali leggi della scienza. Se poi oltre ad usare bene le parole \u00e8 un campione nell\u2019arte del raccontare, se insomma \u00e8 talentuoso fabulatore, alla fine il lettore rimarr\u00e0 contento. Avr\u00e0 letto un bel libro e avr\u00e0 capito molto del genere umano (che prende a piene mai dai vari sottogeneri per definire il suo comportamento, i suoi difetti e le sue virt\u00f9).<\/p>\n<p>Il piccolo prologo mi serve per introdurre un libro che di sicuro non fa parte dei long seller o dei classici dal momento che \u00e8 appena arrivato in libreria. Sto parlando di <em>La vita intima<\/em> di Niccol\u00f2 Ammaniti.<\/p>\n<p>Due sono le ragioni per cui mi \u00e8 venuta voglia di scriverne e uno invece \u00e8 il motivo per cui non avrei dovuto parlarne in questo blog. Ovviamente la partita \u00e8 finita in favore delle ragioni del s\u00ec per 2-1.<\/p>\n<p>La prima ragione per cui mi \u00e8 venuta voglia di scriverne \u00e8 dovuta al ricordo di Umberto Eco. E precisamente del suo romanzo di maggior successo: <em>Il nome della rosa<\/em>. Per anni mi sono chiesto se sia stato davvero prevedibile il suo successo. Con il senno di poi non c\u2019\u00e8 dubbio: tanti gli elementi di sicura seduzione (anche per un pubblico largo) a iniziare dall\u2019esotico \u2013 per l\u2019epoca \u2013 ritorno al Medioevo e poi la parodia di Arthur Conan Doyle, e ancora poi la filosofia, il giallo \u201cletterario\u201d e quel <em>basso continuo<\/em> rappresentato da una costante ma mai troppo oppressiva erudizione che aiuta anche i lettori pi\u00f9 disarmati ad andare avanti nella lettura. Per\u00f2 i primi che hanno letto quel dattiloscritto hanno davvero pensato che avrebbe venduto milioni di copie in tutto il mondo? Voi mi direte che c\u2019entra questo con Ammaniti. Ebbene poco. Anzi quasi nulla. Per\u00f2 c\u2019entra ogni volta che apriamo un nuovo libro il cui battage pubblicitario e le cui pile di copie accatastate alle entrate delle grandi librerie fanno pensare che potrebbe diventare un bestseller. Ho pensato ai curatori dell\u2019Einaudi Stile Libero (Paolo Repetti, per citarne uno) che si sono trovati di fronte al testo originale di Ammaniti. Avranno creduto di avere un potenziale bestseller tra le mani?<\/p>\n<p>Impossibile definire a priori il destino di un libro. Anche se \u00e8 un buon libro. Anche se lo divoriamo in pochissimo tempo, sedotti dalla storia e blanditi dallo stile. Pu\u00f2 non incontrare il gusto di tutti, pu\u00f2 essere appassionante soltanto per pochi. Quindi mi sono messo a leggere fingendomi un editor alle prese con il dattiloscritto di un aspirante scrittore di successo. Di sicuro lo avrei pubblicato. Questo il verdetto. E magari avrei fatto di tutto affinch\u00e9 ottenesse un ottimo battage pubblicitario, mettendo sul mercato decine di migliaia di copie. Tuttavia, non mi sarei sentito certo del risultato.<\/p>\n<p>La seconda ragione per cui mi \u00e8 venuta voglia di scriverne \u00e8 la sostanza stessa di questa recensione. Il romanzo, infatti, al di l\u00e0 della storia che racconta ci suggerisce garbatamente una visione del mondo, che ci troviamo a vivere, davvero illuminante. E lo fa proprio chiedendo aiuto all\u2019etologia. \u00c8 il Bruco, il personaggio pi\u00f9 divertente e pi\u00f9 misterioso del romanzo, a offrire la chiave di lettura adeguata. Impossibile per\u00f2 continuare con la seconda ragione senza fare un piccolo cenno alla storia raccontata. Il Bruco \u00e8 il consigliere pi\u00f9 ascoltato del premier, la cui moglie Maria Cristina, ex top model definita la donna pi\u00f9 bella del mondo, \u00e8 precipitata in un vortice romanzesco fatto di paure, inibizioni, ansie e rimorsi. Detto questo torniamo al Bruco. Il consigliere del presidente del Consiglio spiega a Maria Cristina (e a noi lettori) che esistono due tipi di esseri umani, propri come esistono due tipi di marmotte. C\u2019\u00e8 la marmotta ordinaria, che appena sente un pericolo si rifugia con tutte le sue simili dentro la tana e c\u2019\u00e8 la marmotta \u201csentinella\u201d che avverte i pericoli laddove le altre non si accorgono di nulla e che rimane fuori dalla tana a fiutare l\u2019aria e le potenziali minacce. Come queste marmotte ci sono individui che dormono meno (campando meno) ma che si rivelano necessari alla sopravvivenza della comunit\u00e0. \u201cIndividui \u2013 spiega il Bruco \u2013 geneticamente portati a non accettare le verit\u00e0 imposte dall\u2019Alto. Alla ricerca del pericolo occulto e del complotto, elaborano un\u2019anti-narrazione che li porta a dubitare di ogni avvenimento che per gli altri funziona da collante collettivo\u201d. Poi corri a perdifiato per altre 80 pagine fino ad arrivare al compimento del racconto. E ti accorgi che quelle parole sono illuminanti non solo per la storia in s\u00e9 quanto per dare una chiave interpretativa del reale dove tutti siamo costretti tra due griglie di pensiero impermeabili tra loro (i positivisti e i complottisti). Non \u00e8, per\u00f2, un romanzo sociale quello proposto da Ammaniti. \u00c8 qualcosa di meglio: un romanzo esistenziale. Dove la protagonista si accorge soltanto alla fine delle sue peripezie che la vita, la vita quella autentica, va vissuta con slancio. Produrr\u00e0 tanti dolori e l\u2019esperienza porter\u00e0 tante ferite e tante cadute, questo \u00e8 vero, \u00a0ma offre altres\u00ec un dono magnifico e senza prezzo: la vita stessa.<\/p>\n<p>Ora non mi resta altro che accennare brevemente al motivo per cui non avrei voluto parlarne. Si tratta del fatto che mi sono accorto \u2013 soprattutto sui social \u2013 che quello di Ammaniti \u00e8 un testo \u201cdivisivo\u201d. Tanti i suoi accesi estimatori, soprattutto tra le file dei suoi sodali, dei suoi amici e colleghi. Tanti, invece, si sentono infastiditi dall\u2019accostare la parola letteratura a un testo secondo loro di puro intrattenimento. Non volevo entrare nella polemica. Non volevo farmi paladino di una o dell\u2019altra squadra. Per\u00f2 questo timore sul piatto della bilancia ha perso la partita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un\u2019alleanza fruttifera \u00e8 quella che lega la biologia (o forse pi\u00f9 precisamente l\u2019etologia) alla letteratura. Chi \u00e8 bravo a usar le parole pu\u00f2 fare molto se riesce a dare corpo a metafore e allegorie che, come brillanti didascalie, sfruttano i comportamenti animali e le universali leggi della scienza. Se poi oltre ad usare bene le parole \u00e8 un campione nell\u2019arte del raccontare, se insomma \u00e8 talentuoso fabulatore, alla fine il lettore rimarr\u00e0 contento. 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