{"id":1484,"date":"2023-04-09T19:30:45","date_gmt":"2023-04-09T17:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=1484"},"modified":"2023-04-09T19:30:45","modified_gmt":"2023-04-09T17:30:45","slug":"ho-tradito-pennac-per-mcewan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/04\/09\/ho-tradito-pennac-per-mcewan\/","title":{"rendered":"Ho tradito Pennac per McEwan"},"content":{"rendered":"<p>Non posso esssere un buon editor. Non riuscirei mai a guadagnarmi da vivere decidendo la sorte di manoscritti. Non si tratta soltanto di competenza, di bagaglio professionale e culturale. Si tratta di fiuto e sensibilit\u00e0. Cose di cui sono affatto privo. Prova ne \u00e8 che ho bocciato un capolavoro. Senza appello e dopo solo poche pagine.<\/p>\n<p>Per fortuna ho l\u2019abitudine di leggere fino in fondo i romanzi. Non mi sono mai fidato del consiglio, pur legittimo, di <strong>Daniel Pennac<\/strong>. Il lettore, sostiene il celebre scrittore francese, deve essere libero di non finire il romanzo che ha in mano. Perch\u00e9 non ha debiti nei confronti dell\u2019autore e la sua libert\u00e0 \u00e8 ancor pi\u00f9 sacra di quella di espressione sfoggiata dal romanziere.<\/p>\n<p>Insomma, io avrei bocciato un capolavoro, se non avessi superato le prime pagine. E quel capolavoro \u00e8 <em>Lezioni <\/em>di <strong>Ian McEwan<\/strong> (<strong>Einaudi<\/strong>, traduzione di <strong>Susanna Basso<\/strong>). Dopo l\u2019entusiastica accoglienza di tutta la nostra stampa, non potevo non sentirmi sollecitato dall\u2019aprirlo. Solo che le recensioni avevano finito per confezionare un bel (pre)giudizio. Sapevo molto del libro ancor primo di aprirlo. Sapevo che si trattava della storia di un mancato poeta\/musicista che aveva trascorso gli ultimi settant\u2019anni della nostra Storia recente con un occhio attento al privato e l\u2019altro a ci\u00f2 che succedeva intorno (dalla crisi dei missili di Cuba alla caduta del Muro, dall\u2019ascesa di Tony Blair all\u2019emergenza Covid). E soprattutto, svelavano i suoi esegeti, il nocciolo del racconto risiede in un nodo psicologico irrisolto scaturito dall\u2019incontro tra un quattordicenne con l\u2019ansia per l\u2019apocalisse nucleare prossima ventura (siamo nel 1962) e la sua insegnante di pianoforte.<\/p>\n<p>Dopo aver letto una ventina di pagine mi sembrava che il plot fosse gi\u00e0 tutto scoperto, compreso la macchina narrativa che lo sottende. E gi\u00e0 ero pronto a bofonchiare lapidarie bocciature per quello che si apprestava a essere un lungo romanzo senza importanza.<\/p>\n<p>E invece, a mano a mano che andavo avanti, la storia si aggrovigliava, i personaggi si ispessivano e il racconto si animava. Il protagonista, Roland Baines, \u00e8 tutt\u2019altro che un individuo senza spessore, ma la sua qualit\u00e0 \u00e8 tutta nella sua sensibilit\u00e0 e nella sua voglia di rimanere attaccato alla vita. Le sue velleit\u00e0 artistiche e le sue ambizioni sportive vengono frustrate dalla necessit\u00e0 di pagare bollette e crescere, da solo, un figlio di pochi mesi.<\/p>\n<p>La grandezza di McEwan \u2013 non ha caso i critici hanno parlato del romanzo come della sua massima espressione dai tempi di <strong>Espiazione<\/strong> \u2013 risiede nel fatto di aver sfruttato la parabola esistenziale di Roland per toccare tutti i nodi nevralgici della creativit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p>Lui non riuscir\u00e0 ad andare oltre all\u2019arrangiamento originale di qualche standard di <strong>Thelonius Monk<\/strong> e i suoi diari di una vita risultano alla fine a essere banali annotazioni di fatti che, riletti a distanza di anni, perdono ogni forza evocativa. Eppure, Roland ha fatto un figlio con la maggiore romanziera tedesca del suo tempo. La sua scelta \u00e8 sempre stata quella di scendere a compromessi con la vita a differenza di quanto fatto dalla moglie, Alissa Eberhardt, che con rigore ha scelto l\u2019arte con tutto quello che di monastico e rigido comporta il \u201cmatrimonio\u201d con una prepotente ambizione.<\/p>\n<p>Un romanzo fiume del quale un plot cos\u00ec sintetizzato sminuisce la grandezza e la complessit\u00e0. Con esso McEwan ci consegna una magistrale prova d\u2019autore e ci lascia un messaggio ben chiaro: la complessit\u00e0 della vita non si pu\u00f2 ridurre in un testo. E la sincerit\u00e0 dell\u2019autore\/narratore non basta per sedurre i lettori. Servono alchimie del tutto imprevedibili. E spesso, quando queste mancano, non vuol dire che la vita sia passata invano. D\u2019altronde anche chi finisce per ottenere quel grande successo dovuto a chi ha saputo trasformare il suo immaginario in capolavori pu\u00f2 invidiare la vivacit\u00e0 e la ricchezza emotiva della gente comune. Perch\u00e9, appunto, tutte le vite anche quelle di un pianista di pianobar hanno una ricchezza interiore che non \u00e8 possibile ridurre in una sintesi letteraria. Sui modelli e ambizioni dello stesso Roland McEwan, poi, fornisce tracce semplici ma dettagliate: sono la proustiana <em>Recherche<\/em> e <em>L\u2019uomo senza qualit\u00e0<\/em> di <strong>Robert Musil<\/strong>. I due libri che, una volta in pensione, il vecchio Roland ha l\u2019ambizione di rileggere (in lingua originale, il secondo). \u00a0In essi non soltanto ci sono le chiavi del Novecento, ma anche le premesse e gli strumenti necessari per chi abbia l\u2019ambizione di raccontare i nostri giorni. O, per i lettori pi\u00f9 accorti, gli strumenti per saper decrittare i flussi esistenziali. Basta superare le prime pagine e andare avanti con fiducia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non posso esssere un buon editor. Non riuscirei mai a guadagnarmi da vivere decidendo la sorte di manoscritti. Non si tratta soltanto di competenza, di bagaglio professionale e culturale. Si tratta di fiuto e sensibilit\u00e0. Cose di cui sono affatto privo. Prova ne \u00e8 che ho bocciato un capolavoro. Senza appello e dopo solo poche pagine. Per fortuna ho l\u2019abitudine di leggere fino in fondo i romanzi. Non mi sono mai fidato del consiglio, pur legittimo, di Daniel Pennac. Il lettore, sostiene il celebre scrittore francese, deve essere libero di non finire il romanzo che ha in mano. Perch\u00e9 non [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2023\/04\/09\/ho-tradito-pennac-per-mcewan\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1023,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[35863,35979,38945],"tags":[391230,2721,48929,35906,453052,54535,453053,36680,38997,10750,404189,273427,453054],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1484"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1023"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1484"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1485,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1484\/revisions\/1485"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}